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Siamo al Governo “Cimabue”: ne fa una e ne sbaglia due.
Di enzo sanna · creato il 24/01/2019 16:54 · vista 401 volte · POLITICA · ITALIA


I meno giovani ricorderanno la simpatica pubblicità su Carosello dell’amaro “Dom Bairo” (con la emme) in cui un maldestro fraticello ne combinava una sopra l’altra, tutte sbagliate, al ché un coro di suoi colleghi fraticelli intonava il jingle “Cimabue, Cimabue, ne fai una, ne sbagli due”.
Ecco, se volessimo sostituire a Cimabue il Governo grillo-leghista, il jingle sopra citato risulterebbe perfetto per il significato in sé come per l’analogia con lo spot: i fraticelli pubblicizzavano un liquore amaro, i grillo-leghisti al governo del Paese l’amaro ce lo stanno facendo bere a forza, e non gratis. Per ora sembra che sia solo un primo assaggio, purtroppo.

I giornali stampati e non, come anche la rete tanto cara ai grillini, sono ormai infarciti di elenchi e di veri e propri “tazebao” che sbugiardano platealmente non solo la propaganda pre-elettorale grillo-leghista ma anche le sempre più ipocrite giustificazioni dei provvedimenti adottati dal governo. Sembra non reggere più il tentativo di rivoltare il calzino, mal per loro, perché il lezzo dell’indumento, per quanto rivoltato, arriva ugualmente alle narici dell’elettorato o, come ai grillo-leghisti piace definire, del “popolo”. La prova provata di tale asserzione può essere facilmente verificata nell’esito delle elezioni suppletive appena tenutesi in Sardegna dove il seggio lasciato vacante da un grillino ha visto vincente il candidato del centro-sinistra che ha praticamente doppiato i voti grillini e ancor di più distaccato il centrodestra unito. Per intenderci, il “popolo” li ha mandati “a quel paese”.
Qualcuno eccepirà che la partecipazione al voto fermatasi a un miserrimo 15%, minimo assoluto dacché si vota in democrazia, giustificherebbe di per sé il crollo verticale della compagine grillina. Costoro fingono di confondere così la causa con l’effetto. La realtà, invece, indica che l’elettorato inizia a metabolizzare l’assuefazione alla droga cialtrona e inquinata della bassa propaganda grillo-leghista.

Oggi si pubblicizza la “Manovra del Popolo” (mai definizione fu più infelice) e invece ci ritroviamo la “Manovra del Popolo Bue”. Ci rompono le classiche scatole con la presunta invasione dei “baluba” per avere la scusa di buttare sulla strada la povera gente a beneficio immaginario di quella parte di “popolo” che dà retta, ancora più cialtrona dei governanti. Dicono di voler combattere la mafia, per poi scoprire che una improvvida dichiarazione del Ministro degli Interni ne “avvisa” più d’uno, datosi latitante, scampato così all’arresto. Attendiamo di verificare sui social i ringraziamenti di costoro a Salvini.
E ancora, nel vedere il Presidente Conte ripreso di fronte ti viene da pensare a una persona in fin dei conti seria, poi quando si volta di profilo e scopri evidente la proboscide, subito il pensiero vira verso il collodiano Pinocchio, il bugiardo per antonomasia, con la sola differenza che Pinocchio, buon per lui e per gli altri, non governava un Paese. Stiamo assistendo, insomma, al “déjà-vu” del berlusconismo e poi del renzismo: arroganza e prepotenza nei confronti del Parlamento col ricorso continuo a voti di fiducia su provvedimenti praticamente segreti; approssimazione e improvvisazione sui grandi temi della politica internazionale; indecenza nel giustificare le peggiori magagne; scopiazzatura di vecchi provvedimenti fatti passare per originali, quali il “reddito di cittadinanza” o la “quota cento”, persino peggiorativi rispetto ai precedenti che si sostiene di voler superare nell’interesse del solito “popolo”.

Un vero imbroglio, non c’è che dire. Intanto percepiamo sempre più insistenti le loro mani frugare nelle tasche dei pensionati e dei lavoratori dipendenti alla ricerca di denari. Ma guai a sostenere che pensionati, e non d’oro, e lavoratori dipendenti sono anche essi “popolo”. La sacrosanta necessità di “redistribuzione della ricchezza” viene interpretata dai grillo-leghisti come “redistribuzione della povertà”. Cioè: rendiamo meno poveri i più poveri impoverendo di più i meno poveri. I ricchi continueranno a ringraziare, in saecula saeculorum!
I “Vaffa” beccatisi da Grillo all’Università di Oxford hanno evidenziato quanto sia congruo il detto “Chi la fa l’aspetti”, gli antidemocratici insegnamenti della “Casaleggio & Associati” contenenti il seme velenoso di una nuova dittatura net-fascista accomunati alla pochezza cialtrona della rimembranza neo-fascista del leghista Salvini fanno un tutt’uno. Forse è il caso che qualche personaggio della sinistra rinsavisca smettendola di strizzare l’occhio ai grillini e ricordi che il concetto di “Patria” è stato inventato dai ricchi per fregare i poveri.

Ci aspettiamo che il fraticello Cimabue intenti causa avverso il governo grillo-leghista per concorrenza sleale. Lui, infatti, invitava gli italiani ad acquistare il suo amaro, mentre costoro, i lego-grillini, l’amaro lo distribuiscono fingendo che sia gratuito, in attesa di sostituirlo con l’ever-green olio di ricino, quello materiale dei leghisti e quello distribuito in rete, ma per questo non meno schifoso, dei grillini. Cantate il vostro jingle riveduto e attualizzato, fraticelli del Dom Bairo, così che abbiamo l’illusione di divertirci ancora un po’ prima di dover piangere lacrime amare: “Cimabue, Cimabue, ne fai una, ne sbagli cento due”.



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