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Renzi l'Abramo pronto a sgozzare Gentiloni l'Isacco. Un "angelo" fermerà il coltello?
Di enzo sanna · creato il 04/06/2017 18:22 · vista 561 volte · POLITICA · ITALIA


Le dichiarazioni esplicite di Sergio Pizzolante, deputato di Alternativa popolare (gli alfaniani, per intenderci) circa le pressioni ricevute dal suo partito fin dallo scorso Febbraio da parte di Renzi in persona di operare per far cadere il governo Gentiloni, mostrano plasticamente l'essenza del renzismo. Il fatto sarà vero? Forse sì, forse no. Bisogna considerare, però, che nel paese Italia, dove partono querele anche solo per aver starnutito senza essersi coperti la bocca con la mano, alle smentite di Renzi e del PD in merito alla pesantissima accusa non è seguito alcun annuncio di ricorso ai tribunali per vedere riconosciuta la propria "onorabilità". Persino la Boschi ha minacciato di querela il giornalista Ferruccio De Bortoli per le rivelazioni su Banca Etruria; poco importa se a oggi non si è vista neppure l'ombra di una carta bollata.

Chi scrive ha evidenziato fin dal primo istante dell'era Renzi come il tratto politicamente distintivo del renzismo fosse allora (e continui a essere) la mistificazione. Garba (per dirla alla fiorentina) constatare quanti, pur con ritardo non sempre incolpevole, si sono convinti della suddetta peculiarità renziana e oggi ne fanno oggetto di analisi sempre più puntuale. L'homo mendax per eccellenza dell'Italia politica tesse la tela che, a suo avviso, dovrebbe consentirgli il ritorno alla guida del governo. Per fare cosa? Domanda pleonastica.

L'evidenza è lì, sotto gli occhi di tutti coloro che non se li bendano: l'uomo punta al potere per il potere, punto e basta. Sembra convinto di trovare tanti elettori pronti a votarlo sulla parola, come capitò tempi addietro al suo mentore e faro ideale Berlusconi col quale, non a caso, viene ipotizzato da non pochi commentatori politici lo sposalizio post-elettorale. Assistiamo, dunque, al lavorio del Matteo toscano impegnato a trovare la maniera di "sgozzare" quanto prima il governo Gentiloni per andare al voto, magari con una legge elettorale studiata ad arte per agevolare le proprie mire.

E la legge inizia a prendere forma. Ecco servito il Renzi-Grillo o, se si preferisce, il renzillo (anche il renzillum, volendo parafrasare i precedenti), cioè il peggiore inciucio che l'italico elettore possa immaginare, una sorta di confuso sistema proporzional-maggioritario, malamente accomunato a quello tedesco, ma sempre a liste bloccate, concepito dal duo succitato col beneplacito di Berlusconi e di Salvini. Qualcuno eccepirà che finalmente si è trovata una "formula" capace di mettere d'accordo tutti, a destra e a manca. Le cose stanno proprio così?

Neppure per idea, almeno a sentire i commenti dei diretti interessati. Renzi, infatti, sostiene pubblicamente che la proposta di legge non è quella da lui auspicata, esattamente come fa Grillo; Berlusconi accetta, seppure con i dovuti distinguo, non si sa mai. Salvini è l'unico a dichiararsi pronto ad accogliere qualsiasi proposta, bella o brutta, pur di andare al voto. Ma come, il trio Renzi-Grillo-Berlusconi, con la spalla di Salvini, rappresenta l'80% dell'elettorato, almeno di quello ancora propenso a recarsi alle urne, e concorda su un'ipotesi di normativa che non va bene a nessuno di loro? La domanda viene ovvia: stanno prendendo in giro se stessi oppure tutti noi?

I quattro sembrano voler comunicare al rispettivo elettorato di essere pronti a "sacrificarsi" pur di dotare il nostro ordinamento di una legge elettorale tale da superare le eccezioni d'incostituzionalità della precedente, bocciata dalla Corte. Macché! Si comprende bene, eccome, che l'unica base sulla quale i "nostri" hanno trovato l'accordo sta nel conservare un sistema concepito per confermare il mantenimento della scelta degli eletti in capo alle segreterie di partito, anzi, ai soli segretari, non agli elettori, almeno quelli che continuano a dar retta.

Sulla voglia d'elezioni da parte di Renzi si è detto e scritto abbastanza. Ora spuntano anche i testimoni. Il tono delle smentite dei rappresentanti renziani non fa altro che avvalorarne l'ipotesi, persino a dimostrarne la tesi. Per Renzi, la legge elettorale equivale al coltello nella mano di Abramo. Il mite Gentiloni-Isacco è lì, col capo poggiato sull'ara sacrificale, pronto a raccogliere nel collo la lacerazione della lama affilata rappresentata dalla nuova normativa elettorale. Stiamo a vedere se spunterà un angelo a fermare la mano armata, come nell'episodio narrato nella Genesi, con una dissonanza di non poco conto: Abramo era pronto a compiere un sacrificio, Renzi pensa a ben altro, con l'aiuto di Grillo, di Berlusconi e di Salvini. Amen.



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