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Sovranità monetaria: unica arma per rilanciare crescita e innovazione
Di GAP Pordenone · creato il 04/09/2013 15:06 · ultima modifica 04/09/2013 15:11 · vista 1134 volte · SCUOLA · ITALIA


È notizia di ieri dell'OCSE che il nostro paese è l'unico tra i paesi del G7 che non vedrà la fine del tunnel della recessione nei prossimi trimestri. Infatti, mentre è prevista per il 2014 una crescita del PIL dell'1,5% per il Regno Unito e dell'1,6% per il Giappone, l'Italia subirà un ulteriore peggioramento con un pesante -1,8%: insomma, peggioreremo addirittura più velocemente di quanto migliorino gli altri. I “padroni d'Europa” Francia e Germania intravvedono una timida crescita di rispettivamente lo 0,3 e 0,4%. Il colosso cinese rimane invece la solita macchina da guerra anche in tempo di crisi crescendo del 7,4% (rallentando di poco rispetto al 7,8% dell'anno precedente). Pare subito evidente un dettaglio: i paesi meno colpiti dalla speculazione finanziaria crescono di più rispetto agli altri. Potrebbe sembrare una banalità ma consideriamo per esempio i casi giapponese e britannico: i due paesi possiedono una banca centrale gestita dal governo e hanno dunque la possibilità di comprare i propri titoli di stato e prestare il denaro all'imprese a tassi di interesse molto bassi (anche dello 0,1%). L'Italia invece è costretta a rimanere sotto il giogo dei capricci dei burocrati di Bruxelles e della BCE (che presta il denaro alle banche private che a loro volta lo prestano alle imprese a tassi proibitivi del 6%, se va bene). In questo caaso la sovranità monetaria sembra essere l'unica strada per riuscire a far fronte alle incombenze del paese e rilanciare un piano per l'occupazione e il welfare. Continuare a rimanere sotto il ricatto dei trattati Europei assassini come il Fiscal Compact vuol dire scegliere di continuare ad essere presi in giro dalle “larghe intese” e da “decreti del fare” completamente inutili a risollevare la situazione del paese. È necessario far fronte ai principali problemi dei cittadini: occupazione, sanità e istruzione. E proprio a proposito dell'istruzione, il “decreto del fare”, varato a metà luglio, continua i tagli che già dai tempi della Moratti, passando per la Gelmini fino ad arrivare a Profumo e al presente governo, affliggono l'istruzione. In particolare è preoccupante la situazione del diritto allo studio per gli studenti dell'università: i beneficiari delle borse di studio diminuiscono drasticamente di anno in anno, arrivando il record per quest'anno accademico: per garantire l'intero sistema di diritto allo studio nazionale il ministero ha stanziato un fondo di soli 140 milioni di euro da ripartire tra gli studenti aventi diritto di tutti gli atenei pubblici del paese. Questo piano per la distruzione del diritto allo studio sta rendendo più che mai impraticabile per famiglie di reddito medio-basso iscrivere i propri figli all'università, negando in modo criminale un diritto fondamentale come quello alla cultura e allo sviluppo umano in un'ottica rigida e classista che andrà a svantaggio sul lungo periodo dell'intero paese. Se infatti lo sviluppo nel Secondo Dopoguerra è stato possibile è perchè milioni di italiani hanno avuto la possibilità di studiare e mettere al servizio della comunità le proprie conoscenze e non è ammissibile giustificare con una ipocrita “meritocrazia” il fatto che non vengano stanziati fondi adeguati. In una situazione in cui il paese non è in grado di progredire con la ricerca e l'innovazione i tagli a un settore strategico come la cultura è un abominio sia nei confronti dei singoli individui che dell'intero paese, destinato, altrimenti, a diventare, come la grecia sta rischiando, un potentato economico a sovranitò limitata tedesco o statunitense dal quale attingere manodopera a basso prezzo.




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