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L'inutilità di Keynes nell'Italia odierna
Di eva zenith · creato il 26/03/2012 14:43 · vista 1751 volte · ECONOMIA · ITALIA


Molti suggeriscono la ricetta keynesiana per riavviare lo sviluppo dell'Italia e dell'Europa. La lettura di Keynes semplificata è: più intervento statale > più occupazione > più consumi. Nel Teoria generale, Keynes afferma che sono giustificabili le politiche destinate a stimolare la domanda in periodi di disoccupazione, ad esempio tramite un incremento della spesa pubblica. L'idea keynesiana ha funzionato dopo la grande crisi del 1929 negli Usa e per il boom economico italiano. Cioè in condizioni politiche e culturali diversissime da quelle attuali. Fisco L'evasione fiscale non è una novità. Possiamo dire che ha accompagnato l'Italia dalla sua nascita. Come mai nel dopoguerra gli interventi statali si realizzavano "malgrado" l'evasione fiscale? Perchè il Paese era in crescita, ed una fiscalità contenuta, pur minata dall'evasione, produceva abbastanza disponibilità per lo Stato da consentirgli grandi opere. Oggi - e da almeno 20 anni- l'Italia è in una spirale di sviluppo limitato o inesistente, fiscalità in aumento costante, spese ordinarie dello Stato crescenti, evasione fiscale diffusa. Se lo Stato decidesse grandi interventi keynesiani dovrebbe aumentare la tassazione, il che produrrebbe un decremento dello sviluppo e un incremento dell'evasione. Corruzione Nel dopoguerra italiano la corruzione politica esisteva, eccome. Ma aveva una dimensione residuale. Si comprava un assessore con poche lire. La tangente dei partiti sulla società era minima. Oggi il fenomeno ha assunto proporzioni industriali. le tangenti residuali del dopoguerra sono diventate esazioni da cravattari. I partiti sono diventati finanziarie a spese dei cittadini, e speculano sui mercati internazionali. Nel dopoguerra lo Stato investiva per fare opere e tratteneva con la corruzione un modesto finanziamento. Oggi lo Stato inizia opere (che generalmente non finisce) al solo scopo di finanziare la corruzione. A cosa serve la tale opera? A finanziare il ceto politico preposto e la sua clientela. Paralisi operativa Nell'era del boom era possibile prendere una decisione e attuarla. La normativa era ancora ragionevole. La dialettica politica era negoziale, anche se formalmente conflittuale. Il polo centrista ed il polo social-comunista erano nella forma nemici mortali, ma nella sostanza capaci di negoziare. Oggi la legislazione italiana è abnorme e confusa, ma è anche ostacolata dall'interfernza europea. Fra la presa di decisione politica e la sua attuazione c'è un mare di conflitti burocratici e giudiziari, di veti incrociati, di lungaggini e mancate assunzioni di responsabilità. Il polo moderato e quello progressista sono nella forma quasi identici, appartengono alla stessa ideologia, ma in sostanza in competizione ed in conflitto su ogni virgola: totalmente incapaci di negoziare. Il risultato è che fino agli Anni Settanta, l'intervento dello Stato produceva grandi opere nello spirito keynesiano. Dagli anni Ottanta lo Stato riesce a produrre solo opere incompiute, costosissime ed inutilizzabili. La vicenda delle opere costruite a Roma per i Mondiali di nuoto è paradigmatica. Milioni di euro spesi per opere quasi mai utilizzate, ed oggi simili a rovine post-belliche. Forza lavoro Nel dopoguerra l'intervento dello Stato serviva a favorire il pieno impiego. Oggi grandi opere significa maggiore immigrazione, e dunque più costi sociali e zero benefici per lo sviluppo. A fronte di circa 4 milioni di italiani disoccupati, L'Italia a oltre 4 milioni di immigrati regolari. E' evidente che i secondi hanno occupato i posti dei primi. La responsabilità di questa situazione non è degli immigrati nè degli italiani. E' di governi che hanno trascurato per quasi 30 anni le politiche del lavoro, gli incrementi retributivi, la formazione professionale, l'orientamento scolastico. Oggi, un intervento dello Stato su grandi opere significherebbe solo appalti a imprese che non hanno manodopera e quindi devono importarla, con un'immigrazione che, oltre ad avere alti costi sociali, destina (giustamente) gran parte del reddito ai Paesi d'origine. Conclusioni In sintesi, l'ipotesi di un intervento statale in grandi opere finalizzate alla messa in moto di un volano economico (alla Keynes), non è realistica: cioè non è fattibile per la scarsezza di fondi pubblici, corruzione, ipertrofìa normativa, e carenza di manodopera. Fonte: http://www.psicopolis.com/senato/Forum_senato.htm



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