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Neoinsegnanti tra percorsi ad ostacoli e guerre tra poveri. Una proposta per una ricomposizione delle lotte nell’era della pessima scuola.
Di Nicolò Martinelli · creato il 03/09/2017 13:20 · vista 748 volte · SCUOLA · ITALIA


Già l’anno scorso denunciavamo una insostenibile situazione di stallo che gli aspiranti insegnanti
stavano vivendo, con l’intendimento del governo di trovare una soluzione con qualche semplice
correttivo ad un impianto di reclutamento sbagliato ed inefficace nella impostazione; ferma restando
la nostra totale contrapposizione alla logica di fondo che ispira questi provvedimenti, che per noi
dovrebbero essere affrontati all’interno di una riforma dei percorsi universitari specifici e della
scuola in generale.
Siamo stati facili profeti: ancora una volta emerge in tutta la sua triste limpidezza l’idea di
svalorizzazione del ruolo dell’insegnamento, di dequalificazione del mondo della scuola che
l’esecutivo e la maggioranza parlamentare portano scientificamente avanti.
Trattare il futuro di centinaia di migliaia di giovani qualificati e preparati alla stregua di uno spot
elettorale provoca i disastri che colpiscono la scuola, già rovinata da tagli trasversali, e sempre più
lasciata in balìa di un’offerta didattica sempre più carente, di un’organizzazione dell’organico sempre
più raffazzonata, di un peggioramento generale delle condizioni di chi ci lavora e quindi dell’utilità
stessa di ciò che dovrebbe essere un baluardo su cui costruire il futuro di un Paese, che invece
continua a perdere terreno ed opportunità di miglioramento della qualità della vita per tutte e tutti.
Le ultime novità in tema di reclutamento degli insegnanti ci consegnano un quadro preoccupante, e
al contempo ci impongono, nell’immediato di costruire un’opposizione larga, netta e determinata ad
un modello di mercificazione dei saperi ormai diventato regola.
In questi mesi mesi abbiamo costruito un’importante interlocuzione con l’associazione Adam, in
particolare con il Presidente, Professor V.Leli e con il Vicepresidente, Professor M.Giordano,
raccogliendone le osservazioni.
Rispetto alla bozza di decreto 377 di Gennaio, il decreto n.59 del 13 aprile 2017 precisa
ulteriormente la nuova modalità di reclutamento dei docenti che attende i neolaureati.

Il suo nome è Formazione Iniziale e Tirocinio (FIT).
Requisiti. La partecipazione a questo concorso-corso prevede preliminarmente il possesso di due
requisiti. Il primo consiste nell’acquisizione di tutti gli Esami e i CFU richiesti dalla classe di
insegnamento cui si concorre. Questi requisiti sono specificati nel D.P.R. 14 febbraio 2016 n.19. Il
secondo requisito è il possesso di 24 CFU in materie antropo-psico-pedagogiche. (Non sono più
richieste la certificazione informatica e quella linguistica, previste invece nella versione di Gennaio
del decreto 377).
Prove concorsuali. Il concorso per accedere alla FIT consta di una prova scritta disciplinare,
ovvero relativa alla disciplina della classe di insegnamento, una prova scritta didattico-
metodologica, ovvero relativa alle discipline antropo-psico-pedagogiche, ed infine una prova orale
disciplinare relativa alla disciplina della classe di insegnamento. Se si concorre anche per
l’insegnamento del Sostegno, si aggiungono anche uno scritto specifico ed un orale specifico corso.

Dopo aver superato tutte le prove concorsuali per accedere al FIT, al neolaureato attendono
tre anni di formazione e lavoro, di cui i primi due a stipendio ridotto ed il terzo a stipendio pieno.
Il primo anno della FIT consta di un percorso universitario caratterizzato da lezioni ed esami
inerenti le discipline pedagogiche, di un tirocinio diretto, ossia dell’affiancamento in classe di un
Tutor Scolastico e un tirocinio indiretto presso l’università con il Tutor Coordinatore; al termine
del primo anno, si consegue il Diploma di Specializzazione. Il secondo anno ed il terzo della FIT
prevedono lo svolgimento di un progetto di ricerca-azione in classe sotto la guida del tutor
coordinatore ed in particolare “Il titolare di contratto FIT […] nel secondo anno effettua supplenze
brevi e saltuarie non superiori a 15 giorni nell’ambito territoriale di appartenenza e presta
servizio, nel terzo anno, su posti vacanti e disponibili” (art.10, comma3). Al termine dei tre anni si
avrà diritto ad un contratto triennale nell’ambito territoriale dove si è svolto il terzo anno della
FIT.
A differenza della SSIS e del TFA\PAS, la FIT è gratuita. (art.9 comma1)
Il Decreto 59 delinea anche il percorso di stabilizzazione dei docenti precari presenti nelle GAE e
nelle Graduatorie di Merito (GM) del Concorso 2016, nonché il percorso concorsuale di tipo
transitorio destinato ai docenti in possesso di un’abilitazione sprovvista di valore concorsuale,
ossia per tutti coloro che si sono abilitati -dopo la chiusura delle SSIS- tramite TFA o PAS.
I docenti abilitati tramite SSIS, presenti in Graduatoria ad Esaurimento (GAE) -e nella prima
fascia delle Graduatorie d’Istituto (GI)-, hanno diritto al 50% dei posti annualmente vacanti e
disponibili, in base al Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n.297, art.399 comma 1.
I docenti abilitati tramite TFA e PAS, presenti nella seconda fascia delle Graduatorie d’Istituto
(GI), devono sostenere un concorso composto da un’unica prova orale non selettiva, ossia senza
soglia minima d’accesso, il cui voto viene mediato con i propri punti di titoli e di servizio. La media
tra il voto della prova orale e il punteggio dei titoli e del servizio confluisce in una Graduatoria
Regionale ad esaurimento. Superato il concorso, i docenti abilitati devono svolgere solo il terzo
anno della FIT.
I docenti non abilitati, presenti nella terza fascia delle Graduatorie d’Istituto, i quali lavorano da
almeno 36 mesi -anche non consecutivi- nell’arco degli ultimi otto anni, devono sostenere un
concorso composto da un prova scritta disciplinare ed una prova orale didattico-metodologica.
Superato il concorso, i docenti devono svolgere un percorso biennale equivalente al primo ed al
terzo anno della FIT.

Alla luce dell’analisi del decreto sul reclutamento, i Giovani Comunisti/e ritengono che tale
meccanismo sia in continuità con i principi della Pessima scuola di Renzi. Pertanto pensiamo che :

1) non debbano essere richiesti i 24 CFU in discipline antropo-psico-pedagogiche, i quali sarebbero
un costo ulteriore a carico dei neolaureati interessati ad intraprendere il percorso dell’insegnamento,
nonché un ulteriore ostacolo. Tali esami sarebbero per di più superflui dato che si tratta di
insegnamenti già previsti nei piani di studi dei FIT. Si tratta di equiparare i futuri insegnanti ai loro
colleghi già abilitati (sissini, tieffini e passini), i quali non hanno dovuto sostenere questi CFU;

2) debba essere garantito il libero accesso ai FIT, prevedendo soltanto l’esame di abilitazione finale
dopo un solo anno di corso abilitante, che inizi ad ottobre e finisca a fine luglio per poter essere
svolto in maniera opportuna ed efficace;

3) sia opportuno che, in vista della fase transitoria prevista per gli insegnanti abilitati presenti nelle
graduatorie d’istituto, venga concessa la possibilità di essere inseriti in 3 Graduatorie regionali ad
esaurimento;

4) si debba prevedere un nuovo piano di stabilizzazioni per tutti i precari della scuola, sia docenti
che personale ATA

Loredana Fraleone – Responsabile Scuola Partito della Rifondazione Comunista
Filippo Vergassola – Responsabile Scuola e Università Giovani Comunisti/e




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