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Verso il “Cigno nero” sorvolando nidi giallo-verdi, ossia delle miserie di un Governo rivoluzionario.
Di enzo sanna · creato il 19/07/2018 16:20 · vista 199 volte · POLITICA · ITALIA


Sorbivo al bar il mio solito caffè ristretto, rigorosamente amaro, in compagnia di un ex collega di lavoro oggi collega di pensione, quando un signore a me ignoto accostò con fare confidenziale mostrando una pagina di giornale con la foto del Ministro Savona e, in alto, un titolo che più o meno suonava così: “Rischio cigno nero. Il Ministro Savona… Etc. Etc.”
Il collega, visto che avevo appena terminato di prenderlo in giro come usavamo fare reciprocamente sul posto di lavoro e ancora continuiamo a fare goliardicamente quando ci incrociamo da pensionati, colse l’occasione al volo girando a me la domanda del suo conoscente, formulata più o meno in tal modo: “Ma che cavolo (il termine non è riportato testualmente) significa cigno nero? Me lo spieghi tu che hai lavorato in banca, quindi lo sai?”
Il miglior metodo per interloquire con una persona digiuna di un argomento di cui vuol comunque trattare sta nel banalizzare il concetto attraverso il ricorso a esempi e/o parafrasi di facile comprensione. Ricordo quando, in banca, riuscivo a spiegare roba del tipo “covered warrant” o “options” a semianalfabeti in materia di finanza. Memore delle antiche esperienze cercai di trovare, appunto, qualcosa che in forme banalizzate, ma per niente banali, potesse servire alla bisogna. Fissai l’uomo diritto nelle palle degli occhi e gli rivolsi la seguente domanda: “Se le si buca una gomma dell’auto, per lei ciò costituisce un evento eccezionale?”
L’uomo distolse lo sguardo dal mio, rifletté per un attimo e, con atteggiamento virante verso l’offeso per una domanda tanto idiota, replicò, solo dopo aver ottenuto una sorta di consenso tacito dal suo conoscente nonché mio collega: “È capitato a tutti.” Fu quasi un sussurro, ancora nel dubbio se non stesse per cadere in qualche trappola. “Bene! Questa è la normalità.” Dissi, e continuai: “Mettiamo che un giorno, invece, le si buchino contemporaneamente tutte e quattro le gomme dell’auto e persino quella di scorta sia sgonfia. Ecco, questa è la teoria del cigno nero; qualcosa di imprevisto e di imprevedibile capace di dannarle la vita.”
L’uomo, colto alla sprovvista, iniziò a pensarci sopra cercando ausilio nello sguardo del suo conoscente e compaesano dunque, in quanto tale, complice per definizione. Anche il collega, però, mostrò un lungo attimo di sconcerto alla spiegazione. A questo punto fui tentato di ordinare un grappino, ma l’ora e soprattutto le prescrizioni mediche mi dissuasero dal farlo. Mi accontentai, dunque, di un secondo caffè.
Il tenace conoscente del mio collega non accettò di darsi per vinto. Era ovvio quanto mai che non avesse compreso appieno la parafrasi e cercasse argomenti validi per controbattere a una spiegazione tanto poco scientifica da apparire improbabile. Improvvisamente gli si illuminò lo sguardo. Fu chiaro come il sole in una giornata assolata di mezzo agosto: aveva trovato la risposta da contrapporre alla mia elucubrazione sul concetto di “Cigno nero”. Eccola: “Se mi si bucano tutte e quattro le gomme dell’auto, vado a cercare quel figlio di p… che ha messo i chiodi sulla strada e gli faccio un c… così!” Concluse, in un attacco di raucedine, sganasciandosi poi dalle risate e tempestando la spalla destra del mio amico e collega con manate degne di una cintura nera di karatè in pieno allenamento. “E se non si trovano chiodi sulla carreggiata?” Mi azzardai a replicare. Il commento arrivò alla velocità di un fulmine: “Allora vuol dire che è un “pindaccio” (menagramo, iettatore, secondo lo Zingarelli) e allora gli faccio ancora più male.”
Vista la stazza dell’uomo, assecondarne quell’istante di divertimento non era una opzione, ma un obbligo, per non dire una salutare necessità. Avrei potuto replicare, ma confesso di non averne trovato il coraggio. Però, se qualcuno di voi se la sente, lo sfido personalmente a sostituirsi a me. Sarò lieto di fornirgli le coordinate GPS per interloquire col soggetto in questione.
Intanto, senza voler scomodare Karl Popper e il suo concetto di falsificazionismo, compirebbe opera saggia il matematico finanziario statunitense Nassim Nicholas Taleb nel rivedere la propria teoria del “Cigno nero” alla luce delle considerazioni della “popolana” filosofia dell’amico del mio amico. Chissà, forse scopriremo che il concetto di “Cigno nero” è solo comoda astrazione; però qualcuno che lastrica di punte acuminate le strade dell’economia mondiale facendo esplodere tutti gli pneumatici, ebbene, quello sì che esiste! Lo abbiamo già visto all’opera nel recente passato e ancora ne paghiamo le conseguenze. Forse vale la pena di individuarlo per tempo e smascherarlo, scoprendo, chissà, come il “Cigno nero” sia solo una maschera inventata da scienziati sulla cui indipendenza sarà il caso di proseguire il dibattito.
Egregio Ministro Savona, valuti se non sia bene smetterla di evocare “Cigni neri”. Inizi a impegnarsi, con la sua scienza, a scovare coloro che lastricano le strade dell’economia di chiodi acuminati. Ne sarà capace? Ne avrà il coraggio? C’è da dubitarne, visto dove è andato a parare. Ma faccia almeno una cortesia a tutti noi, usi un’unghia di un suo dito, scelga lei quale dito, e scrosti il colore giallo-verde pitturato sul governo di cui si pregia di far parte. Scoprirà che sotto il primo leggero strato vi è un solo colore indelebile: il nero. Sarà quello del “suo” cigno? E la smetta di comportarsi, appena arrivato, come tanti suoi colleghi, predecessori e attuali membri di governo, che prima “sparano” una dichiarazione e il giorno dopo accusano quei cattivoni di giornalisti di aver interpretato male, quando non travisato, le dichiarazioni rese. Si appare spocchiosi, anzi, penosi.
Ops, dimenticavo. Ho definito nel titolo l’attuale governo “rivoluzionario”. Scusate, scherzavo, come ovvio e come anche loro, gli estimatori del governo, avranno compreso. Se una definizione meritano costoro è quella di “neo-reazionari”. Peraltro, Il Ministro Savona non è nato “rivoluzionario” ma, come tanti neofiti, si sforza di apparire verginello nell’adagiarsi sulla recente “cadriga” rischiando così di far male a tutti, e parecchio. Riguardo a se stesso, se vuole, sarò felice di fornire anche a lui l’indirizzo del muscoloso amico del mio collega che, nella sapienza popolare che spesso distingue gli umili, sarà disposto ad ascoltare le spiegazioni riguardo al “Cigno nero” e a replicare di conseguenza. Come ovvio, chi scrive declina ogni responsabilità morale o, peggio, materiale derivante dalle conseguenze.



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