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FISCAL COMPACT, ovvero massacro sociale e suicidio economico
Di GAP Pordenone · creato il 24/01/2013 12:49 · ultima modifica 25/01/2013 00:07 · vista 1477 volte · ECONOMIA · ITALIA


Il 1 gennaio 2013 è entrato in vigore il “patto di bilancio europeo”, comunemente chiamato fiscal compact, in tutti i paesi membri dell’Unione europea che lo hanno firmato, Italia compresa. Che cosa prevede questo patto di stabilità? Prevede in primis l’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione, l’impegno che il deficit strutturale non superi lo 0,5% del Pil e l’obbligo di mantenere il deficit pubblico rigorosamente al di sotto del 3% del Pil (in caso contrario scatteranno delle sanzioni) e “last but not least” la riduzione in 20 anni del debito pubblico fino a scendere al 60% in rapporto al Pil. Ora il debito pubblico italiano è valutato all’incirca in 2000 miliardi di euro, con un rapporto debito-pil del 120%, scendere al 60% vuol dire dimezzarlo e se la matematica non è un’opinione ridurre il debito di 1000 miliardi in vent’anni significa recuperare 50 miliardi di euro l’anno! Avete capito bene: per i prossimi due decenni qualsiasi governo di qualsiasi colore politico che non metta in discussione i diktat della tecnocrazia europea dovrà tagliare radicalmente la spesa pubblica, sanità, istruzione, fare licenziamenti di massa di lavoratori statali, svendere (o meglio regalare) il patrimonio pubblico italiano, aumentare le tasse e così via. In brevi parole il fiscal compact spazzerà via gli ultimi rimasugli di stato sociale presenti in Europa e in Italia dal secondo dopoguerra grazie al compromesso socialdemocratico keynesiano, mettendo in primo piano la salvezza delle banche, establishment finanziario e speculatori ultramiliardari e relegando in secondo piano la salute, il diritto allo studio e la vita delle persone.
Tornando al pareggio di bilancio, esso è stato votato dal Parlamento italiano a maggioranza qualificata di due terzi per due volte, evitando così il ricorso democratico al referendum popolare. Le forze politiche che hanno votato a favore (PD, PDL e Centro) sono le stesse che per un anno hanno appoggiato il governo Monti e le sue politiche scellerate di lacrime e sangue e che ora populisticamente ne prendono le distanze in campagna elettorale. Con l’introduzione del pareggio di bilancio (art. 81) la Costituzione antifascista della Repubblica italiana è stata stravolta, violentata con un dogma economico liberista che ne stravolge i principi di eguaglianza sostanziale e solidarietà sociale.
Politiche simili al fiscal compact sono state adottate storicamente durante la Repubblica di Weimer in Germania all’inizio degli anni ’30, con la conseguenza dell’aumento della povertà, miseria e disoccupazione di massa che hanno portato alla vittoria elettorale del partito nazista.
Fortunatamente il patto fiscale è stato aspramente criticato da tutti gli economisti di scuola keynesiana (oltre che marxista) e da molti premi nobel per l’economia, tra cui il più conosciuto è Krugman, che affermano che in periodo di recessione economica le entrate fiscali calano, come cala anche il Pil portando ad un aumento del rapporto debito-pil e quindi introdurre il pareggio di bilancio significa spazzare via il welfare state, aumentare le tasse e minare qualsiasi timida possibilità di ripresa economica. Ripresa economica che non si capisce come possa essere raggiunta magicamente attraverso queste politiche di “guerra” e spontaneamente senza nessun forte investimento pubblico per l’occupazione ed una redistribuzione della ricchezza volta a far ripartire i consumi fra le classi medio-basse.
Noi però non abbiamo la memoria corta e nel segreto dell’urna elettorale ci ricorderemo bene quali forze politiche hanno votato tali provvedimenti.



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