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Avanti Italia… Indietro tutta. Abbiamo scherzato.
Di enzo sanna · creato il 11/11/2013 22:27 · vista 789 volte · POLITICA · ITALIA


Non è una novità constatare che la classe politica italiana incarni il più eclatante esempio di trasformismo al mondo. Se poi prendiamo atto di quanto le radici di tale pratica penetrino a fondo nella storia del Paese, ebbene, rischiamo di giustificare come ovvietà qualsiasi operazione tra quelle in campo in questo periodo. Qualcuno potrebbe persino essere tentato di citare a “nobile” esempio di trasformismo il governo Depretis del 1882 con tanto di seguito del poeta Giosuè Carducci il quale, in origine ritenuto un giacobino, non disdegnò di far visita alla Regina Margherita, con conseguente cambio di rotta, dovendo per ciò subire l’accusa e l’offesa di essere “di donne regali umil lecchino”.

Attenzione, dunque, a non confondere il trasformismo con la cialtrona pratica di certi politici usi a vendersi per cambiare bandiera (questa e roba da codice penale). C’è qualcosa di più profondo, ancestrale. Sembra che l’Italia non possa fare a meno di ricorrere, nei momenti problematici, a una sorta di “avanzamento inverso”, un ritorno al passato quale tentativo estremo di recuperare identità perdute nella illusione di poter superare in tal modo le difficoltà contingenti.

Ecco allora Berlusconi rifondare Forza Italia, Storace riproporre Alleanza Nazionale, Fioroni minacciare la scissione dal PD col ritorno alla Margherita. Verrebbe da considerare come il ventennio berlusconiano sia passato sull’Italia alla stregua di uno tzunami distruttivo sulle cui macerie si tenti di restaurare la vecchia struttura dei palazzi della politica non considerando, però, quanto i basamenti siano oramai compromessi. Persino il M5S ha gettato la maschera: da movimento nuovo, ammesso e non concesso che mai lo sia stato, ripercorre il più becero qualunquismo del periodo post fascista, assumendone persino alcune colorazioni programmatiche.

A questo punto è lecito domandarsi quanto sia utile all’Italia una sorta di ritorno al passato il cui scopo consisterebbe in un colpo di spugna sugli ultimi venti anni, per ricominciare da allora, come ovvio ripetendo le medesime nefandezze visto che i personaggi in campo sono più o meno gli stessi, solo più attempati e squalificati, e i pochi volti nuovi, quelli più in vista, sembrano cloni creati in vitro dalla peggiore politica. Nessun Berlinguer, nessun Moro, nessun Nenni, nessun Pertini, neppure uno Spadolini o un La Malfa padre in vista.

Sarebbe demagogia sostenere che senza persone di tale levatura potremo scordarci un nuovo “miracolo” italiano? Le analisi degli organismi internazionali non lasciano speranze al nostro Paese, a loro dire destinato all’agonia. Per ora le larghe intese sono riuscite solo a stabilizzare la crisi verso il basso. Aumenta ancora la disoccupazione, aumenta la moria delle aziende, aumenta la povertà, aumenta il livello di tassazione, riprende l’emigrazione, aumenta la precarietà, aumenta la preoccupazione dei cittadini e, ciò che ancor più è grave, aumenta lo sconforto. Ogni giorno che passa si tocca un nuovo livello del fondo.

Letta chiede di essere giudicato a fine 2014. Ma chi rimarrà a giudicarlo se le cose proseguiranno in questo modo? Trasformismo o meno, siamo e resteremo mal messi per chissà quanto tempo. L’unica speranza è riposta in una ripresa mondiale capace di “tirare” almeno un po’ la nostra economia, ma a quali condizioni? La risposta più sconcertante oggi è rappresentata dalla cinesizzazione dei rapporti di lavoro di cui Marchionne si fa paladino. Eppure qualche germoglio precursore di una possibile società più giusta e umana inizia a vedersi. Sapremo cogliere l’occasione, con l’attuale classe politica, di farne strategia per un nuovo sviluppo?



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