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Post elezioni. La comparsa di una nuova specie di politico: l’arrogante codardo.
Di enzo sanna · creato il 10/11/2017 17:30 · vista 409 volte · POLITICA · ITALIA


A sentire i commenti degli addetti ai lavori, siano essi politici, giornalisti o “opinionisti”, in merito alle recenti elezioni siciliane e ostiensi, si resta nell’incertezza se intristirsi nel costatare la pochezza del “corpo” politico italiano rappresentato dai soliti noti come, purtroppo, dai “nuovi” noti. Nessuna sorpresa, dunque, visti i risultati più o meno scontati usciti dalle urne? Macché!

Ciò che sorprende, e non poco, è la comparsa nell’arena politica di una nuova specie di aspirante leader: l’arrogante codardo. Costui, il mutante, sbraita, pontifica, santifica se stesso, irride gli avversari poi, nell’atteso momento dell’agone, si defila pavido. Facile individuare nella figura descritta il presunto neo leader del M5S, quel Di Maio definito “coniglio” da più d’un commentatore per il mancato faccia a faccia da lui stesso proposto a Renzi. Purtroppo Di Maio non è in solitudine. Il suo alter ego del PD, proprio quel Matteo Renzi disposto ad accogliere il guanto di sfida schiaffatogli in faccia, si era defilato in maniera codarda dal confronto pre-elettorale in Sicilia lasciando soli, persino orfani, i propri compagni di partito siculi.

Sembra di comprendere che i “puledri” politici, capaci di pestare gli zoccoli sulla sabbia per tentare di dimostrare il proprio prestigio, corrano a rifugiarsi dentro i rispettivi box non appena in presenza di un ostacolo un po’ più alto rispetto alle loro grame facoltà di “balzo”. Ancora una volta PD e M5S dimostrano la loro complementarietà: ognuno trova linfa vitale nell’operato dell’altro ed entrambi, grillini e renziani, si scimmiottano vicendevolmente.

Venga perdonato, a questo punto, il ricorso ad antichi proverbi, come ad esempio “Tra i due litiganti, il terzo gode” che potrebbe sintetizzare il risultato scaturito dalle urne della Regione Sicilia. L’uso del condizionale è d’obbligo viste le cronache post-voto, giudiziarie e non. È pur vero che in politica viene difficile discernere quanto il dato elettorale sia merito del “vincitore” e quanto demerito del “perdente”, ma l’affermazione del centro-destra con una percentuale tonda sul M5S non lascia margini di dubbio se persino il “guru” del movimento Beppe Grillo non si esime dal farlo rilevare seppur in maniera sommessa. Circa il PD, meglio tacere.

Detto in soldoni, gli elettori siciliani sembra abbiano preferito farsi amministrare persino dagli “impresentabili” pur di non cadere tra le grinfie dei grillini, palesemente dimostratisi incapaci di governare, così evitando una discutibile stagione Crocetta bis. Inoltre non sorprende che, messi di fronte a tali alternative, gli “aventi diritto al voto” disertino i seggi in percentuali sempre maggiori, sino a sfiorare il 70% nella circoscrizione romana di Ostia. Non ci si deve stupire se in simili contesti si sia costretti ad assistere al rinascente squadrismo fascista o all’arresto in Sicilia di qualche neo-eletto tra le fila della “nuova” maggioranza di centro-destra.

Delude anche la sinistra (quella fuoruscita dal partito di Renzi) sempre più somigliante a una sorta di circolo dopolavoristico degli ex PD, incapaci di interpretare il malessere sociale, in continuità con quanto dimostrarono nella precedente militanza partitica. Eppure la domanda di “sinistra” si può percepire in ogni dove. Dalle cabine degli ascensori alle fermate dei tram, dalle file negli uffici pubblici ai capannelli nei mercatini si assiste a una continua denuncia dell’ingiustizia sociale che ha abbondantemente superato il limite della sostenibilità e, peggio, della tollerabilità. Forse siamo arrivati a un bivio. O la sinistra, quella vera, si riappropria della capacità di proposta e di governo oppure ne approfitteranno le destre, siano quelle palesi come pure quelle mascherate da moderatismo tanto fasullo quanto ipocrita.

La precarizzazione del lavoro, la schiavizzazione del lavoratore, la supina arrendevolezza alle multinazionali, il servilismo nei confronti delle “centrali” di governo internazionali, inaugurati dall’era Berlusconi ed estremizzati dalle politiche di Renzi, ci hanno condotto sul limite del baratro. Ora basta poco perché si venga spinti oltre. A Ostia, i neofascisti di Casa Pound rinverdiscono le pratiche di acquisizione del consenso proprie delle destre che furono di Achille Lauro, quello che regalava una scarpa prima del voto e l’altra a elezione avvenuta. Loro “regalano” buste di alimenti prima del voto mascherando il tutto come atto di beneficienza, ma il concetto non cambia, come non cambiano altre ben note quanto nefaste pratiche.
In tale contesto fa sorridere il buonismo spocchioso di Walter Veltroni, redivivo supporter TV del renzismo oramai in marcescenza, come anche i poco convincenti distinguo di Giorgia Meloni su Casa Pound o i voli pindarici di Matteo Salvini nel sud Italia. Riempiono, invece, di sconsolato deja vu le performance di un Silvio Berlusconi dal volto sempre più artificialmente ringiovanito, nella illusoria speranza che il tempo per lui possa fermarsi e perfino rinverdirsi.

Vogliamo continuare a lasciare a casa la maggioranza assoluta degli italiani schifati dal quadro sopra descritto? Per stare ai proverbi, quello che cita “La speranza è l’ultima a morire” sembrerebbe il più appropriato se non fosse che… Avverrà qualcosa capace di smentire l’ovvio seguito al “che”? Intanto assistiamo quasi impotenti alle performance dei non troppo nuovi politici impastati in un amalgama di arroganza e codardia e impegnati a fare le gimcane tra i loro vecchi maestri, quelli illusi di poter ringiovanire come per incanto col ricorso alla chirurgia estetica. A ciò sembra ridotta l’Italia, per ora.



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