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Da Stachanov all'operaio cinese passando per il precario italiano, col plauso di Marchionne.
Di enzo sanna · creato il 04/08/2014 11:52 · vista 937 volte · POLITICA · ITALIA


Molti lettori ricorderanno la figura di Stachanov, il minatore russo che negli anni dello stalinismo riuscì a moltiplicare per dieci quella che oggi si definisce "produttività", diventando il simbolo di regime del lavoratore modello, quello da prendere ad esempio, per poi finirla come l'inventore del peggior metodo di sfruttamento della classe operaia. In occidente, la sua "invenzione" era già stata messa in pratica da tempo. Non a caso, proprio nel 1936, a pochi mesi dalle performance di Stachanov, Charlie Chaplin, nelle vesti di Charlot, denunciava nel memorabile film "Tempi moderni" la disumanità del capitalismo introdotta con la rivoluzione industriale attraverso lo sfruttamento intensivo della "forza lavoro".

Oggi non si parla più di "forza lavoro" preferendo utilizzare la più ambigua quanto ipocrita definizione di "risorse umane", la qual cosa, però, ad una lettura attenta, rende molto meglio quali siano le sensibilità del capitalismo contemporaneo nei confronti dei lavoratori: macchine in carne e ossa e, a volte, computer senzienti. La catena di montaggio non esiste più, almeno nella configurazione classica rimandata dalla storia, ma altre catene di montaggio ancor più pericolose si sono fatte strada nella società globalizzata nella quale il capitalismo finanziario e quello industriale vanno alla conquista del mondo intero nella oramai prossima unificazione del capitalismo privato occidentale col capitalismo di stato comunista.

Chi nutra dubbi in materia, può venire indirizzato verso altre puntuali analisi circa il ruolo di multinazionali del calibro di Apple, Coca-Cola e via dicendo, con le evidenze indecenti dello sfruttamento intensivo, persino schiavista, delle cosiddette "risorse umane", perfino minorili, in giro per il mondo. Se a queste si accomunano le imprese affaristico-finanziarie, il gioco è fatto. Il calderone della globalizzazione ha finora prodotto solo crisi e oppressione, con il contorno inevitabile di guerre e diatribe necessarie a "riequilibrare" certi conti, non certo le necessità della povera gente. Tale contesto trova conferma nel silenzio assoluto della Cina sulla pulizia etnica operata da Israele nei confronti dei palestinesi, come anche di ciò che accade in Ucraina, in Libia, in Siria. Se qualcuno vuole trovare oggi un senso al concetto di affarismo globalizzato, ebbene, non ha che da guardare alla Cina, non a caso detentrice di gran parte del debito pubblico degli USA.

In tale contesto, gli stati occidentali, Italia per prima, muovono i loro passi sulle normative del lavoro tentando di appiattire verso il basso diritti e retribuzioni. Ne è conferma l'ultima sparata di Alfano nei confronti dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Che ci sia stata una seppur minima sollevata di scudi del PD renziano! Niente e poi niente. Peggio: lo stesso Renzi accoglie in concetto espresso da Alfano per cui non esistono totem in materia di diritti sul lavoro. Marchionne, amministratore delegato della ex FIAT, ringrazia. La cosa non stupisce: è proprio il governo renziano ad assestare colpi su colpi alla dignità del lavoro attraverso l'approvazione di norme per la precarizzazione a vita del lavoratore, completando il quadro d'insieme berlusconiano in materia.

Insomma, sembra di comprendere che la deriva di un'intera nazione sia in balia dei suoi stessi cittadini i quali, distratti per un verso e sfiduciati per l'altro, affidano la guida della "Barca Italia" ad uno scafista, Renzi, bravo a incitare, ma pessimo a remare, il quale trova la forza per assecondare i poteri forti, non quella per tentare di salvare i deboli. Basta chiamare Jobs Act una riforma sballata e il pubblico applaude, per ora. Vedremo che cosa farà la gente quando si accorgerà degli effetti. Qualcuno sosterrà che questa è la democrazia e nulla ci sarebbe da eccepire se non il fatto che le voci contrarie non hanno spazi d'espressione, come invece democrazia vorrebbe. Già Berlusconi aveva monopolizzato i mezzi d'informazione durante i suoi mandati e ora ci pensa Renzi, con l'ausilio del suo maggiore sponsor, appunto il pluri-denunciato e pregiudicato Berlusconi.

Brutta storia se poi anche il Presidente della Repubblica viene meno al ruolo di garante della Costituzione con dichiarazioni di sostegno a riforme costituzionali operate da un Parlamento espresso attraverso una legge dichiarata incostituzionale, come ha fatto lucidamente notare in questi gironi Nando dalla Chiesa e tanti altri prima di lui. La deriva autoritaria c'è, eccome! Speriamo che non sia troppo tardi quando se ne accorgerà anche l'elettorato. Intanto continuiamo a subire termini quali produttività, risorse umane, Jobs Act, monocameralismo e a vedere l'economia continuare a peggiorare, la disoccupazione superare i livelli di sempre e i nuovi Stakanov introdurre norme per schiavizzare sempre più ciò che rimane della forza lavoro, alla faccia dell'operaio cinese e del precario a vita italiano.



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