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“Lo dico, poi lo interpreto”. Le nuove miserie dei politici italiani, e non solo.
Di enzo sanna · creato il 19/01/2018 10:34 · ultima modifica 19/01/2018 10:58 · vista 534 volte · POLITICA · ITALIA


Tutti conosciamo l’italico detto “Qui lo dico, qui lo nego” da sempre una sorta di modus operandi dei politici di ogni ordine e grado. Si rendeva una dichiarazione poi, a seconda delle reazioni, la si smentiva, magari incolpando di malevolenza quando non di perfidia il giornalista di turno, reo di aver interpretato in maniera scorretta il significato di una frase o persino di un singolo vocabolo.

Oggi, però, le nuove tecnologie mettono i politici al muro: ciò che è detto è detto. Registrazioni audio e video, dichiarazioni rese nei “social”, non lasciano scampo, restano lì, imperiture, a testimoniare senza ombra di smentita l’incauta asserzione. Come può, allora, l’odierno politico difendersi dalla mala parata procurata dalle sue stesse esternazioni?

Attilio Fontana, leghista candidato alla presidenza della Regione Lombardia, rappresenta in tal senso un caso da manuale. Costui asserisce, in una intervista rilasciata a Radio Padania, che “La razza bianca è a rischio”. Non si tratta di una perfida trasposizione su carta stampata del solito giornalista appartenente a una “testata” avversa. Lo ha detto lui e non lo può negare. Registrazione “docet”. Ecco allora assistere al lancio delle bombe fumogene.
Il primo a lanciarle è proprio lui, l’incauto Fontana che, incalzato, parla di lapsus. Ora, a voler essere pignoli, il termine lapsus significa “l'errore risultante da una sostituzione, trasposizione od omissione involontaria di una parola nello scrivere ( lapsus calami ) o nel parlare ( lapsus linguae )”. Ma quale lapsus, ma quale fraintendimento! Più esplicito di così non poteva essere, il buon Fontana, dimostrando inequivocabilmente quale sia il suo sentire e la sua anima, presumibilmente di colore nero quanto la pece, alla faccia del bianco della pelle. Ma si sa, l’appartenenza politica è per definizione faziosità, soprattutto in tempi di campagna elettorale. Ecco allora la Meloni, quella dei Fratelli d’Italia (non ancora delle Sorelle d’Italia) sollevare polvere sulla vicenda sostenendo anche lei il “lapsus” e dichiarando “La razza non c’entra, ma l’Italia ignori le critiche UE”, riferita alle reazioni pervenute dall’estero. Non ci si stupisca, ora, di sentire la Meloni fischiettare “Faccetta nera dell’Abissinia…”, tanto la razza non c’entra.

Poi, sulla difesa d’ufficio da parte del segretario della Lega (ex Nord) Salvini è meglio sorvolare. E Berlusconi che cosa ne pensa? Per ora non è dato sapere. Con l’avanzare dell’età le sinapsi stentano a connettersi. Comunque, una considerazione appare più che ovvia guardando la faccia di Attilio Fontana: se lui è un rappresentante della “razza bianca” siamo tutti invogliati a pitturarci la faccia di un altro colore, non sia mai che qualcuno ci accomuni a lui.

E sugli altri fronti come se la cavano? Renzi e Di Maio continuano a percorrere parallelamente i medesimi binari. Costoro, giovani e rampanti, rappresentano una evoluzione della specie politica priva di senso della vergogna, pertanto non sentono alcuna necessità di smentire loro affermazioni o rivedere loro comportamenti. “Così è, se vi pare”, questo il loro motto. Chi se ne frega se allo “Stai sereno” di Renzi rivolto all’allora Presidente del Consiglio Letta segue lo sgambetto? Che importa se al “Mai con gli scissionisti” segue tanto di slinguazzata per convincerli a stringere alleanza con lui? Chi se ne frega se il Jobs Act si rivela una mannaia sulle teste dei giovani? Chi se ne frega se la “Buona scuola” si rivela un fallimento? E via considerando, eliminazione dell’articolo 18 compresa. Tanto c’è sempre la possibilità di bluffare sulle cifre farlocche dell’ISTAT.

Che dire, poi, di Di Maio divenuto oramai oggetto di barzellette spassose per le ripetute giravolte nelle più disparate materie, dalla giustizia all’Euro, dai vaccini alle “parlamentarie”, dalle indennità, rimborsi spese compresi, agli avvisi di garanzia, alla onestà, per incappare poi nelle disavventure della “Piattaforma Rousseau”? Purtroppo vi è da considerare che queste sono solo parziali considerazioni che abbozzano appena l’immagine dei nostri politici. L’affresco completo non sarà e non potrà mai essere dipinto. Nessuna superficie, nessuno spazio lo potrebbe ospitare neppure se tornasse in vita il pittore Hieronymus Bosch.

Riusciremo forse a trovare consolazione guardando oltre frontiera? Certo che, a vedere quanto accade negli USA potremmo persino considerarci fortunati. Pensate se da noi, come da loro, vi fosse un Presidente accusato di essere “un bambinone fuori controllo”, “un idiota”, “una minaccia per la sicurezza pubblica” e, a detta dei loro giornali, molto di peggio, tanto che qui si evita di riportarne l’elencazione. In fin dei conti, noi non siamo messi tanto male quanto gli USA. O no? La risposta dopo il 4 di marzo.



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