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Di Cittadini del Mondo · creato il 24/10/2013 10:25 · ultima modifica 24/10/2013 11:04 · vista 2076 volte · POLITICA · ITALIA










SIMONE DURANTI - NOTE BIOGRAFICE AUTORE
Simone Duranti è assegnista della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Tra le sue pubblicazioni più significative: Lo spirito gregario. Storia dei GUF fra politica e propaganda (1930-1940), Donzelli, Roma 2008; voci del dizionario Antisemitism. A Historical Encyclopedia of Prejudice and Persecution, ABC-Clio, Santa Barbara (CA) 2005; con Valeria Galimi, Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-45. Guida bibliografica alla memoria, Carocci, Roma 2003; saggi in Razza e fascismo (a cura di Enzo Collotti), Carocci, Roma 1999.
Ha attualmente in corso uno studio biografico sull'economista Alfonso Desiata e la redazione di un volume sulla politica estera del fascismo italiano negli anni Trenta.
Consulta la notizia on line sul sito del Forum CdM

LIBRO IN PROMOZIONE IN VENDITA IN OCCASIONE DELL'EVENTO
Titolo: STUDIARE NELLA CRISI. INTERVISTA A STUDENTI UNIVERSITARI NEGLI ANNI DEL FASCISMO
Autore: SIMONE DURANTI
Casa editrice: ISGREC
Pagine : 192
prezzo € 00.00
anno di pubblicazione 2011
È anche con la cultura che difenderemo i diritti e sconfiggeremo il fascismo . il razzismo e le discriminazioni
Consulta scheda libro del Forum Cittadini del Mondo
DISPONIBILITÀ DEL LIBRO
Questo libro è disponibile per il prestito per 30 giorni presso la “Libreria del Forum Cittadini del Mondo R.Amarugi” gratuitamente per gli associati e al prezzo di € 2.00 per i non associati

TESTO DEL DISCORSO UFFICIALE DI SIMONE DURANTI LETTO IN OCCASIONE DELL'ANNIVERSARIO ANNO 2013 DEL 25 APRILE
Parlare oggi del 25 aprile 1945 significa porsi una serie di interrogativi principalmente per la lontananza culturale che ormai avvertiamo, nel contesto politico italiano ed internazionale nel quale siamo costretti a vivere.
Che senso ha parlare oggi della Repubblica nata dalla Resistenza? Si tratta di una espressione usata e abusata per il lungo corso dell’Italia del dopoguerra come base di legittimazione del mito dell’unità antifascista. Ed è una formula stanca e lontana, assai svilita dalla sua risonanza retorica.
Ma oggi, valutando la nostra vicenda nazionale, la profonda crisi morale che ci pervade, l’espressione “Repubblica nata dalla Resistenza” va a perdere i risvolti retorici e ritrova il suo significato più vero e più profondo. Mi riferisco alla grandezza della nostra carta Costituzionale, nata proprio sulle macerie morali e materiali del secondo conflitto mondiale e dallo sforzo del movimento di liberazione nazionale.
La Costituzione non è un insieme di norme morte ma un sistema di valori vivi a fondamento del nostro sistema politico democratico. Stabilire l’equazione Repubblica – Resistenza significa affermare che il processo costituente fra 1946 e 1948 è derivato dalla lotta contro il fascismo e dalle ceneri del più devastante conflitto scatenato dalle dittature nazifasciste.
Sembra un paradosso – e cito lo storico Enzo Collotti (dal quale recupero la maggior parte dei concetti esposti nella prima parte di questo intervento) – che la più antifascista delle Costituzioni abbia avuto a sopravvivere nel paese che con maggiore pervicacia si è rifiutato di fare fino in fondo i conti con il suo passato fascista. Altrimenti, non ci troveremmo di fronte all’obbligo di spiegare che Giacomo Matteotti non è scomparso a causa di una malattia incurabile, ma è stato ucciso dai fascisti. Già, perché nominare il fascismo sta diventando una stravaganza, quasi a rompere una tregua delle parole destinata a occultare i momenti oscuri della nostra storia.
C’è poi da chiederci che cosa sappiano i giovani oggi della Resistenza e quali possano essere gli strumenti utili a trasmettere la conoscenza di questa parte fondamentale della nostra storia recente, non soltanto nella scuola ma anche nel resto della vita sociale del Paese. Il quesito nasce dal fatto che è nella trasmissione tra le generazioni che la conoscenza storica diventa tradizione e patrimonio culturale di una società, ponendo anche le basi per una costruzione della memoria. E purtroppo l’Italia dimostra non soltanto di non possedere una storia condivisa, ma anche di rifiutare tenacemente di riconoscere nell’antifascismo un valore di civiltà e non soltanto una scelta di parte più o meno legittima.
Per la diffusione dei valori resistenziali è stata fondamentale la presenza della generazione che vi ha preso parte attiva ed ora che gli anziani, i reduci della lotta partigiana, della cospirazione, della clandestinità, tende fisiologicamente ad assottigliarsi, come i sopravvissuti ai lager, al lavoro forzato ed alla prigionia, la trasmissione della conoscenza e della memoria è destinata a seguire percorsi sempre più complessi e meno immediati.
Diventa oggi necessario mostrare la complessità dell’esperienza resistenziale, capire le svariate forme di resistenza possibile in contesti geografici, politici, umani ed esistenziali differenti a partire dalla conoscenza delle caratteristiche dell’occupazione e del controllo del territorio ad opera dell’esercito tedesco e dei collaborazionisti di Salò. È necessario comprendere non la Resistenza ma le Resistenze su scala europea: capire che la lotta per la sopravvivenza in un lager, esattamente come il gesto di chi prepara da mangiare per un partigiano o lo nasconde a costo della vita, è parte di un insieme di comportamenti che milioni di individui hanno interpretato contribuendo in maniera essenziale alla sconfitta della barbarie. Perché la solidarietà umana, l’uguaglianza e l’impegno civile sono la negazione stessa dei valori fascisti e della sua filosofia di vita. In effetti adesso abbiamo perso molto del carattere epico tipico delle prime narrazioni della Resistenza, ma studiando più in profondità le sue vicende e le scelte compiute dai suoi protagonisti, siamo lentamente passati dall’indistinto del mito collettivo alla concretezza delle esperienze compiute dalle donne e dagli uomini che si impegnarono con o senza le armi nella rete della clandestinità. L’Italia di oggi fa difficoltà a riconoscersi nelle generazioni che hanno fatto la Resistenza ma proviamo a immaginare che cosa sarebbe la nostra democrazia se non ne riconoscessimo alle sue radici, l’impegno di coloro che affrontarono i rischi della lotta in condizioni che parevano disperate; che cosa sarebbe la nostra Costituzione se non sapessimo che i valori che vi sono consacrati, dai diritti di libertà alla proclamazione di eguaglianza di tutti i cittadini, dal ripudio della guerra alla negazione di ogni discriminazione, derivano direttamente da quel 25 aprile come simbolo del rovesciamento definitivo della dittatura fascista.
Resistenza quindi come principio ispiratore della nostra democrazia, a dispetto dell’agnosticismo storico e delle ambiguità dell’attuale classe politica, che ha assorbito senza alcuna rielaborazione un contingente non secondario degli sconfitti del 25 aprile. Per la buona salute della nostra coscienza democratica, nella speranza che essa stia a cuore a tutte le forze democratiche della nostra società, siamo convinti che il patrimonio di pensiero e di prassi politica che discende dalla Resistenza sia tuttora vitale e che non deve andare disperso, fosse anche solo come patrimonio e potenziale critico con il quale guardare alla miseria di una classe politica sensibile soltanto ai privilegi del potere e priva di ogni slancio ideale e di ogni prospettiva che vada al di là del proprio provinciale egoismo.
In Italia è forte l’uso pubblico della storia ed assistiamo ad un eccesso di semplificazione imposto dal circuito mediatico al fine di creare una memoria condivisa. Questo è un ambito particolarmente delicato: il tentativo di forzare la memoria divisa e di imporre una versione unitaria di fatti per niente elaborati rischia di essere pericoloso quanto l’oblio. Nessuno, neanche i più alti vertici istituzionali, si può permettere operazioni semplificatorie, scorciatoie che finiscono inevitabilmente per alimentare volgari revisionismi. Ed i revisionismi speculano sull’ignoranza collettiva e vivono di brutali semplificazioni, della riduzione a senso comune di problematiche complesse, involgarendone e penalizzandone il significato, stravolgendone le interpretazioni.
Quello che si nota ormai diffusamente nel nostro paese è un misto di rassegnazione da parte di chi è civilmente impegnato e di agnosticismo, di disimpegno da parte della maggioranza dei cittadini. Cittadini che hanno proprio difficoltà a valutare l’importanza del concetto stesso di cittadinanza; la sottovalutazione dell’importanza dell’impegno civile di ogni individuo; la non consapevolezza che anche il concetto di delega in una società democratica ha dei limiti e che l’impegno personale dei singoli è imprescindibile.
In conclusione, è difficile parlare in maniera efficace e civilmente ispirata di Resistenza e Liberazione dal nazifascismo se non abbiamo una idea precisa della differenza che passa fra democrazia e dittatura. Se abbiamo difficoltà a riconoscere qualità, caratteristiche e meccanismi del processo democratico, non soltanto procediamo ciechi, a tentoni, nella complessa e spesso deprimente realtà di oggi, ma non abbiamo il modo di capire quanto il fascismo, come prassi politica e come ideologia, sia per concetto la negazione di tutto quanto dovrebbe essere patrimonio di un continente europeo uscito dalla catastrofe della seconda guerra mondiale.
Per quale motivo un giovane di oggi, oppure un migrante che ha fatto dell’Italia il suo paese di adozione, dovrebbe trovare l’etica, l’importanza e i valori civili all’interno della Resistenza se non ha chiaro il significato storico del fascismo?
Per quale motivo un cittadino che vive passivamente la vita politica in questo paese, che non si indigna e non difende la democrazia dallo scempio che troppo spesso è oggi sotto i nostri occhi, dovrebbe invece infiammarsi ed inorgoglirsi di fronte all’esempio dei resistenti del 1943-1945 ?
Per quale motivo se non capisco l’ABC del senso civico, se non ho rispetto di questo paese e delle sue istituzioni democratiche, se non do valore all’espressione “avere senso dello stato”, dovrei scegliere la parte di chi ha lottato contro il fascismo e quindi contro un sistema che esisteva proprio in antitesi ai concetti di pace, giustizia ed uguaglianza?

Penso sia normale credere nella perfettibilità della democrazia, ma ciò è possibile soltanto con l’impegno di tutte le forze del Paese, singoli e gruppi che siano, con testardaggine, fatica ed orgoglio. Ed è anche necessario difendere con accanimento un valore centrale per la vita civile del mondo intero come l’antifascismo. Si tratta di un valore un po’ arrugginito, quasi desueto al giorno d’oggi, maltrattato, schernito per sottovalutazione ed ignoranza ma anche per preciso calcolo politico. La par condicio non funziona per far crescere la civiltà di una nazione: quello che serve è una onestà radicale e ferma. I morti non sono tutti uguali; niente pacificazione senza giustizia; nessuna giustizia se pensiamo di affidare solo alle idee di un piccolo e modesto oratore come il sottoscritto la celebrazione di un rito e domani tornare al disimpegno. La resistenza, nella sua complessità – evidenziata ormai dalla ricerca e dagli storici – è stata tante cose assieme ed anche oggi le resistenze possibili ma anche necessarie di ogni cittadino degno di questo nome, sono molteplici.
Questa è la mia impegnativa considerazione di chiusura: il 25 aprile soltanto sotto forma di rituale, più o meno stanco, retorico o ben condotto, non lo voglio più, ma pretendo dal mio Paese uno scatto vibrante di protesta, di opposizione, contro tutte quelle forze della cultura, dell’informazione, della politica che vogliono farci credere che tutto sia uguale, che l’impegno sia inutile e da deridere, che la furbizia, l’interesse e il malaffare paghino di più dell’avere – come avevano i partigiani di un tempo – la schiena diritta.
Citando Cristiano De Andrè, recentemente autore di una canzone ispirata dal senso di indignazione per la deriva culturale e civile di gran parte dell’occidente, mi sento di rivolgere a me stesso e ad ognuno di voi un appello molto semplice: Al valore del nulla non crederci.
Evviva la lotta di insurrezione nazionale contro il nazifascismo. Evviva l’antifascismo militante. Evviva la Liberazione ed i suoi protagonisti.
Ora e sempre, Resistenza!




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