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Speculatori e agenzie di rating: le favole di una civiltà al collasso
Di eva zenith · creato il 14/10/2011 19:36 · ultima modifica 14/10/2011 20:53 · vista 1573 volte · ECONOMIA · LOMBARDIA


... Varie sono le definizioni di speculazione date dalle diverse correnti di pensiero economico. Nell'ambito dell'economia capitalistica due sono fondamentali: quella keynesiana e quella neoclassica. L'opinione di Keynes Secondo John Maynard Keynes la speculazione era l'arte di capire cosa gli altri operatori di mercato avessero pensato riguardo al futuro: a questo proposito è famosa la metafora del concorso di bellezza. Per indovinare quale bella ragazza vincerà un concorso di bellezza il nostro parere conta poco perciò è inutile cercare di capire quale sia la donna più bella. Per indovinare la vincente dobbiamo invece cercare di capire come voterà la maggioranza dei giurati. La stessa cosa vale per il mercato azionario: bisogna indovinare come agirà la maggioranza degli operatori. La speculazione nell'ottica neoclassica I pensatori della scuola neoclassica invece intendono la speculazione come l'attività di un operatore che si assume dei rischi per i quali richiede una adeguata remunerazione. Secondo questa scuola di pensiero lo speculatore è un elemento fondamentale del mercato poiché assicura liquidità e concorre alla formazione di un prezzo efficiente. La speculazione secondo la Scuola austriaca Secondo Ludwig von Mises, ogni attore economico è uno speculatore, in quanto l'azione umana è sempre diretta verso il futuro che è di per sé sconosciuto e quindi incerta. Il modo distintivo di pensare dello speculatore sta nella capacità di comprendere i vari fattori che determineranno il corso degli eventi futuri. Ogni genere di investimento è quindi una forma di speculazione. Sempre secondo Mises, "la speculazione anticipa i futuri cambiamenti dei prezzi; la sua funzione economica consiste nel pareggiare le differenze di prezzo tra differenti luoghi e differenti punti nel tempo e, attraverso la pressione esercitata sulla produzione e sul consumo, nell'adattare domanda ed offerta l'uno all'altro".....> (fonte Wikipedia) Stando a queste definizioni, la speculazione è solo il capitalismo finanziario. Legale, finchè non esiste una contraria regolazione di legge. Ma chi sarebbero gli speculatori ? Chi sono i soggetti che acquistano/vendono pacchetti azionari, beni materiali, obbligazioni, spostando ricchezze da un capo all'altro del pianeta? La fantasia popolare sullo speculatore identifica una specie di Paperon de' Paperoni con ghette e monocolo, stramiliardiario ed avido. Può darsi che questo personaggio esista, ma certo non è lui che sposta la bilancia dell'economia. Gli operatori di borsa rappresentano (comprano e vendono per conto di) migliaia di medi risparmiatori individuali, ma soprattutto migliaia di grandi corporazioni, banche, assicurazioni, Stati, fondi di investimento, fondi pensione. Fra gli speculatori dunque troviamo le banche di cui siamo depositari e alle quali chiediamo interessi a fine anno. Le assicurazioni cui versiamo i premi, nella speranza di essere coperti in caso di disavventure. Le grandi imprese di cui siamo azionisti, convinti di ricevere dividendi annuali. Gli speculatori, in ultima analisi, siamo noi. Le agenzie di rating sono imprese private che valutano la solvibilità di un debitore. Possono sbagliare o essere disoneste, ma ci servono per decidere quali investimenti fare. Gridiamo allo scandalo quando declassano un Paese, ma i compratori dei vecchi "bonds argentini" sarebbero stati felici di sapere in anticipo che il Paese sudamericano era al fallimento. Gli investitori di Borsa operano secondo i loro sistemi previsionali, in parte scientifici ma in larga parte intuitivi. Nella formazione di queste intuizioni hanno un ruolo i mass media, i pettegolezzi, le fattucchiere ed anche le agenzie di rating. Naturalmente questi fattori "liquidi" hanno un peso maggiore laddove la situazione oggettiva è più critica e confusa. Se in uno Stato i bilanci aziendali sprizzassero di utili, ci fosse la piena occupazione, e i consumi fossero alle stelle, nessun operatore di Borsa darebbe credito agli scoop giornalistici, ai pettegolezzi o alle agenzie di rating (che peraltro non avrebbero motivo di togliere alcuna A). La verità è che l'impero d'Occidente è in un declino irreparabile e cerca affannosamente un colpevole, diverso da se stesso.



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