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FRANCO BORDO.
Di Cittadini del Mondo · creato il 16/09/2013 17:08 · ultima modifica 16/09/2013 17:09 · vista 968 volte · POLITICA · ITALIA


(ESAME DELL’ARTICOLO 1 – A.C. 1359)

PRESIDENTE.
Passiamo all'esame dell’articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A – A.C. 1359).
Ha chiesto di parlare sul complesso delle proposte emendative il deputato Franco Bordo. Ne ha facoltà.

FRANCO BORDO.
Signora Presidente e cari colleghi, l'articolo 1 del dispositivo n. 1359 è quello che istituisce il Comitato per le riforme costituzionali ed elettorali. Noi riteniamo che il complesso di questo provvedimento, di questa legge costituzionale che oggi giunge in aula, sia un complesso, una procedura da respingere nel suo insieme e, in subordine, da emendare in modo sostanziale. Perché chiediamo appunto di respingere questo complesso che è stato previsto ? Anche per la fretta con cui la si vuole dare in mano, prevedendo l'instaurazione di una procedura straordinaria per la revisione costituzionale, in deroga all'articolo 138, allo scopo di agevolare una revisione profonda della Costituzione nei Titoli 1, 2, 3 e 5 della parte seconda, che però – ricordiamolo – può estendersi anche alle garanzie giurisdizionali e costituzionali ed alla prima parte.

La Costituzione non è una questione che può essere trattata con somma urgenza, come avviene per le leggi finanziarie, le cui correzioni possono essere imposte da situazioni contingenti e di mercato. La Costituzione non è un puro atto di diritto positivo, imposto comunque da un legislatore. Le Costituzioni nascono da un processo storico, sono memoria e progetto e come tali definiscono l'identità di un popolo e di una comunità politica organizzata in Stato. La nostra Costituzione, signora Presidente, porta dentro di sé la memoria di cento anni di storia italiana, nel bene e nel male, contempla le ferite del fascismo, il suo ripudio attraverso la lotta di liberazione e realizza le garanzie perché il fascismo non venga più riprodotto attraverso una tecnica di equilibrio dei poteri che impedisce ogni forma di dittatura. Ecco, la Costituzione italiana è stata forgiata in quel crogiolo ardente rappresentato dall'evento globale costituito dalla seconda guerra mondiale e porta l'impronta di uno spirito universale; mettere mano alla Costituzione, pertanto, non è un'azione banale: vuol dire mettere mano alla storia, vuol dire interrogarsi sulla nostra storia, sulle conquiste di civiltà giuridica faticosamente raggiunte, sui suoi successi, sui fallimenti, sui pericoli che sono all'orizzonte.

La Costituzione può essere sì riformata per adeguarla ai tempi, ma non tollera revisioni radicali che ne snaturino l'impianto. I beni pubblici repubblicani che i costituenti hanno attribuito al popolo italiano ed inerenti la garanzia dei diritti fondamentali della qualità della democrazia costituiscono essi stessi un patrimonio irrecusabile, che non può e non deve essere smantellato. Proprio per tutelare l'indisponibilità di questo patrimonio, la Costituzione ha previsto un procedimento rigido di revisione, incardinato nei binari dell'articolo 138, con il limite dell'immodificabilità della forma repubblicana e dei principi costituzionali supremi. Fra questi rientra il principio della salvaguardia della rigidità costituzionale, che è il più supremo di tutti. Infatti, se si intaccasse la rigidità della Costituzione, tutti i suoi principi e valori verrebbero esposti agli umori delle contingenti maggioranze politiche e perderebbero di effettività.

Il fatto che per riavviare un processo di revisione costituzionale, la cui iniziativa comunque non spetterebbe al Governo come, invece, è avvenuto e sta avvenendo, ma al Parlamento, si pretenda di incidere sulla rigidità della Costituzione, lascia trasparire l'intento o quanto meno la possibilità che il processo riformatore esorbiti dai limiti sostanziali che la stessa Carta fissa alla sua revisione, limiti che da molto tempo sono contestati da forze politiche portatrici di culture estranee ai principi stessi e ai valori costituzionali, le quali, assieme all'antifascismo, contestano la divisione dei poteri e il principio fondamentale che la Repubblica sia fondata sul lavoro. E non possiamo sottacere il contesto politico in cui questa proposta di revisione costituzionale viene avanzata e portata avanti e, di conseguenza, i rischi che si hanno. In questo contesto ambientale il Parlamento italiano oggi è sottoposto ai ricatti a cui oggi è sottoposto. A maggior ragione non possiamo negare appunto e non evidenziare questo rischio.

Per chiudere, sull'articolo 1 noi presentiamo tre emendamenti che chiedono sostanzialmente, il primo di eliminare il fatto che il Comitato possa esaminare progetti di legge in materia elettorale e, dunque, di natura ordinaria. Infatti, le iniziative legislative in materia elettorale e diverse dalle proposte di legge costituzionale devono restare di assoluta competenza delle Commissioni affari costituzionali dei due rami del Parlamento. Soltanto il buonsenso appunto dovrebbe portare ad appoggiare e a condividere questo emendamento. Chiediamo, inoltre, che vengano rivisti i criteri di composizione del Comitato. L'emendamento, infatti, oltre ad introdurre la dizione relativa al rispetto del criterio di proporzionalità stabilito sia in Costituzione, sia dai Regolamenti dei due rami del Parlamento, e ad indicare esplicitamente l'obbligatoria presenza di tutti i gruppi rappresentati in Parlamento, sopprime il farraginoso e incongruo meccanismo di rappresentanza che fa riferimento, per la prima volta nella storia della Repubblica, al numero dei voti conseguiti dalle liste e dalle coalizioni di liste ad esso riconducibili. È un assurdo !

In ultimo, sempre relativamente all'articolo 1, chiediamo, con un emendamento apposito, di sopprimere la tempistica relativa alla prima riunione del Comitato che, invece, nella proposta originaria si prevede che debba avvenire non oltre dieci giorni successivi alla data di entrata in vigore della legge. Con un clima politico, come dicevo prima, così acceso, con una possibile crisi di Governo alle porte, noi pensiamo che porre come vincolo l'insediamento del Comitato di revisione della Costituzione entro dieci giorni sia un errore e un'incongruità (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).




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