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L A V OR I P A R LA M E N T A R I
Di Cittadini del Mondo · creato il 16/10/2013 07:27 · ultima modifica 16/10/2013 09:30 · vista 1441 volte · POLITICA · ITALIA












L A V OR I P A R LA M E N T A R I
CAMERA - SEDUTA DEL 15/10/2013
DIBATTITO IN AULA SU INFORMATIVA DEL MINISTRO QUAGLIARIELLO SULLE RIFORME COSTITUZIONALI
Alle ore 9,30 il Ministro per le Riforme costituzionali, Gaetano Quagliariello, ha svolto una informativa sulla relazione finale della Commissione per le riforme costituzionali. E' seguito un dibattito al quale ha partecipato un oratore per gruppo
Consulta documento on line sul sito del Forum CdM

FEDERICA DIENI
.
Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE.
Ne ha facoltà.

FEDERICA DIENI.
Signor Presidente, richiamo l'articolo 118 del Regolamento che disciplina le comunicazioni del Governo all'Assemblea. Questo stabilisce che: «In occasione di dibattiti in Assemblea su comunicazioni del Governo o su mozioni, ciascun deputato può presentare una proposta di risoluzione, che è votata al termine della discussione». Le comunicazioni all'Assemblea della Camera dei deputati pervengono normalmente dal Presidente del Consiglio dei ministri. I dibattiti che ne seguono sono normalmente soggetti a contingentamento in Conferenza dei presidenti di gruppo e, pertanto, si applica la regola della determinazione di un monte ore generale e della distribuzione dei tempi di intervento tra i gruppi in ragione della loro consistenza numerica. All'inizio delle sedute nelle quali interviene il Governo per dare comunicazioni alla Camera a norma dell'articolo 118, ciascun deputato può presentare una proposta di risoluzione. Essa viene annunciata all'inizio seduta dalla Presidenza e distribuita in quel momento ai deputati. Chiusi gli interventi a seguito delle comunicazioni del Governo, il Presidente del Consiglio riprende la parola per replicare. Se sono state presentate risoluzioni, il Governo esprime parere su di esse. Seguono le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni stesse e, infine, il voto sulle risoluzioni.
Poiché il Regolamento non parla, invece, delle cosiddette informative urgenti in Assemblea da parte dei singoli Ministri, nella prassi sono disciplinate queste informative urgenti, in occasione delle quali i Ministri riferiscono alla Camera dei deputati soltanto in relazione a fatti di particolare gravità nonché urgenza. Dunque di carattere non prevedibili e non programmabili.
In realtà l'informativa di oggi del Ministro Quagliariello non è un'informativa urgente perché non ha un carattere eccezionale in quanto la richiesta è stata depositata già da metà settembre. Inoltre l'informativa è stata calendarizzata da tempo dalla Conferenza dei presidenti di gruppo nella riunione del 25 settembre 2013. Inoltre non è urgente perché non si tratta di un evento di cronaca eccezionale da affrontare con rapidità, ma si tratta di una riforma costituzionale e, quindi, una riforma che potrebbe prevedere anche un termine più lungo. Inoltre è indubitabile che a queste comunicazioni del Ministro Quagliariello non si debba applicare la prassi del dibattito rapido, quello previsto per le informative urgenti con interventi di soltanto cinque minuti a gruppo. Quella del Ministro, che è stata chiamata appunto informativa omettendo l'aggettivo «urgente», può semmai considerarsi una comunicazione del Governo prevista dall'articolo 118 del Regolamento. Partendo da questo diverso e corretto inquadramento ne consegue che il dibattito sulle comunicazioni del Governo doveva essere assoggettato ad un contingentamento a norma dell'articolo 24 del Regolamento. Inoltre non essendo stato stabilito il contingentamento in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo deve applicarsi la regola generale prevista dall'articolo 39, con interventi di massimo trenta minuti a disposizione di ciascun deputato.
In ogni caso, sarebbe opportuno presentare una risoluzione a inizio seduta, da discutere e votare al termine del dibattito su ogni informativa o comunicazione del Ministro. Sul momento entro il quale avanzare una proposta di risoluzione, la precisazione è appunto pervenuta in passato dal Presidente Fini nella scorsa legislatura. Quindi, noi intendiamo presentare una nostra risoluzione e, appunto, ci siamo appellati all'articolo del Regolamento
(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO.
Signor Presidente, intervengo per dire che la collega del MoVimento 5 Stelle fa una proposta che poteva anche essere valutata in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo – assolutamente legittima – nel senso di aprire una sessione di dibattito su una comunicazione del Governo che arrivava sui temi delle riforme. Sarebbe stata una richiesta che noi avremmo valutato anche favorevolmente. Ma non è stato così: si è deciso di fare un'informativa urgente. Urgente nel senso che non riguarda un fatto impellente o un fatto avvenuto nelle circostanze, ma un fatto importante che riguardava un percorso. L'urgenza stava nel fatto che è finito il lavoro della Commissione dei «saggi» – come ha ben spiegato il Ministro Quagliarello, che è venuto a illustrarcene risultati – e, quindi, si è scelto un altro tipo di percorso. Altrimenti, avremo organizzato i nostri lavori in maniera diversa.
Siamo nel corso del dibattito di un decreto, abbiamo il finanziamento pubblico dei partiti che viene subito dopo, mi sembra assolutamente strumentale voler aprire una sessione adesso, con interventi di trenta minuti per deputato, con approvazione di un documento su una questione che, invece, in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo è stato deciso di tenere così. E non mi risulta che in Conferenza dei presidenti di gruppo vi sia stata alcuna obiezione al riguardo. Se poi il gruppo del MoVimento 5 Stelle cinque stelle vorrà aprire un'interlocuzione diversa con una discussione e la votazione di un documento sulle riforme, io penso che avremo la possibilità di valutare tutti insieme questo e non credo che la loro proposta verrà considerata non accettabile da parte nostra. Oggi, però, stiamo facendo un'altra cosa, che è quella programmata con il calendario previsto e deciso dalla Conferenza dei presidenti di gruppo, peraltro all'unanimità
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE.
Io penso che, di fatto, quanto richiesto sia assolutamente legittimo. Però c’è stata una Conferenza dei presidenti di gruppo, che ha deciso per l'informativa. Dunque, questo punto, la risoluzione che mi è stata consegnata è da ritenersi non ricevibile, poiché la modalità decisa è un'altra. Poi, la Giunta per il regolamento, chiaramente, dovrà approfondire questo tema che è tra i tanti di cui si sta occupando. Quindi, direi di procedere...

ALESSANDRO DI BATTISTA.
Chiedo di parlare.

PRESIDENTE.
Onorevole Di Battista, c’è stato già un intervento di un rappresentante del suo gruppo. Su che cosa vuole intervenire ?

ALESSANDRO DI BATTISTA.
Sull'articolo 118 del Regolamento.

PRESIDENTE.
Ma è lo stesso su cui è intervenuta la sua collega Dieni.

ALESSANDRO DI BATTISTA.
Per un altro richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE.
Quindi, non è lo stesso cella sua collega Dieni ?

ALESSANDRO DI BATTISTA.
È lo stesso articolo, ma con un altro richiamo.

PRESIDENTE.
Con un altro richiamo ? Prego.

ALESSANDRO DI BATTISTA.
Le ricordo, Presidente, che il Regolamento è più importante di una Conferenza dei presidenti gruppo e nessuna Conferenza dei presidenti di gruppo può violare il Regolamento. Questo è il concetto. Articolo 118 ! Non si può violare il Regolamento, l'informativa non è un'informativa urgente, per cui il fatto che sia stato discusso durante una Conferenza dei presidenti di gruppo non è più importante del Regolamento stesso
(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE.
La ringrazio per questa precisazione. Credo di avere già risposto. Quindi adesso continuiamo con gli interventi previsti.
Ha chiesto di parlare il deputato Gianclaudio Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA.
Signor Presidente, io credo che sia molto importante essere qui oggi, perché con l'illustrazione del documento che apre il confronto sul merito, si pone fine ad un periodo stralunato e sconcertante, nel quale si è voluto in qualche modo blandire il popolo italiano, usando parole false e a volte anche violente, senza usare argomenti – non dico persuasivi, ma almeno veritieri – di confronto sul merito di una riforma costituzionale che è necessaria perché le nostre istituzioni sono in uno stato di profonda crisi, tale da compromettere anche l'attuazione dei principi fondamentali della prima parte della Costituzione.
È compito della cultura politica e costituzionale nazionale analizzare la durezza delle cose, non semplificarle, come ci ha ricordato in un bel intervento Mario Dogliani, citando San Tommaso. La relazione della Commissione lo fa con lucidità, non nascondendo anche le diversità di analisi e di proposte ma con responsabilità e lealtà costituzionali.
Tre brevi considerazioni di cui la prima sulla forma di Governo. La relazione ci consegna tre ipotesi coerenti: la razionalizzazione del Governo parlamentare, il Governo parlamentare del Premier, il semipresidenzialismo, spiegando pregi e difetti di ciascuna ipotesi. La nostra preferenza va alla razionalizzazione del Governo parlamentare o al Governo del Premier perché riteniamo siano più coerenti con la storia repubblicana nazionale e perché scommettono, ancora, sulla insostituibilità del ruolo dei corpi intermedi, dei partiti, come garanzie di partecipazione e presupposto per l'autonomia della sfera politica. Tuttavia, nella relazione si è anche motivato con argomenti forti che non vi può essere alcun pregiudizio sul modello semipresidenziale.
La seconda questione verte sul bicameralismo paritario: forse c’è bisogno di più coraggio per superarlo veramente; non si tratta di tornare alla nostalgia della centralità del Parlamento, ma di restituire potere al Parlamento. Carl Schmitt scriveva che la dittatura non è l'opposto della democrazia, ma essenzialmente la soppressione della separazione dei poteri, in altre parole, la fine della distinzione tra legislativo ed esecutivo. Chi pensa al futuro del parlamentarismo deve preoccuparsi di aumentarne lo specifico peso in termini costituzionali cioè in termini di garanzia nei confronti del potere. «No» a paura di un Governo più forte, «sì» a paura di un Governo più forte come conseguenza di un Parlamento più debole e per fare questo ci deve essere un Parlamento capace di iniziativa politica e parlamentare; per questo la nuova legge elettorale, quella legge elettorale che decideremo dovrà esserci per eleggere questo nuovo Parlamento, sarà decisiva. Tuttavia ci deve essere anche un Parlamento che continua nella sua funzione di autentico garante del principio repubblicano dell'unità e dell'indivisibilità delle libertà costituzionali – articolo 120 della Costituzione – e della garanzia su tutto il territorio nazionale dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, il secondo comma dell'articolo 117. Questa sostanza democratica viene fuori dalla dialettica tra una Camera espressione delle autonomie territoriali e una Camera con responsabilità politica generale; su questo forse una riflessione in più, anche rispetto alle cose dette dalla Commissione, varrebbe la pena di essere fatta.
L'ultima osservazione è la riforma del Titolo V. Il professor Cammelli ha parlato, in un suo recente saggio, di una doppia impasse, né regioni né regionalismo, solo un Paese accentrato ma ostinatamente senza centro. Non si può andare avanti così, ma non si può neanche ritornare al passato. No alla fuga dalle autonomie, il Paese non è più in condizione di permettersi i lussi anche istituzionali del passato per cui basta doppioni, sovrapposizioni, conflittualità. Va modernizzato il centro, va riorganizzato in funzione di indirizzo e di coordinamento di ciò che fanno le autonomie. Basta con i doppi circuiti, con centro e autonomie come entità separate e concorrenti; compito della riforma è rimettere insieme, unire Stato e autonomie in un rapporto nel quale le competenze di ciascuno non diminuiscano ma rafforzino le potenzialità dell'altro.

PRESIDENTE.
Deputato Bressa, concluda.

GIANCLAUDIO BRESSA.
Mi avvio a concludere, signora Presidente; solo così, recuperando questa ispirazione culturale e giuridica, possiamo impedire che la crisi finanziaria sia l'unico parametro che conta per riformare le istituzioni a colpi di accetta. Il viaggio è partito, il lavoro della Commissione ci ha indicato le possibili mete, sta a noi raggiungerle e le raggiungeremo orientati dall'unica bussola che conosciamo, la lealtà e la responsabilità costituzionale
(Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare il deputato Cozzolino. Ne ha facoltà.

EMANUELE COZZOLINO.
Signor Presidente, signor Ministro, la ringraziamo per l'informativa che ha svolto, anche se ci viene da aggiungere «alla buon ora», considerato che il documento sul quale ha ragguagliato l'Aula reca la data del 17 settembre ed era già stato oggetto di una conferenza stampa. La nostra posizione abbiamo avuto modo di manifestarla in maniera chiara durante l'esame della legge costituzionale per la costituzione del Comitato dei quaranta più due nominati. L'abbiamo fatta sia in quest'Aula che sopra quest'Aula. Il MoVimento 5 Stelle è fortemente contrario ad una riforma costituzionale che non rispetta la Costituzione, perché nelle sue modalità attuative deroga all'articolo 138, e su questo dovete ammettere che siamo in sintonia con molti illustri costituzionalisti che, seppure non gratificati dalla prerogativa della saggezza governativa, sono da considerarsi voci autorevoli della dottrina costituzionale italiana. Anche gli stessi saggi, nella relazione, a pagina 11, riferendosi alle procedure per l'approvazione delle leggi di revisione costituzionale, auspicano che rimanga in vigore la procedura attualmente prevista dall'articolo 138 della Costituzione. Siamo contrari ad un processo di revisione costituzionale nel quale protagonista è colui che tiene in mano l'inerzia della partita, e non è Parlamento, ma il Governo. Siamo contrari a molte delle proposte messe sulla carte dai saggi e che oggi il Ministro ci ha illustrato.
Ho letto più e più volte, con attenzione, il testo della relazione e ho cercato di farlo senza pregiudizi. Ad ogni lettura, purtroppo, aumentavano i dubbi e le perplessità rispetto ai contenuti, poiché, come insegnante voi a noi, colleghi, in politica la forma è la sostanza Mi permetto di dire che aver scelto Machiavelli e in particolare quella citazione dei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio, signor Ministro, tutto è tranne che di buon auspicio, perché aprire un documento sulle riforme costituzionali attese da anni con l'elogio del male minore o del meno peggio non predispone alla speranza né all'ottimismo ma, citazione per citazione, fa venire in mente la scritta che campeggia all'ingresso dell'inferno dantesco: «lasciate ogni speranza o voi ch'entrate». Per i saggi l'Italia, allo scoppio della crisi dei debiti sovrani e dell'economia, si è trovata in una condizione di maggiore fragilità rispetto agli altri Paesi a causa dei problemi lasciati irrisolti degli anni. Il sistema istituzionale non ha garantito stabilità, e dunque la riforma costituzionale, o meglio, determinate riforma della Costituzione, si impongono in un'ottica di efficientamento economico per meglio rispondere al processo di integrazione europea, che tradotto significa rispondere con solerzia alle comande che l'Europa ci ingiunge. Ma i saggi lo sanno o non lo sanno che l'Italia ha oltre 2 mila miliardi di debito pubblico, pari al 130 per cento del PIL ? Ma i saggi lo sanno che, proprio per adeguarci all'Europa, il Parlamento che ci ha preceduti ha inserito in Costituzione la follia dell'obbligo del pareggio di bilancio
(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)
e che il nostro Paese si è andato a impiccare al fiscal compact, che quando entrerà a regime ci costringerà a svenarci ogni anno finché non rientreremo nel rapporto del 60 per cento tra debito e PIL ? Perché ci viene a dire, e lo si scrive in un documento ufficiale, che l'Italia ha rischiato di fallire per le riforme costituzionali mancate e non per il debito mostruosamente accumulato ? Ma di che parliamo ? Il problema, colleghi, è che un approccio economicistica verso la riforma della Costituzione, che il Ministro ha proposto fin da uno dei suoi primi interventi in Commissione, è ormai un mantra di questo Governo, e lo è a tal punto da avere inserito le riforme costituzionali all'interno della Nota di aggiornamento del DEF, che abbiamo approvato la scorsa settimana.
Uno dei motivi fondamentali del dissenso del MoVimento 5 Stelle verso la legge costituzionale che si sta approvando è sempre stato quello di un eccessivo protagonismo del Governo in un settore che dovrebbe essere di esclusiva pertinenza del Parlamento, come la riforma della Costituzione, e non è un caso che l'articolo 138 non contempli alcun ruolo da parte del Governo. Tornando al documento che stiamo analizzando, la relazione dei saggi è divisa in due parti, da un lato le linee di riforma, quale la decisione presa e data per assodata, dall'altro i temi sui quali non c’è accordo, fratture che riguardano stranamente le posizioni politiche dei partiti che compongono maggioranza e che sono sponsor di questo sprint riformatore.
Forse la memoria mi inganna, mi sembra di ricordare che solo qualche anno fa fu un Presidente del Consiglio a proporre, in una delle sue tirate contro le Aule parlamentari, di prevedere procedure accelerate per i disegni di legge del Governo, votazioni veloci alle quali partecipassero solo i presidenti di gruppo esautorato il Parlamento. Sempre se non mi sbaglio, queste parole destarono giustamente scalpore, e in prima fila a stracciarsi le vesti e ad accusare quel Premier di ogni peggiore istinto antiparlamentare che c’è in quest'Aula oggi è di gran lunga il gruppo più numeroso, che governa anche con questa persona.

EMANUELE COZZOLINO.
Premesso che io non ho capito ancora, per rifarmi a una definizione del sottosegretario Bubbico, se sono incapace o disfattista o entrambe le cose, ma non mi sembra che la proposta dei saggi sia tanto lontana da quella che il Presidente del Consiglio...

PRESIDENTE.
Deve concludere, ha terminato il suo tempo.

EMANUELE COZZOLINO.
Al contrario mi sembra di aver cambiato giudizio a quella proposta da quest'Aula...

PRESIDENTE.
Ha chiesto ora di intervenire il deputato Paolo Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO.
Signor Presidente, signor ministro, da sempre appassionato di problemi di metodo, mi permetterò di rammentare la natura di questo contributo con riferimento all'Aula per evitare che il contenuto possa superare la genesi e la legittimazione ad esprimere la propria opinione.
La Commissione di esperti risulta nominata da un decreto del Presidente del Consiglio dell'11 giugno 2013 per approfondimenti sulle tematiche delle riforme costituzionali. Siamo quindi di fronte a consulenti del Governo che in qualche maniera hanno espresso, da esperti, il loro parere su approfondimenti di squisita, esclusiva e totale competenza parlamentare. Siamo di fronte, quindi, ad un parere che non solo non è vincolante ma non è anche obbligatorio per cui vorrei che fosse immediatamente chiaro che quanto oggetto di legittimo, puntuale e direi eccellente approfondimento da parte del ministro, nella sua pur doverosa sintesi, costituisce soltanto un punto di discussione su cui il Parlamento si può esprimere in modo assolutamente libero, cioè non ci sono vincoli nell'ambito di queste conclusioni che possano impedire al Parlamento liberamente delle scelte diverse.
Questo Presidente anche per il criterio di scelta di questi esperti, che ha dato origine ad una serie di, come posso dire, screzi all'interno anche del mondo scientifico. Per cui è evidente che bisogna tener conto in questo approfondimento anche di pareri di altri esperti, non ultimi quelli che il Presidente della Repubblica il 30 marzo 2013 ha nominato, e che costituiscono un antecedente non soltanto logico a questo lavoro dei consulenti del Governo, e che esprimano delle opinioni che non ritengo assolutamente meno autorevoli.
Quindi, per carità, ben vengano gli approfondimenti, ben vengano le indicazioni ma sia chiaro che ciascuno di noi è libero di esprimere liberamente, scusate il raddoppio non casuale, la propria opinione. Il tema è così costitutivo, così fondante, così direi essenziale per cui si impone un altro passaggio metodologico perché oggi di questo possiamo parlare, di approfondimento tematico ma con un chiarissimo segnale di cautela metodologica.
La riflessione accurata, che nessuno pensi neanche per un attimo di imporre stress spazio- temporali a questa riflessione, che siano incompatibili con la necessità che il Parlamento esprima una compiuta opinione sul punto; cioè l'obbligazione di risultato in questo caso, come il Presidente della Repubblica ha più volte sostenuto, va di pari passo con la possibilità di una compiuta indagine parlamentare su questi temi.
Questo bilanciamento fra efficienza e corretto pieno esercizio della democrazia parlamentare mi induce a due osservazioni, dando ovviamente per scontato quello che è il contenuto della relazione su cui avremo modo, in sede parlamentare, di riflettere compiutamente.
Una, l'ha affrontata già il ministro Quagliariello, io la condivido in pieno, cioè è evidente che come nel capitolo V del lavoro degli esperti è puntualizzato, la riforma elettorale non può che essere coerente con la riforma delle istituzioni. È evidente che cambiare modello necessita che la legge elettorale sia tagliata su questo modello e che ogni salto in avanti tenga conto della necessità che il modello prevalga su, come posso dire, emotività che possono invece mettere in qualche modo in discussione la stessa importanza della riforma.
Quindi che si possa intervenire sulla legge elettorale è possibile ma è evidente che la legge elettorale va necessariamente modellata su quello che sarà il risultato delle riforme fondamentali.
Il secondo tema è il tema a me più caro probabilmente, ma non soltanto a me, anche al Paese, ed è il tema dell'incredibile– non ho difficoltà ad utilizzare questo termine – mancanza in questo chassis di riforme del tema della giustizia, che viene in qualche maniera anticipato dagli stessi esperti con la consapevolezza dei propri limiti – è stato già citato il passaggio di Machiavelli – ma è evidente che un tavolo di coordinamento, illustre Ministro, a me sembra uno strumento assolutamente insufficiente per poter...

PRESIDENTE.
Onorevole Sisto, la invito a concludere.

FRANCESCO PAOLO SISTO.
Mi deve dare venticinque secondi, signor Presidente. Il tema della giustizia diventa così una riforma forse impossibile – come dice Panebianco – e siamo di fronte invece ad un tema che paralizza il Paese e che corre il rischio, mancando in questa riforma, di renderla monca, tremebonda, con il rischio che non decida per evitare che il Parlamento possa fare giustizia.

PRESIDENTE.
Concluda.

FRANCESCO PAOLO SISTO.
Io su questo sono abbastanza rigoroso, mi sembra che questo esonero inspiegabile da una riforma universalmente ritenuta necessaria – come dice anche Di Federico nel corso dei lavori – corre il rischio – i referendum ne costituiscono la riprova, nascono i referendum perché non c’è nella riforma la giustizia – non combatte efficacemente l'espansionismo giudiziario, la discrezionalità dell'azione penale...

PRESIDENTE.
Onorevole Sisto, concluda per favore. Ha terminato il suo tempo.

FRANCESCO PAOLO SISTO.
Ho finito. Ottimismo e coraggio, sembra che se noi...

PRESIDENTE.
Grazie. Ha chiesto di parlare l'onorevole Balduzzi. Ne ha facoltà. Prego i colleghi di attenersi ai tempi, per favore.

RENATO BALDUZZI.
Signor Presidente, signor Ministro, se dovessi guardare a questo emiciclo questa mattina non potrei non sottolineare che il nostro percorso di revisione costituzionale sembra oscillare tra sottolineature di indifferentismo costituzionale e sottolineature, per così dire, di aventinismo costituzionale. L'indifferentismo va bandito sempre, ovviamente, le preoccupazioni di uno stravolgimento della nostra Carta costituzionale sono invece preoccupazioni da fugare, da allontanare.
Ecco perché credo, signor Ministro, che dobbiamo essere chiari quando parliamo ad esempio di conservatorismo costituzionale, la nostra Costituzione è caratterizzata da un grande equilibrio tra la prima e la seconda parte, la seconda a garantire la prima e i diritti ed i doveri e all'interno di questa seconda parte un equilibrio che le prassi, i Regolamenti parlamentari, leggi elettorali improvvide hanno concorso a snaturale al punto che poi abbiamo dovuto nel tempo utilizzare strumenti anche al di là della loro caratura costituzionale – sto pensando ai decreti-legge – per riequilibrare ciò che la prassi però aveva messo in discussione. Dunque quando parliamo di conservatorismo costituzionale credo che dovremmo essere consapevoli di dover comunque realizzare un altro equilibrio nella seconda parte della Costituzione, all'altezza di quello dei costituenti.
Tra i molti elementi di interesse della relazione della Commissione dei saggi che lei ci ha riferito, direi che la rivisitazione dello stato delle autonomie è uno dei principali, un autonomismo responsabile, fondato su quell'articolo 5 della Costituzione il cui ultimo periodo dice che la Repubblica adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. È un programma ancora da svolgere, anche noi in questo emiciclo siamo a volte sordi, spesso sordi, rispetto a questo imperativo costituzionale di adeguamento. Anche i nuovi modelli astratti che la Commissione fortemente ha sottolineato credo che valga la pena proprio di valorizzare. Noi dobbiamo trovare una nostra strada originale, questa strada originale credo che, anche nel suo intervento, signor Ministro, quando ha correttamente distinto tra il cui pensiero suo e quello della Commissione, possa aiutarci ad andare su questo cammino. Quando lei dice che i poteri neutrali del Presidente della Repubblica sono disegnati nella Costituzione in un certo modo, a me viene subito da osservare che quei poteri il Presidente della Repubblica li ha perché è di garanzia ed è di garanzia perché quei poteri sono disegnati in un certo modo.
Quindi, questo è un elemento importante dell'equilibrio costituzionale.
Una considerazione di metodo: credo anch'io che ci voglia da parte del Governo un atteggiamento di grande sobrietà nei confronti del Parlamento, una volta entrata in vigore la legge costituzionale sul percorso, in qualche misura lasciandosi ispirare da quell'atteggiamento attento e riservato che il Governo dell'epoca – anche se ogni confronto evidentemente è impossibile da fare – ebbe ad avere nei confronti dell'Assemblea costituente.
Questo significa anche però concorrere a rafforzare l'impegno di questo Parlamento – è iniziata nell'altro ramo del Parlamento, avrebbe potuto iniziare qui – per una nuova legge elettorale subito, una legge elettorale capace di mettere in sicurezza il nostro sistema rispetto a quello che può avvenire.
Sui rapporti tra legge elettorale, forma di Governo e bicameralismo, ricordo che è importante capire che viene prima la legge elettorale: non è stato un errore negli anni scorsi incentrarsi sulla legge elettorale, è stato un errore fare una legge elettorale con forzature, come la legge n. 270 del 2005, che una maggioranza impose a tutto il Paese, non concentrarsi sulla legge elettorale.
Questo è un elemento molto importante anche perché, signor Ministro – e vado verso la conclusione – una preferenza bipolarista, come quella che lei ci ha espresso, rende indispensabile un atteggiamento forte, che riguarda anche le cosiddette larghe intese. Noi potremmo avere una capacità di larghe intese solo e nella misura in cui riuscissimo a sostanziarle di contenuti, non a caso Scelta Civica insiste sul trattato di coalizione alla tedesca, ma appunto in un contesto tendenzialmente bipolare. Questo è ciò che serve e di cui c’è bisogno nel nostro Paese
(Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare il deputato Migliore. Ne ha facoltà.

GENNARO MIGLIORE.
Signora Presidente, colleghe e colleghi, signor Ministro, credo che con la sua informativa di oggi – e io credo sia stato un bene che fosse solo un'informativa per non accumulare troppo peso e responsabilità sulle spalle del Governo – si sia conclusa una fase e credo che gli echi legati alle presenze e alle proposte che sono venute da questa Commissione di esperti, che ha voluto insediare il Governo, possano essere consegnati agli atti.
Ora la parola tocca al Parlamento, nella sua piena e totale sovranità: non esiste un'altra sede nella quale si possano prendere decisioni tanto importanti e noi riteniamo che il compito precipuo di questo emiciclo e di questa Assemblea sia quello di tradurre l'interesse generale rispetto a quelli che sono i presupposti di una possibile riforma. Come sa, noi siamo – e continueremo ad essere – contrari al metodo che avete voluto portare in questa Aula, alla deroga all'articolo 138. Non siamo soli.
Mi è dispiaciuto che nella sua relazione – ma forse era anche da attenderlo – non ci sia stato nessun riferimento alle decine di migliaia di voci, persone, raccolte di firme, che sono state fatte per dire che questo metodo di revisione costituzionale non rispondeva alle esigenze di tanta parte della cittadinanza. Tant’è che io vorrei farmi portavoce qui di coloro i quali, in quella piazza che si è riempita all'inverosimile sabato scorso, hanno chiesto a questo Parlamento di non approvare con i due terzi questa deroga all'articolo 138 perché si potesse consentire a chi non è d'accordo, anche al di fuori di un accordo di maggioranza istituzionale e parlamentare, di esprimersi.
Vede, l'ispirazione di alcune delle proposte che sono contenute anche in questa relazione noi la condividiamo, e da sempre, e non siamo i soli. Ma se qui, invece di una relazione, fossimo già giunti con alcuni puntuali disegni di legge, in particolare sulla riforma del bicameralismo paritario e la riduzione del numero dei parlamentari, dove non a caso è stata raggiunta un'unanimità anche all'interno di questo autorevole consesso, saremmo già ad un punto molto più avanzato.
Saremmo anche nella condizione di dare delle risposte concrete.
L'ispirazione su cui si fonda invece questa idea della grande riforma con la «g» maiuscola è data dal fatto che si individua nel difetto istituzionale il difetto politico di questi anni. Ho avuto già modo di dirlo in altre occasioni. Guardi, se i piloti non guidano bene, non è che si può dare la colpa alla macchina, e questo sinceramente avviene ancora oggi con una perpetuazione di errori, che invece dovevano essere sanati individuando punto per punto, così come prevede la nostra Costituzione, quali riforme bisognava attuare.
Alcune delle sue affermazioni mi lasciano veramente perplesso, perché lei parla genericamente, come se fossimo a sei mesi fa, della coerenza tra riforma istituzionale e costituzionale e legge elettorale. Ma non scherziamo con il fuoco ! È dovere di questo Parlamento approvare la legge elettorale prima che si pronunci la Corte costituzionale
(Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà)
e la sua riforma non può essere demandata ad un iter successivo. Questo lei non lo ha detto con chiarezza. Eppure lei è il Ministro delle riforme. Io credo che sia una precipua competenza parlamentare, ma non si può far finta che questo problema non esista.
Poi manca tutta la parte – guardi, c’è una bella occasione e noi lo faremo – per esempio relativa ai Regolamenti parlamentari, almeno un accenno ad uno strumento fondamentale come la proposta di legge di iniziativa popolare, per darle certezza e avere il senso del rapporto con i cittadini. E poi vi è l'orientamento generale. Diceva un costituzionalista come Kelsen che la democrazia in Europa è la trasposizione nelle istituzioni del conflitto sociale, perché, come diceva Bobbio, la lotta alla disuguaglianza, se viene a mancare, manca anche la democrazia.
Se la vostra proposta è una proposta tutte ingegneristica con un retropensiero presidenzialista, non è che noi ci opporremo solo dentro quest'Aula, ci opporremo ovunque nel Paese e vorremmo che una riforma giusta venisse prima, e secondo me meglio, approvata da questo Parlamento
(Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare il deputato Matteo Bragantini. Ne ha facoltà.

MATTEO BRAGANTINI.
Signor Presidente, onorevoli Ministri, onorevoli colleghi, intanto vorrei replicare un attimo al collega Migliore quando ha detto che il Ministro non ha affrontato il tema dei Regolamenti parlamentari. Ci mancherebbe altro che un Ministro cominci a parlare dei Regolamenti parlamentari; è di competenza del Parlamento e, dunque, esclusivamente il Parlamento deve parlare di questa materia.
Io vorrei ringraziare il Ministro e la Commissione – nessuno si offenda, soprattutto tra i vari esperti del settore – di averci fatto questo bel «Bignami». Questa relazione infatti è un «Bignami» che ci dà una rinfrescatina di tutte le possibilità di riforma per lo Stato. Sono riforme che questo Stato sta aspettando da troppo tempo e che per certi versi avevamo già fatto, perché con la riforma della devolution noi avevamo già approvato e risolto molte di queste problematiche. Purtroppo delle forze politiche per meri motivi elettorali, anche se era stato spostato il referendum a dopo le elezioni, appunto per evitare questo problema, hanno voluto cavalcare e bocciare quella importante riforma, che andava a risolvere i problemi del bicameralismo perfetto, dava un maggiore potere all'Esecutivo, e vi era una riduzione dei parlamentari.
Forse il problema di questo Stato è che soprattutto nell'ultimo periodo – ed è stato accennato prima dal Ministro – troppi stanno lavorando e stanno portando avanti le proprie battaglie per avere un maggiore consenso elettorale a breve, senza guardare qual è la soluzione per lo Stato nel lungo periodo, perché quando si fanno le riforme costituzionali si guarda non a elezioni fra due, tre o quattro anni, ma ad un percorso di venti, trenta o quaranta anni dello Stato.
E dunque io veramente auguro al Ministro un risultato, perché è in una coalizione dove, oltre alle contrapposizioni evidenti che vi sono tra le varie forze politiche che lo sostengono, vi sono delle grandissime tensioni, conflitti, diciamo discussioni, all'interno delle forze politiche e dei partiti su varie tematiche, ad esempio sulla legge elettorale. Ovviamente, la legge elettorale è conseguente al sistema di Governo e al sistema istituzionale, perché non si può fare prima la legge elettorale e dopo decidere qual è il sistema istituzionale di questo Stato: sarebbe veramente cominciare dal tetto e non dalle fondamenta !
Vi sono dei punti dei quali questo «Bignami» ci ha ricordato quali sono le possibili soluzioni, e ovviamente non poteva non essere un «Bignami», perché questa commissione non è stata eletta, non è fatta da politici, e sulle riforme costituzionali anche gli esperti di riforma costituzionale o di diritto costituzionale, ovviamente, hanno al loro interno delle visioni politiche differenti. Non vi sono delle regole auree che possono andare bene per tutti.
Vi sono molte tematiche che noi avevamo già sollevato ormai più di 20 anni fa. Vedo che l'unanimità, praticamente, è stata decisa o si è avuta solo su tematiche che già si sapevano, come la fine del bicameralismo perfetto; però, dopo, bisogna decidere qual è il bicameralismo che bisogna adottare, se una sola Camera o se una Camera delle regioni e una Camera normale.
Un altro punto su cui si sono trovati tutti d'accordo è quello dell'abolizione della circoscrizione estero, che è veramente un obbrobrio che esiste solo in questo Stato, senza togliere niente ai colleghi che vengono da questa circoscrizione. Non ce l'ho, ovviamente, con loro, ma non ha senso che vi siano questi parlamentari esteri che vengono a decidere su cosa deve fare lo Stato italiano, su quante tasse devono pagare i cittadini, su quali servizi devono avere, dal momento che loro non vivono in Italia.
Dunque, giustissimo e doveroso dare la possibilità ai cittadini italiani all'estero di esercitare il loro diritto di voto in modo segreto, ma, di sicuro, devono potere eleggere persone che vivono in Italia, che conoscono i problemi dell'Italia e che possono veramente dare un contributo a questo Stato.
Dunque, io vorrei ringraziare questa commissione di saggi, che, forse, ci ha un po’ rinfrescato la memoria. Adesso dovremmo veramente cominciare a lavorare e veramente auguro al Ministro di continuare con coraggio, anche se capisco che ha molte difficoltà.
Infatti, in un Governo che non si sa quanto va avanti, che continua ad avere tensioni e che ha i suoi partiti di maggioranza...

PRESIDENTE.
Deputato Bragantini, concluda.

MATTEO BRAGANTINI.
...che si stanno lacerando in mille pezzi, capisco che guardare a 20 anni, a 30 anni, è difficile...

PRESIDENTE.
Concluda.

MATTEO BRAGANTINI.
...però in bocca al lupo ! Se si faranno le riforme, la Lega è presente
(Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie).

PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare il deputato Fabio Rampelli. Ne ha facoltà.

FABIO RAMPELLI.
Signor Presidente, colleghi deputati, Ministro, noi non riteniamo particolarmente grave – lo avevamo già detto nel corso del dibattito precedente – che un comitato di esperti svolga una ricerca preliminare, in qualità, oltretutto, di consulenti del Governo, su una riforma costituzionale possibile. Uno studio, oltretutto, che si dichiara in premessa non essere vincolante, perché tutte le prerogative al riguardo – ci mancherebbe altro ! – restano parte integrante del lavoro, dell'autorità e della funzionalità del ruolo nostro e del Parlamento tutto.
Tant’é che, semmai, il tema, a nostro giudizio, dovrebbe essere diverso: dovremmo chiederci per quale ragione si siano scomodati fior fiore di costituzionalisti per fargli fare, in buona sostanza, una sorta di riassuntino di quello che è il dibattito degli ultimi 40 anni in ordine a questo tipo di riforme; una parte della Costituzione importante che, a nostro giudizio, non è più importante, tutt'altro, rispetto a quelle domande che, in buona sostanza, rappresentano i bisogni emergenti e rinnovati dei cittadini italiani, che disperatamente vengono consegnati alle istituzioni e che le istituzioni, invece, prendono e chiudono dentro un cassetto.
Per quello che ci riguarda, sarebbe stato utile e opportuno, certamente più pregnante, chiedere a questi esperti di entrare nel merito della prima parte della Costituzione.
Noi avremmo, ad esempio, immaginato – lo ho ascoltato anche poco fa e mi trovo d'accordo – che si potesse parlare di un tetto alle tasse da introdurre nella Costituzione per capire il rapporto che debba intercorrere tra il cittadino e i propri salari, i propri risparmi. Ci sarebbe piaciuto immaginare la possibilità, una volta per tutte, di bloccare quell'andamento che gravemente ha impoverito le generazioni attuali e quelle che verranno a causa di quelle generazioni che, prima delle attuali, hanno intrapreso un debito pubblico dal quale rischiamo di rimanere schiacciati. Sarebbe quindi opportuno l'inserimento di un principio di equità generazionale, che renderebbe di fatto impossibile anche quei fenomeni degenerativi che stiamo tentando di combattere, purtroppo fino ad ora senza particolari risultati positivi, come le pensioni d'oro, ossia quelle anomalie pari a 90 mila euro al mese di pensione a fronte di contributi versati che sono cinquanta volte inferiori rispetto alla predetta cifra.
Ci avrebbe fatto piacere che questi esperti, questi saggi avessero potuto esprimere un giudizio in ordine all'intangibilità, anche in fasi drammatiche come quella che stiamo attraversando, dei cosiddetti diritti acquisiti, dal momento che il diritto acquisito può esser tale solo e soltanto nella misura in cui non va a ledere i diritti di qualcun altro. In queste fasi storiche penso che non possa dichiararsi intangibile, come prevede la nostra Costituzione, un diritto maturato nel corso del tempo.
Così come ci avrebbe fatto particolarmente piacere e sarebbe stato interessante vedere, soprattutto in una fase in cui si assiste ad una cessione di sovranità da parte dell'Italia, del Parlamento e del Governo in favore di altre istituzioni sovraordinate, una norma di salvaguardia a tutela, nel mentre il Parlamento legifera, degli interessi nazionali; del resto, analoga norma esiste in altri Paesi europei. Invece siamo qui, in buona sostanza, a smontare pezzo dopo pezzo le nostre prerogative e la nostra sovranità nazionale, senza che vi sia una capacità di difesa. Penso che queste siano le domande che provengono dai cittadini, che questi siano gli argomenti che incidono quotidianamente nella vita, nelle sofferenze, talvolta nei drammi della nostra popolazione.
E invece siamo qui a raccontare le solite storie sul bicameralismo paritario, sulla forma di Stato, sul semipresidenzialismo, sulla rappresentanza parlamentare, sulla stabilità, sul premio di maggioranza, sulla necessità di vincolare ed ancorare la futura legge elettorale, diversamente da quello che pensa qualcun altro, alle riforme della Costituzione. Cose già dette, questo è il tema. Noi siamo stati d'accordo ad una deroga all'articolo 138 della Costituzione, ma forse questa deroga bisognava, per così dire, nobilitarla in altro modo cercando, appunto, di allargare il perimetro della ricerca.

PRESIDENTE.
Deputato Rampelli, la invito a concludere.

FABIO RAMPELLI.
Ora, la sensazione che resta è che il lavoro svolto sia un lavoro importante ma del tutto insufficiente. Ci sono alcune fasi in cui, quando la politica riesce a battere il passo, è come se il tempo gli corresse dietro; ma c’è un'altra fase in cui, invece, la sensazione è opposta, e cioè che il tempo non si riesce a fermare, a cavalcare, a gestire: questa è un po’ la sensazione, non positiva, che abbiamo rispetto al lavoro del Governo in questa direzione.

PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare il deputato Pisicchio. Ne ha facoltà.

PINO PISICCHIO.
Signora Presidente, onorevoli colleghi, senatore Quagliariello, credo che in due minuti non abbia grandi chance per raccontare la mia visione delle riforme, con riferimento all'importante documento che quest'oggi il Ministro ci ha sinteticamente ma efficacemente illustrato.
Peraltro, si tratta di un documento ricognitivo, perché questo hanno fatto i saggi, che si muove in linea di continuità con un altro documento ricognitivo fatto dagli altri saggi chiamati dal Capo dello Stato nelle giornate di Pasqua di quest'anno. Ed è un documento ricognitivo che si lega ad altri documenti ricognitivi fatti dai saggi ma fatti anche nel corso delle diverse legislature che hanno trattato questo fondamentale argomento delle riforme costituzionali, a partire dalla Commissione bicamerale Bozzi del, se non erro, 1983.
Quindi, materiale ne abbiamo, e ne abbiamo in abbondanza.
È evidente che questa documentazione, peraltro apprezzabilissima – buona parte del gotha del costituzionalismo italiano, ancorché con qualche distinguo in fase finale dell'attività dei saggi, si è impegnata nel fare un'analisi delle possibilità di riforma, indicando anche le opzioni esercitabili –, sarà oggetto, insieme ad altri documenti, di attenzione da parte del Parlamento, che rimane l'unico depositario delle scelte.
Presidente, una sola brevissima sottolineatura. Forma di Governo: noi siamo per un parlamentarismo razionalizzato e, dunque, è evidente che ci confronteremo su questo in Commissione. Siamo per spezzare il bicameralismo simmetrico, ma pare che esista una convergenza; siamo per una sfiducia costruttiva; siamo – e concludo – anche per affermare l'anteriorità logica della riforma elettorale sulle riforme complessive, perché – è evidente, è evidente – non possiamo attendere di chiudere la riforma costituzionale per fare la riforma elettorale.

PRESIDENTE.
 Ha chiesto di parlare il deputato Manfred Schullian. Ne ha facoltà.

MANFRED SCHULLIAN.
Signora Presidente, signor Ministro, come componente per le minoranze linguistiche, seguiremo e parteciperemo con grande attenzione alla riforma costituzionale, perché la nostra preoccupazione, ovviamente, è quella di avere la conferma e tutela dell'autonomia speciale riconosciuta alle province di Bolzano e di Trento, autonomia ancorata e basata anche su obblighi internazionali.
La sostituzione del modello di ripartizione di competenze per materie con un modello che si ispira a funzioni e obiettivi potrebbe essere una chiave flessibile e moderna per organizzare il rapporto tra Stato, regioni e province autonome. Condividiamo la necessità di migliorare e modernizzare il sistema, ma non a discapito delle autonomie, in generale, e della nostra autonomia in particolare.
Chiediamo, quindi, un'attenzione particolare alla necessità di contemperare esigenze di modernizzazione con esigenze di conservazione, di conservazione della nostra autonomia, come garante delle peculiarità anche linguistiche del nostro territorio.

PRESIDENTE.
Ha chiesto di parlare il deputato Lello Di Gioia. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA.
Signora Presidente, signor Ministro, noi la ringraziamo per la sensibilità, che ha avuto, di venire qui in Aula, al di là delle polemiche, perché ovviamente questo significa dare rispetto alla centralità del Parlamento in quanto tale. Vogliamo però sottolineare, come socialisti, che arriviamo a questo appuntamento con grande ritardo.
Noi, come Socialisti Italiani, da oltre trent'anni stiamo sottolineando con grande forza che questo Paese ha bisogno di una grande riforma, riforma che oggi non c’è, per il semplice motivo che bisogna fare in modo che la nostra Carta costituzionale, la seconda parte, sia ovviamente agganciata ai mutamenti della società. Ed è per questo che in più di una circostanza abbiamo sottolineato che vi era la necessità di eleggere un'Assemblea costituente, che rappresentasse, appunto, le varie sensibilità politiche e culturali che vi sono all'interno del nostro Paese.
Abbiamo contestato la modifica dell'articolo 138, perché siamo dell'avviso che la riforma costituzionale – mi riferisco alla seconda parte – sia, appunto, una possibilità che tutti possano essere coinvolti. In questo caso, le minoranze all'interno di questo Parlamento, in questo caso il Partito Socialista, non è stato affatto coinvolto nella discussione che c'era.
Pur tuttavia, apprezziamo lo sforzo che sta facendo, siamo convinti che vi debba essere la centralità del Parlamento nella discussione sulla riforma costituzionale e quindi dare quelle informative che lei ci ha dato – e concludo – per fare in modo che il Parlamento possa rapidamente avviare questa discussione e modificare la seconda parte della nostra Costituzione.

PRESIDENTE.
È così esaurito lo svolgimento dell'informativa del Ministro per le riforme cotituzionali.

DOCUMENTI ALLEGATI
LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE (PDF, 522 KB.)
GLI APPROFONDIMENTI (PDF, 2 MB.)




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