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La nostra costituzione contro il G7 e il lavoro premio di Carpisa.
Di Nicolò Martinelli · creato il 07/09/2017 10:46 · vista 752 volte · LAVORO · ITALIA


Ne è passata di acqua sotto ai ponti dall’ormai dimenticato 4 dicembre. Una vittoria, costituita dalla difesa della modifica della Costituzione, a questo punto, solo formale, oggi già dimenticata come accaduto per il referendum per l’acqua pubblica: vittorie alle urne che non hanno modificato la realtà in cui viviamo. Si è lottato per evitare di accentrare il potere nelle mani di pochi, che le istituzioni divenissero ostaggio delle grandi aziende e dei diktat europei, per difendere il costituzionalismo moderno contro una costituzione che garantisca diritti al capitale e i doveri dello Stato, svuotando così ogni idea di democrazia e partecipazione delle classi subalterne.
Chi potrebbe negare che molte di queste cose avvengano già nei fatti? Il Parlamento, complice di una legge elettorale definita incostituzionale dalla Corte, è stato svuotato di ogni funzione così come i Governi che si susseguono da ormai troppi anni, sono il comitato d’affari della borghesia.
Dinnanzi a questa realtà meschina, molti di quelli che si sono battuti contro la “controriforma Boschi”, invece di chiedere l’attuazione della costituzione, si sono collocati su altre barricate e rinchiusi in altri fortini elettoralmente più appetibili , per arrivare ad un elettorato reso aggressivo dal Sistema, avviando una lotta tra poveri. Tutto ciò è possibile grazie ai mass media che alimentano il senso comune di cui la borghesia si fa carico e promotrice, facendo nascere programmi fiume sugli immigrati che rubano, sui famosi 35€, sugli alberghi a 5 stelle e sugli approfondimenti sul settore pubblico incapace e inefficiente a differenza del privato.
Se questi temi scoraggiano sempre di più la militanza, ed il perenne ed ideologizzato dibattito sulle alleanze esaurisce le nostre energie, noi tutti dovremmo provare a proiettare nella società questioni come il tema democratico, l’avanzamento dei diritti sociali e la redistribuzione della ricchezza, provando a creare crepe nell’informazione di regime.
Da rivoluzionari, oltre a voler cambiare la società, dobbiamo essere capaci di cambiare noi stessi a seconda della fase che si vive, affinché si tenga sempre ferma l’idea e la possibilità di una rivoluzione comunista in Italia: una rivoluzione che modifichi i rapporti di forza, capace di rimuovere le disuguaglianze e di evolvere di pari passo con le esigenze sociali, che sia retta dal pluralismo di più voci e dal concorso di più forze.
La percezione comune secondo la quale viviamo in un sistema democratico plurale, è del tutto errata e da respingere. Oggi dove l’alternanza tra centrodestra e centrosinistra si articola su valori etici e morali differenti, ma non si presenta nessuna alternativa economia e di sistema.
Siamo spinti come sempre da grandi ragioni, ma ad oggi abbiamo poche frecce al nostro arco, non sapendo da dove cominciare e interrogandoci sul leniniano dilemma “Che Fare?”. Se tutti hanno abbandonato per comodità il tema della Costituzione, noi abbiamo il compito di riappropriarcene ripartendo dal 4 dicembre, affinché nasca una battaglia di attuazione della Costituzione. E’ necessario battersi per l’uguaglianza formale e sostanziale (art. 3), per un’Italia fondata sul lavoro come recita l’art.1 e quindi la piena occupazione, per il repudio della guerra (art.11), ma ancora di più la Costituzione ci deve servire per una grande battaglia politica e culturale: lo Stato deve ritornare al di sopra di tutto e non deve essere ostaggio dell’economia. Rispetto all’economia privata, l’art 41 della costituzione recita: “ Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.” questo importante passaggio determina che l’economia non può astrarsi dalla legge contro la società. Per queste ragioni saremo al G7 di Torino. I signori che siederanno a quel vertice violano la costituzione, poiché discutono favorevolmente di un’economia che vuole meno regole per generare sempre più profitti, umiliano l’uomo con contratti sempre più da fame e precari, violano le norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e limitano la libertà dei lavoratori di concorrere alla vita democratica della fabbrica. In questi anni siamo stati abituati a considerare normale il caporalato nelle campagne, abbiamo assistito inermi alla trasformazione della FIAT in FCA, alla deportazione dei lavoratori in lotta in filiari confino, all’abolizione dell’art. 18, alla riforma Fornero, al jobs act e ad altre porcherie.
Ultimamente oltre al lavoro gratuito, vogliono tornare ad abituarci al lavoro come premio a gentile concessione del padrone buono. Carpisa, infatti, offre uno stage gratuito della durata di un mese, non ai cittadini, ma ai consumatori del marchio stesso. In questo articolo mi soffermo a sottolineare il carattere anti-sociale di Carpisa, ma non deve sfuggire l’idea che la trasformazione di cittadini in consumatori è un terreno di battaglia non troppo lontano e se mai si realizzerà dovremmo arrivarci preparati.
Quando riusciremo a costruire nel paese un’ egemonia proletaria e intellettuale e saremo al governo di questo Paese solleveremo la costituzionalità di queste leggi, ristabiliremo uno stato che redistribuisce ricchezza, che si faccia garante della dignità del lavoro e della piena occupazione. Intanto abbiamo un obiettivo: non far calare il sipario sul referendum del 4 dicembre, propagandare il volto socialista della nostra costituzione contro il senso comune della borghesia italiana creando iniziative e momenti di discussione. Al lavoro e alla lotta.

Antimo Caro Esposito - Esecutivo Nazionale Gc
Resp. Lavoro e Movimenti



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