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“Fuori dalle palle chi rompe le palle”
Di Stirner Felix · creato il 12/04/2012 19:02 · vista 1139 volte · POLITICA · ITALIA


di Celeste Costantino È uno spettacolo indecente quello andato in scena a Bergamo. Indecente e preoccupante. Non c’è niente da ridere e non bisogna abituarsi a simili rappresentazioni. E va detto con chiarezza: a creare sconcerto non devono essere soltanto i fatti giudiziari che avvolgono la Lega ma anche le reazioni che questi fatti stanno generando. I militanti chiamati a raccolta al grido “bisogna fare pulizia” non sono semplicemente degli iscritti ad un movimento politico: sono dei cittadini italiani che hanno intenzione di portare avanti e sostenere un progetto politico “patologico” e, se è possibile, ancora più pericoloso di prima. Più pericoloso perché esasperato dalla crisi. Più pericoloso perché senza filtri “governativi”. Più pericoloso perché in ballo adesso ci sono anche la sopravvivenza e l’autoconservazione. Chi pensa che da questa inchiesta giudiziaria la Lega uscirà con le ossa rotte si sbaglia: “Fuori dalle palle chi rompe le palle”, questa è la chiave di tutto. Mani libere per rimettere in piedi un progetto politico che, nel corso del tempo, aveva avuto delle battute d’arresto dovute a vincoli di coalizione, di maggioranza, di interessi personali e che adesso può ritornare alle origini. Alla natura stessa di quel movimento che, a causa della compromissione governativa, tanto si era dovuto “moderare”. Ora finalmente potrà riprendere i vecchi cavalli di battaglia, quelli fondativi, quelli che ogni volta vengono oscurati dal folclore e che rappresentano invece la barbarie di questo Paese: l’ignoranza assunta a sistema, il razzismo, la xenofobia, il negazionismo storico e oggi anche quello giudiziario. “Chi ha sbagliato deve pagare” purché non sia Umberto Bossi. Ormai se n’è convinto anche il Senatur che pur di salvare la Lega non si fa scrupolo di lasciare che le colpe ricadano sulla sua famiglia e sulla sua “badante” Rosy Mauro. Per lui sono tutti disposti a “mettere mani sul fuoco”. D’altra parte sarebbe un colpo troppo “duro” disconoscere l’inventore della Padania. Meglio farlo diventare Michele Misseri piuttosto che ammettere che in questi anni ha detto solo un mucchio di sciocchezze. Meglio farlo apparire incapace di intendere e di volere e tratteggiare una sorta di circonvenzione di incapace da parte del Trota piuttosto che dichiarare al popolo del nord l’ipocrisia di anni di giustizialismo. Uno spettacolo indegno, orchestrato da Roberto Maroni che per decenni è stato numero due della Lega e oggi – di fronte alle inchieste della magistratura – finge di essere stato da un’altra parte. E per dare forza a tutto questo si chiamano a raccolta i fedelissimi, quelli che non hanno mai smesso di crederci, quelli che chiamano a Radio Padania piangendo preoccupati per il loro leader e quelli che furbescamente applaudono aspettando d’incoronare il nuovo. Armati di scope che vorrebbero utilizzare non per spazzare per terra ma come gli ombrelli di Altan nei confronti di chi gli sbarra la strada. “Roma ladrona”, ancora di più. Non solo come luogo geografico, ma piuttosto come posto dell’anima: è lei la strega che ha contaminato le azioni degli uomini giusti del nord. Ma adesso il registro cambia, anzi ritorna. La Lega è all’opposizione del Governo Monti e non ha più il legame con Berlusconi. E poi i territori sono un’altra cosa. L’ondata di anticultura è già arrivata: tutti la riprendono, tutti la trasmettono, tutti la pubblicano. Altro che nuovo corso leghista. Non guardiamola, non ascoltiamola, non leggiamola come se fosse finzione. È maledettamente realtà.



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