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Una nuova sinistra è possibile, a condizione che rinunci al prefisso “ri”.
Di enzo sanna · creato il 29/03/2018 22:12 · vista 121 volte · POLITICA · ITALIA


Mentre M5S e Lega tubano nel tentativo di trovare un espediente dignitoso (leggi furbesco) di convolare a “giuste” nozze, vale la pena di dare uno sguardo verso sinistra nel tentativo di comprendere che cosa stia avvenendo da quelle parti dopo la batosta elettorale, con una precisazione: parlare di sinistra esclude, come ovvio, il PD renziano.

È un dato la fuga di elettori dal PD, ma anche da coloro i quali, troppo tardi e troppo male, sono usciti da quel partito stipando in valigia le medesime magagne della casa madre. La formazione di Liberi e Uguali, infatti, supera a stento un misero 3% pur essendo infarcita di personalità di assoluto rilievo tra cui si annoverano ex presidenti delle Camere, ex segretari di partito, ex presidenti del Consiglio, ex ministri e via proseguendo. Non sfugge al medesimo destino persino Potere al Popolo che, seppure in debito di visibilità, si ferma intorno al 1%. Eppure stavolta l’elettorato di sinistra non si è rifugiato, se non in parte, nell’astensionismo, ma si è espresso nell’urna, eccome.

Lo studio dei flussi elettorali ha evidenziato un massiccio spostamento di elettorato di sinistra verso il M5S. Dunque, la sinistra è morta? Dobbiamo prendere atto che le storiche classificazioni di appartenenza politica, destra e sinistra, sono superate? Neppure per idea. Lasciamo che a esprimere simili amenità siano persone come Grillo o Di Maio o, ancora, Salvini. Semplicemente, gli elettori di sinistra si sono stancati di lanciare segnali di insofferenza nei confronti del “potere costituito” incapace di dare risposte concrete alle necessità della gente, divenute urgenze col trascorrere del tempo e delle scellerate scelte di governo. Non solo, la tracotante arroganza renziana ha infierito sui giovani precarizzandone l’esistenza e strappando loro persino quel po’ di speranza residua, così come ha fatto con i lavoratori privandoli anche dei minimi diritti, abbandonandoli alla mercé di una imprenditoria cialtrona sempre più avvezza allo sfruttamento e, quando neppure quello è sufficiente all’arricchimento, ad abbandonare baracca e burattini per recarsi in altri lidi dove gli schiavi costano persino di meno. Tutto questo con l’assenso di un governo del Paese sprezzante nella forma quanto inefficace nella sostanza, checché ne dicano i dati statistici sciorinati da poco credibili commentatori di parte, puntualmente smentiti dall’oggettività del vivere quotidiano.

Dal ragionamento ne consegue che nessuno, proprio nessuno, a sinistra, può abbozzare un seppur flebile sorriso. Eppure, a parlare con tante persone, si percepisce chiaro il desiderio di sentirsi rappresentate nelle loro istanze come nei loro bisogni dalla parte che, in coscienza, considerano vicina, ma dalla quale si sono sentite tradite tanto da volerla punire con un voto dal significato inconfutabile: cambiate registro (e magari anche persone)!
Il messaggio, uscito dalle urne chiaro e forte, sembra non aver prodotto risultati apprezzabili tra gli “addetti ai lavori” di quelle parti. Ci saremmo aspettati qualcosa di più di una autocritica di circostanza. Invece quel che si sente è una sorta di déjà-vu condito di prefissi “ri” quali ri-fondare, ri-costruire, ri-nascita, ri-vedere, ri-pensare e via dicendo. Una “nuova” sinistra dovrà stare alla larga dal prefisso suddetto pena ripetere (dove il “ri” non è un prefisso) i medesimi errori del passato.

Il tentativo abortito del Brancaccio, unica vera novità che si prospettava a sinistra prima delle elezioni, merita di non finire nel dimenticatoio. Anna Falcone e Tomaso Montanari, promotori dell’evento, possono ancora afferrare le redini con presa ferma e stavolta proseguire il percorso costituente rivolgendosi direttamente alle persone e non agli apparati di partitini fantasma. Solo così si recupererà la fiducia del disilluso “popolo” della sinistra invertendo la transumanza verso il M5S, movimento che non potrà in nessun caso rappresentare le istanze di giustizia ed equità sociale, di tutela del lavoro, e di quanto è nel DNA della sinistra.



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