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2 mesi fa
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mercoledì 02 novembre 2011
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lunedì, 28 novembre, 2011
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Liberiamoci dal governo della grande finanza, della Ue e della macelleria sociale. Solo il socialismo può salvare l'Italia
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La Fiom: "Due ore di sciopero per l'articolo 18"
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Appello per l'11 febbraio
AteneinRivolta.org – Coordinamento nazionale dei collettivi
Dai Collettivi studenteschi la proposta di uno spezzone contro il Governo Monti e il pagamento del debito, per una commissione di Audit, per non pagare la loro crisi
da Atenei in Rivolta
Negli anni e nei mesi scorsi siamo scesi in piazza contro le politiche di tagli e di macelleria sociale messe in atto dal governo Berlusconi
Oggi ci troviamo di fronte alle drammatiche politiche di austerità di un governo il cui aggettivo “tecnico” cela la natura politica neoliberista e la maggiore capacità dell’esecutivo di applicare i diktat della BCE, proteggendo gli artefici della crisi e vessando lavoratori, donne, giovani, studenti, precari, servendosi della minaccia di default.
L'11 Febbraio saremo di nuovo in piazza, per difendere i diritti e la dignità sul lavoro, per difendere la democrazia nelle fabbriche.
Ma l'11 Febbraio nelle strade vogliamo affermare che scendere in piazza a difesa dei diritti e della dignità sul lavoro significa scendere in piazza contro un governo che sta per sferrare un attacco senza precedenti ai giovani e ai precari, alla possibilità di avere un reddito dignitoso, al diritto di non essere licenziati ingiustamente (è oramai evidente il progetto di cancellazione dell’Art.18), alla possibilità di immaginare un futuro; contro un Presidente del Consiglio che, quando ancora si aggirava tra i corridoi delle grandi banche internazionali, ha indicato il piano Marchionne e la riforma Gelmini come la direzione da seguire in ambito lavorativo e della formazione e che nei giorni scorsi, mostrando uno stile grossolano e provocatorio degno del governo precedente, ha definito “monotonia” la certezza di un impiego fisso.
L'11 Febbraio scendiamo in piazza non solo per la democrazia nelle fabbriche FIAT e in tutti i luoghi di lavoro, ma per rivendicare la democrazia all'interno del Paese tutto.
Non staremo ad assistere inermi, mentre un governo impostoci dalla BCE e dai potentati finanziari internazionali, massacra le fasce più deboli della società a suon di tagli, riforme e privatizzazioni, in nome del pagamento di un debito illegittimo ed odioso.
Vogliamo scendere in piazza per dire che oggi difendere la democrazia è anche costruire dal basso un processo di Audit sul debito pubblico italiano, che mostri a tutti i cittadini come questo si è formato, chi lo detiene e chi su esso continua a speculare. Ci rifiutiamo infatti di pagare un debito pubblico prodotto in gran parte per sostenere i profitti e le rendite private, così come non accettiamo i piani di austerity che si vogliono portare avanti in tutta Europa e che stanno colpendo in primis gli studenti, i lavoratori, i migranti e le donne.
Per queste ragioni proponiamo a tutte le realtà e a chiunque sia stanco di vedersi scippato della possibilità di poter decidere sul proprio presente e futuro, stanco di vedersi sottratti diritti e garanzie per salvaguardare i profitti e i privilegi di pochi, di dare vita insieme a uno spezzone di opposizione al governo Monti, alle politiche di austerità e al pagamento del debito; uno spezzone attraversato da molteplici soggettività, che rivendichi lavoro, reddito, casa, diritti e che rilanci sulla creazione di una commissione di Audit sul debito pubblico che possa avviare un processo di democrazia reale in questo paese, nonché costruire un ampio fronte sociale in grado di mandare a casa qualsiasi governo, “tecnico” o politico che sia, che fa dello smantellamento dello stato sociale e della svendita dei diritti il proprio agire politico.
Siamo il 99% e non siamo in debito!
Dai Collettivi studenteschi la proposta di uno spezzone contro il Governo Monti e il pagamento del debito, per una commissione di Audit, per non pagare la loro crisi
da Atenei in Rivolta
Negli anni e nei mesi scorsi siamo scesi in piazza contro le politiche di tagli e di macelleria sociale messe in atto dal governo Berlusconi
Oggi ci troviamo di fronte alle drammatiche politiche di austerità di un governo il cui aggettivo “tecnico” cela la natura politica neoliberista e la maggiore capacità dell’esecutivo di applicare i diktat della BCE, proteggendo gli artefici della crisi e vessando lavoratori, donne, giovani, studenti, precari, servendosi della minaccia di default.
L'11 Febbraio saremo di nuovo in piazza, per difendere i diritti e la dignità sul lavoro, per difendere la democrazia nelle fabbriche.
Ma l'11 Febbraio nelle strade vogliamo affermare che scendere in piazza a difesa dei diritti e della dignità sul lavoro significa scendere in piazza contro un governo che sta per sferrare un attacco senza precedenti ai giovani e ai precari, alla possibilità di avere un reddito dignitoso, al diritto di non essere licenziati ingiustamente (è oramai evidente il progetto di cancellazione dell’Art.18), alla possibilità di immaginare un futuro; contro un Presidente del Consiglio che, quando ancora si aggirava tra i corridoi delle grandi banche internazionali, ha indicato il piano Marchionne e la riforma Gelmini come la direzione da seguire in ambito lavorativo e della formazione e che nei giorni scorsi, mostrando uno stile grossolano e provocatorio degno del governo precedente, ha definito “monotonia” la certezza di un impiego fisso.
L'11 Febbraio scendiamo in piazza non solo per la democrazia nelle fabbriche FIAT e in tutti i luoghi di lavoro, ma per rivendicare la democrazia all'interno del Paese tutto.
Non staremo ad assistere inermi, mentre un governo impostoci dalla BCE e dai potentati finanziari internazionali, massacra le fasce più deboli della società a suon di tagli, riforme e privatizzazioni, in nome del pagamento di un debito illegittimo ed odioso.
Vogliamo scendere in piazza per dire che oggi difendere la democrazia è anche costruire dal basso un processo di Audit sul debito pubblico italiano, che mostri a tutti i cittadini come questo si è formato, chi lo detiene e chi su esso continua a speculare. Ci rifiutiamo infatti di pagare un debito pubblico prodotto in gran parte per sostenere i profitti e le rendite private, così come non accettiamo i piani di austerity che si vogliono portare avanti in tutta Europa e che stanno colpendo in primis gli studenti, i lavoratori, i migranti e le donne.
Per queste ragioni proponiamo a tutte le realtà e a chiunque sia stanco di vedersi scippato della possibilità di poter decidere sul proprio presente e futuro, stanco di vedersi sottratti diritti e garanzie per salvaguardare i profitti e i privilegi di pochi, di dare vita insieme a uno spezzone di opposizione al governo Monti, alle politiche di austerità e al pagamento del debito; uno spezzone attraversato da molteplici soggettività, che rivendichi lavoro, reddito, casa, diritti e che rilanci sulla creazione di una commissione di Audit sul debito pubblico che possa avviare un processo di democrazia reale in questo paese, nonché costruire un ampio fronte sociale in grado di mandare a casa qualsiasi governo, “tecnico” o politico che sia, che fa dello smantellamento dello stato sociale e della svendita dei diritti il proprio agire politico.
Siamo il 99% e non siamo in debito!
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