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L’”Avanti” di Renzi , una lettura (poco) edificante.
Di enzo sanna · creato il 18/07/2017 17:43 · vista 812 volte · POLITICA · ITALIA


Sì. Confesso. Faccio parte di quegli italiani (non molti, pare) che non hanno saputo resistere al martellamento mediatico pubblicizzante la recente fatica di Matteo Renzi, fresca di stampa. Dunque, ho acquistato l’ebook al rispettabile prezzo (trattandosi dell’edizione digitale) di 9,99 euro. Vabbè, pazienza.

Premetto che considero “per default” chiunque si impegni a mettere qualcosa nero su bianco su carta, sia nella forma classica, sia in quella elettronica, meritevole di apprezzamento per l’impegno e la fatica profusi nell’atto dello scrivere. Diverso è il disquisire circa il merito di ciò che si è scritto. Precisazione dovuta perché sia chiaro il senso del seguito di questo “pezzo”.

Il primo impatto col saggio in questione (niente a che vedere col significato di saggezza) trasferisce al lettore addirittura una sensazione di appagamento, forse anche di plauso. L’iniziale citazione di Italo Calvino è capace di scaldarti il cuore. Giri pagina e ti ritrovi in testa alla prefazione un’altra citazione ancora più coinvolgente, se possibile, di Gabriel Garcia Marquez. A questo punto inizio a mettere in dubbio le mie convinzioni circa il “saggista” e mi inoltro nella lettura. Falso allarme. Già nel concludere la prefazione, il classico “latte” inizia a fluire verso le ginocchia.

Ma il risveglio d’interesse è procurato da una citazione di Oscar Wilde, o a lui attribuita, in testa al capitolo numero uno. E allora, vai! Riprendo da lettura. Eccolo, il nostro Matteo, impegnarsi in una sorta di cronistoria “pro domo sua” circa gli avvenimenti precedenti il 2014 dai quali traspare, sotto sotto, la ben nota ammirazione per Berlusconi. Terminata la lettura del capitolo, il latte alle ginocchia ha iniziato a coagulare diventando della consistenza di una mozzarella. La curiosità, però, impone un ulteriore sacrificio. E allora, vai ancora “Avanti” con la lettura.

Anche il capitolo numero due si apre con una citazione, stavolta meno efficace delle precedenti e, per giunta, attribuita a un tale Dag Hammarskjold, dal nome illeggibile quanto impronunciabile. Chi è costui? Interrompo la lettura, metto l’ebook-reader in stand-by e vado al computer per fare una ricerca. Scopro che tra il nome e il cognome dell’estensore della citazione bisogna aggiungerci “Hjalmar Agne Carl”, nientemeno che un diplomatico svedese premio Nobel per la pace. Inizio a provare vergogna di me stesso per l’ignoranza, anche se il senso della citazione non mi “sfagiola” più di tanto. Proseguo nella lettura, (ma quando termina il capitolo due?).

Finalmente arrivo al capitolo numero tre scoprendo che, stavolta, viene scomodato addirittura Martin Luther King con una propria citazione. Continuo nella lettura? Ma sì. Ci provo. Proseguendo, però, non riesco a reggere le elucubrazioni sulla politica internazionale. Il latte sceso sino alle ginocchia, e già coagulato in mozzarella alla lettura del primo capitolo, sta ora iniziando a stagionare con buone probabilità di finirla in un pecorino di infima qualità.

Basta. Sono curioso, però, di scoprire quali e quante altre citazioni di personaggi illustri vanno a cappello dei prossimi capitoli. Mai l’avessi fatto! Chi è Pierre-Georges Latecoere, fondatore dell’Aéropostale? Basta e ancora basta! Neanche vado a fare la ricerca on line. Decido di restare nella mia profonda, abissale ignoranza, ma con una convinzione: Matteo Renzi fa precedere il “saggio” e ogni singolo capitolo da una citazione più o meno dotta per coprire la scarsa sostanza del contenuto, un po’ come fanno certi produttori di vini di scarsa qualità, capaci, però, di confezionare bottiglie dall’etichetta accattivante.

Un pensiero continua a rodermi fin dalle prime righe. Perché Renzi ha titolato il suo saggio “Avanti”? Qualcuno può fargli notare la fine fatta dal prestigioso giornale socialista con l’omonima testata? Viene da chiedersi se il prossimo saggio del nostro “eroe” recherà in copertina un bel “L’Unità”, dopo che grazie anche a lui il quotidiano fondato da Gramsci sarà ormai una nota della storia passata, come l’Avanti!, appunto, e l’ipotesi di unità di un nuovo centro-sinistra rimarrà una chimera finché il PD avrà lui, Renzi , come segretario e i renziani come suoi vassalli.



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