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L’inganno del cucùlo e la parabola del PD renziano.
Di enzo sanna · creato il 05/04/2018 21:07 · vista 220 volte · POLITICA · ITALIA


Il cucùlo, come è noto, è un uccello “infido” la cui peculiarità sta nel deporre un proprio uovo nel nido di un’altra specie di uccelli i quali, inconsapevoli, non solo lo covano come se fosse loro, ma addirittura allevano il pulcino venuto fuori dalla schiusa e nonostante che questo abbia “sbattuto” fuori dal nido i pulcini di casa. La “covata” del cucùlo richiama la parabola renziana.

Anche Renzi si è fatto allevare dagli ex del PCI, poi ha creato le condizioni per sbatterli giù dal nido, operazione parzialmente riuscita. Ma si è manifestato anche un effetto collaterale non previsto: milioni di elettori sono fuggiti di loro iniziativa fuori dal nido PD che sinistra più non è, e ora qualche dirigente di partito si lecca le ferite. Ciononostante, la dirigenza renziana continua imperterrita a mettere in atto i medesimi comportamenti di supponenza e arroganza pre-batosta.

Ricordare a un renziano il detto “Errare è umano, perseverare è diabolico” serve a ben poco. Viene da pensare che intervenga qualche fattore genetico a impedire a costoro di prendere atto, oltre le espressioni di circostanza, della sconfitta dovuta a una politica impopolare e iniqua in continuità con quella precedente di Berlusconi, non a caso l’altro sconfitto nelle recenti elezioni politiche.

Un PD più che dimezzato rispetto alle europee del 2014 dichiara di scegliere di stare all’opposizione coerentemente col responso delle urne. Ma siamo certi della sincerità di tale proponimento? Per ora il “reggente” Martina ribadisce la linea del partito, indisponibile ad alleanze sia con i grillini sia con il centro-destra. Staremo a vedere quanto durerà il proposito. Intanto Di Maio, che sbava all’idea di vedere le proprie natiche incollate sulla poltrona di governo, dichiara ufficialmente al Presidente Mattarella (e anche alla stampa, senza provare neppure un briciolo di vergogna) che il suo movimento è pronto a patteggiare con la Lega come con il PD.

Il canto delle sirene grilline riuscirà a far sciogliere i tappi di cera applicati per ora alle orecchie dei dirigenti del PD, magari dopo il richiamo alla “responsabilità” da parte del Presidente Mattarella durante il prevedibile secondo turno di consultazioni? Il “renziano” Di Maio sembra sperarci, ma resta l’incognita del “renziano” Renzi il quale pare dirigere ancora il partito nonostante le apparenze.

Il revisionismo grillino si avvia a eseguire mirabolanti giravolte politiche degne della peggior specie di politicanti di mestiere pur di accaparrarsi seggiole in giro per i ministeri. Per raggiungere tale scopo costoro sembrano disposti a rimangiarsi persino i cavalli di battaglia lanciati al galoppo durante la campagna elettorale. Già se ne intravedono i segnali.

Intanto, che cosa accadrà nel PD? Il “capo”, quello vero, ordinerà ai propri parlamentari di diventare tutti “responsabili” oppure manterrà ferma la determinazione di stare all’opposizione? Forse questa ultima opzione può apparire la più probabile in vista di presumibili elezioni anticipate magari gestite da un governo transitorio nato col solo fine di favorire una nuova legge elettorale, così che la Lega potrebbe giustificare lo strappo da Forza Italia giustificandolo come atto di necessità, ma temporaneo.

Il cucùlo Renzi, in tal caso, sarebbe tentato di deporre un uovo nel nido di Forza Italia con lo scopo di coronare, finalmente, il suo nemmeno troppo celato sogno di matrimonio sperimentato col “Patto del Nazareno”, poi sfumato.



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