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C’è solo la sinistra
Di Stirner Felix · creato il 19/12/2011 07:07 · vista 903 volte · POLITICA · ITALIA


Massimo Rossi - Liberazione Tanto è stato già detto sulla manovra del Governo Monti e non occorre professarsi comunisti per definirla odiosamente iniqua, né bisogna aver studiato economia per giudicarla inesorabilmente recessiva e quindi distruttiva per la precaria economia italiana. Un’economia ed una società già provate da una raffica di manovre per centinaia di miliardi. Tutte ovviamente sulle stesse spalle: quelle di chi lavora, di chi ha lavorato per una vita intera, di chi un lavoro vero e dignitoso lo sogna da troppo tempo invano. Anche un bambino è in grado di comprendere che colpendo spietatamente con tagli alle pensioni, imposte, addizionali, accise, balzelli di ogni genere, chi già oggi non ce la fa a fare la spesa ed allontanando i giovani dal lavoro, per farci restare i loro nonni, l’economia va fondo. Nulla di imprevisto, dato il noto profilo dell’attuale premier, le sue robuste credenziali liberiste e il preciso mandato ricevuto. Forse ancor più zelo di quanto ci si aspettava nel declinare i dettami della Bce e della Commissione Europea di cui lo stesso Monti è stato un autorevole membro. Fino a tal punto non si sarebbe spinto neanche il suo imbarazzante predecessore che pure si era dato un gran da fare per assestare pesanti colpi nella stessa direzione, insieme agli alleati della Lega. Leghisti oggi spudoratamente mascherati da oppositori del governo, mentre allo stesso Berlusconi non sembra vero rincorrere una nuova verginità dentro una larga maggioranza che arriva sino al Pd. Nonostante tutto ciò i “sobri” componenti del governo continuano a dichiarare, in coro con la grande stampa dei poteri forti, che per salvare il Paese, l’euro e l’Europa non esiste alternativa a questa manovra. In realtà tutti costoro, espressione diretta delle classi sociali dominanti che ci hanno sprofondato nell’attuale crisi, anziché l’Europa e l’Italia, già disastrate nelle loro fondamenta di democrazia e di civiltà, dimostrano di voler salvare soprattutto il proprio sistema di potere e la loro ricchezza. Solo così può trovare spiegazione la determinazione, che definirei provocatoria, nel proteggere patrimoni e privilegi di chi conta e di chi possiede, appena sfiorati delle misure della manovra in discussione. La verità è che la crisi finanziaria, alimentata dalla speculazione, che i governi d’Europa potrebbero fermare modificando subito trattati e regole dell’Unione della Bce, costituisce l’alibi per imporre nuovi “sacrifici” e nuove schiavitù alla maggioranza della popolazione. Per radere al suolo diritti, protezioni, contratti collettivi di lavoro, salari e welfare, per privatizzare beni comuni e servizi collettivi… allo scopo di conquistare nuovi margini di profitto ed accumulazione sino alla prossima crisi, inesorabile per la terribile spirale da loro stessi messa in atto. Un film peraltro già visto in giro per il mondo e tragicamente in atto nella vicina Grecia. E’ altrettanto chiaro ed evidente che una tale cura da cavallo non potrà mai produrre alcuna “crescita” della nostra economia, minata ulteriormente dal feticistico “pareggio di bilancio”, nonché dai micidiali vincoli europei che imporranno pesantissime manovre annuali per una drastica riduzione del nostro debito. In realtà, di una crescita senza aggettivi oltre a non esserci alcuna prospettiva, non c’è proprio bisogno. Più che “crescere” occorre sviluppare una nuova economia riconvertita in modo solidale e intelligente; che trovi le sue leve nella redistribuzione delle ricchezze e nella piena occupazione conquistata in primo luogo con la conoscenza e la cura produttiva dell’ambiente (risanamento, messa in sicurezza, nuova mobilità, agricoltura legata ai territori, risparmio, efficienza energetica, generazione diffusa e rinnovabile.. ). Per investire in tali direzioni ci sarebbe bisogno di una manovra finanziaria di segno esattamente opposto a quella del Governo Monti. Una manovra che prenda le risorse laddove si sono accumulate “lecitamente” e in modo illecito in questi ultimi decenni. Patrimoniale, lotta vera all’evasione, taglio delle spese militari, di sprechi, privilegi e corruzioni di ogni genere. Un progetto alternativo all’attuale modello del “pensiero unico”, praticabile da subito, che può costituire il presupposto fondante e unificante di un’opposizione di sinistra alle politiche del Governo Monti, nella cui costruzione siamo impegnati con tutte le nostre forze. Un’opposizione politica e sociale larga e variegata, che faccia leva sulle realtà territoriali per affermare dal basso una nuova prospettiva da ricostruire intorno ai beni comuni e alla democrazia partecipativa, radicata saldamente sui principi della nostra Carta Costituzionale. Per dare corpo a questa prospettiva c’è però bisogno di ricostruire un polo della sinistra autonomo, ampio e articolato; radicale e capace al tempo stesso di parlare alla maggioranza del popolo italiano. Una sinistra che in uno scenario politico terremotato dall’avvento del Governo Monti, sappia offrire una sponda utile e credibile al mondo del lavoro, ai movimenti, all’attivismo sociale e sappia rappresentare il soggetto catalizzatore del progetto di un “altro futuro”. E’ in questa prospettiva che, mentre in Parlamento una maggioranza troppo larga e deforme sta votando la fiducia,noi della Federazione della Sinistra, senza presunzione o spirito di autosufficienza, promuoviamo oggi a Roma una grande assemblea dell’opposizione a cui prendono parte numerosi esponenti delle forze politiche e sociali impegnati come noi a contrastare questa manovra scellerata. Una tappa importante di un percorso, o meglio, di vari percorsi già connessi tra di loro, ma che a nostro parere dovrebbero trovare nelle prossime settimane un momento unificante in una grande manifestazione di massa dell’opposizione alle politiche liberiste del Governo Monti. Una mobilitazione che possa rappresentare un passaggio decisivo per la politica italiana nel solco di un vivace e radicato movimento europeo ed internazionale, già prepotentemente in campo, che sta ponendo all’ordine del giorno la fuoriuscita a sinistra dalla crisi strutturale del capitalismo.



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