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STATO DI INFAMIA E VILTÀ
Di Ivan Mellace · creato il 11/08/2012 14:58 · ultima modifica 11/08/2012 14:59 · vista 1055 volte · LEGALITA' · CALABRIA


INTRODUZIONE Esiste qualcosa di peggio. Esiste una grande massa melmosa in assenza di ogni umanità che vive sul dorso dello stato trasportata dallo stato ed ingrassata dal crimine. Questi esseri immondi sono privi di ogni freno morale come di ogni dignità. Non delinquono per necessità ma per indole acquisita da un educazione transgenerazionale di lascivia ed indifferenza che insegna a creare un immagine nitida da ogni dubbio di coscienza per nascondere una carne lorda nella sua essenza profonda. Uomini non più per definizione ma per comodità di linguaggio che si nutrono della complicità di criminali efferati senza per questo scomporsi nella loro tragica immobilità. I principi e le virtù sono persi nella nebbia della leggerezza insostenibile dei tempi mentre simili esseri sono occupati perennemente ad angosciare e frenare ogni spinta della volontà per mantenere questo stato di malattia profonda che mano a mano divora le risorse e gli spiriti. L’imperativo è il vizio in ogni sua forma. Non fare e fare in modo che non si faccia a meno di un tornaconto programmato . Non è la burocrazia creata per passare ogni cosa da questo filtro a costare gli sforzi dei pochi ma la propensione all’immobilità degli uomini che qualunque legge governi essi possono travisare o strumentalizzare a vantaggio degli eletti per bassezza morale e viltà ereditaria da succubi abbagliati ad altari demoniaci emuli per abitudine o piegati dal tempo che non ha visto il germoglio dell’umanità alla luce nutriente. Quanto questi sporchi esseri avanzano nella loro insulsa bramosia di logorare la carne loro e la altrui altri si formano dalla loro violenza come delle siccità sopravvive la radice più forte. Esiste un principio che il diritto ha creato per avere senso ma i tribunali italiani hanno voluto dimenticare piegati al giogo della falsa convenienza che l’indegno sopravvissuto alla democrazia riciclandosi attraverso la classe dirigente ha saputo imporre sopra ogni giustizia e sopra ogni pudore. Eludendo quel semplice e fondamentale principio è accaduto che ai criminali fosse accordata grazia ma è accaduto anche che agli uomini fosse negata la vita. Un oceano di leggi a dire e ribadire e una calca di professionisti a interpretare secondo la convenienza del momento dettata dalla legge iniqua del più forte quasi sempre economicamente. Non vuole questo essere un trattato di legge ma il potere giuridico è un tassello essenziale della democrazia che non può quindi essere tralasciato in un analisi essenziale e sommaria di una situazione economica e politica fondata sulla confusione indotta dalla assuefazione collettiva all’assenza di ogni principio e di ogni prospettiva evolutiva. Ecco che il vertice si rinnova sopra un unico gradone di casta mentre l’antico ricordo di connivenze con i criminali conosciuti ed osannati dalle folle dimentiche diventa motivo e propaganda di riforma e la crisi più profonda del paese è morale. Folle rabbiose alla vista del potere affiorano al ricordo del miraggio di una redenzione collettiva che si è invece conclusa con il rinnovo dei suoi vertici: dalle retrovie delle lobbies economiche sono affiorati volti al botulino dallo schermo televisivo a palese similitudine di una giovinezza artificiale demoniaca. Lo scontro nato allora tra uomini della politica e magistratura continua tuttora a discapito del compianto principio. Se da una parte alcune immunità sono state revisionate dall’altra mano a mano che la televisione distraeva, il potere nemico della democrazia rafforzava le sue fortificazioni lentamente alimentando lo scandalo immunitario che conseguiva lo scopo prefissato e manifesto di ritardare e quindi inficiare il corso della giustizia senza che questa volontà criminosa , seppure più volte il disegno legislativo sia stato riconosciuto anticostituzionale, potesse essere punita. Le gogne mediatiche sono finite facilmente in confini di lusso , in niente di fatto o in esilii di tutto riposo La follia generale affonda le sue radici nella forte incompatibilità di doveri istituzionali ed uomini incapaci di onorarli qualificati e promossi da una casta che nulla ha a che fare con una repubblica democratica eppure all’ombra di questo scolorito paravento ingrassa. L’inchiesta denominata “ mani pulite “ ha condotto nelle aule di tribunale e raramente in carcere delle verità talmente risapute da contraddistinguere il costume nazionale che perdura a vergogna di un paese intero. Di quella rabbia e promessa di cambiamento è rimasta la voglia, senza colore perché logorato da un cambiamento non coincidente. Come il partito pulito degli italiani è svanito dietro le colpe altrui? Non posso avere nostalgia di tempi sconosciuti ma semplicemente il desiderio innato di scoprire origini offuscate da revisionismi attuali e vecchi attuati da mezzi di informazione deviati e da qualificati di casta ma origini comunque vive . La fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta dello scorso secolo di un altro millennio è un periodo segnato da profondi sconvolgimenti nazionali ed internazionali ma soprattutto di sangue fraterno mai vendicato dalla giustizia. Storicamente ed in tutto il mondo gli apparati statali logorati dalla corruzione generano violente sommosse e rovesciamenti. Nella penisola la violenza invece è stata e continua ad essere attraverso un esercizio illegale del potere democratico una violenza conservativa. Deduzioni e sentite illazioni dovute ad inchieste antiche o moderne che indicano uno stesso gruppo ma non riescono ad incatenare degli individui nelle celle La moltitudine di uomini e di interessi che nascondono i singoli individui è forse una ragione sufficiente a giustificarne l’impunità? O questa deve essere una ragione sufficiente invece ad un rimedio immediato ed urgente? Queste risposte è necessario scriverle su una scheda elettorale ma le schede elettorali continuano invece ad essere segnate da ragioni di finta convenienza dettate dal malcostume dominante od imposte attraverso la dissuasione delle garanzie indispensabili ai diritti democratici. Le emergenze sono chiare e mezzo di propaganda elettorale ma gli uomini le disilludono facilmente nella capitale come nei capoluoghi. Accade che i crimini riempiano le testate ed accade anche che i criminali siano riconosciuti colpevoli. Per la verità invece non accade mai che la pena sia commisurata al reato perché l’educazione di casta ci impone di considerare gli uomini del potere diversamente dagli uomini che lo subiscono e coloro che subiscono difficilmente riescono quindi a considerare i criminali estranei alla politica mentre questi si compiacciono di una indecente complicità più importante della banderuola ideologica che sorreggono. In tempi di profonda confusione bisogna per il bene comune imparare a fare una distinzione opposta e quindi scegliere tra i mondi prima che tra i partiti e tra la democrazia e l’antitesi che viviamo al momento del voto. Cosa è accaduto nel nostro comune passato è impossibile determinarlo con certezza e senza congetture senza prima determinare con certezza la realtà presente . Quali inquinamenti abbiano realmente impedito questa determinazione e in quale modo è difficile dirlo anche se la storia ci indica interessi extraterritoriali a confabulare con golpisti nazionali. Ogni volta al termine di ogni evento dei gettoni del male iniziano dalle stesse radici una nuova attività e come per facile similitudine con le evoluzioni politiche i cosiddetti tentativi di golpe si possono ricollegare per nomi e cognomi più che per ideologia. Tra le scartoffie e le inchieste accadono i morti : nessun colpevole, solo capovolgimenti. Il più grande ed oscuro all’inizio degli anni novanta. Degli eroi e patrioti sono morti a segno di una fine e di un inizio o di una transizione bisogna intimamente discernere. Sono morti le loro scorte e i due giudici che hanno segnato la storia dell’antimafia ed hanno insegnato i metodi per identificare i criminali anche quando questi avevano imparato a mimetizzarsi nelle istituzioni. E’ stata una data di lutto profondo per quanti vivevano di speranza ed è una data da tenere bene presente per valutare non solo la storia moderna e gli eventi attuali ma per capire se sia coincisa una nuova evoluzione del crimine organizzato che ancora nessuno riesce a definire certamente vittima della confusione delle responsabilità che non trova sbroglio in tribunale e soprattutto vittima della continua confusione tra uomini di stato e criminali che possiamo comunque rilevare dalle notizie di cronaca come dalla esperienza della vita quotidiana E’ sempre più difficile invece determinare se la cronaca scaturisca da gli interessi comuni della giustizia oppure da una oscura legge che impone il silenzio a coloro i quali vengono puniti a causa di interessi diversi da quelli riconosciuti comuni e sono obbligati al silenzio anche se viene strumentalizzata la ghigliottina di stato. Di certo le ombre continuano ad inseguire Silvio Berlusconi finalmente defilatosi grazie all’intervento della Unione Europea ma chissà per quanto e soprattutto senza danno alcuno. Assieme a lui si è defilato un partito che ha imposto le linnee della politica dall’inizio degli anni novanta ne per merito ne per virtù Non bisogna confondere le due cose quando non si comprende appieno quali meriti valgano l’elezione e chi li riconosce e li premia. Forse è accaduto che il crimine abbia conquistato la maggioranza relativa del paese ma certamente non può accadere che questo sia qualificato ad imporne le sorti senza che l’intera comunità ne paghi le conseguenze . Se evoluzioni sono accadute e sono state successive bisogna valutare anche che il crimine organizzato in Italia è figlio della tradizione e che questa tradizione a volte è cambiata più nella forma che nella sostanza ma soprattutto che una tradizione antica e forte del potere economico e violento finisce tosto per venire passivamente accettata. Io dubito perfino che la cosiddetta mafia agraria sia scomparsa o abbia semplicemente cambiato strumenti di ricavo imponendo colture e forniture o come in altri settori è stato accertato trasporti e manodopera. In fin dei conti dalla evoluzione alla economia l’importanza della terra è sempre primaria. Bisogna ricordarlo bene in periodi di crisi economica mentre la vacca grassa dell’Unione Europea continua a rimpinzare ingrati che non riconoscono il valore etico di una comunità di stati, principi ed origini ne il valore economico di frontiere sempre più labili. I pareri sulla Europa Unita possono essere discordanti ma non si può fare a meno di considerare le forti ostilità comuni a diverse fazioni contrapposte così come non si può fare a meno di notare che i fondi comuni passano ed a volte non restano oppure bisogna capire in che modo vengano utilizzati . Cosa sempre più difficile a causa di una legislazione penale che corrisponde lo stato alla virtù ma non corrisponde a verità. Si parla di mafia e si parla di note antichità : di storie inconsuete e tempi lontani che fuggono le prigioni di stato fino alla vecchiaia. Invece le cose accadono ora e si deduce perfettamente da uno stato di cose iniquo al quale si é aggiunto di recente il fantasma della crisi per giustificare la compiacenza per il potere e le briciole per i sottomessi. Cerchiamo allora un termine diverso per il problema che perdurando ha saputo adattarsi ai cambiamenti repentini dell’ultimo secolo del millennio conservando intatta comunque la blasfemia della reggenza del malvagio che in alcuni luoghi non ha neanche mai avuto la necessità di mascherarsi da diritto forte dell’appoggio degli uomini travestiti da stato mano a mano che questo li sceglieva secondo le regole del clientelismo di casta. Chiamiamo il problema in modo diverso considerato che nelle aule di tribunale la definizione di quarto livello non è stata bene accettata. Se vogliamo ancora continuare a pensare che si tratti di un anomalia a travestire il bianco con il nero ed il nero con il bianco allora identifichiamo questa malattia attraverso i suoi sintomi prima che come al solito si identifichino gli untori quando il male è già evoluto modificato nella sua apparenza e nei sui vettori di infezione considerando bene che uno studio appropriato deve partire dalla realtà empirica impossibile da valutare se gli strumenti della giustizia terrena sono essi stessi ammalati vuoi dei germi immondi travestiti da uomini di stato, vuoi dalla impossibilità di potere equamente giudicare i fatti nelle aule di eguaglianza nel principio tradito, vuoi perché i sovrani legittimi di questa landa di terra sono abitudinariamente succubi della confusione ingegnata dal potere reale che rinnova se stesso attraverso il suo abominio. CAPITOLO I ARIA MALSANA Dobbiamo finalmente riconoscere che il crimine in questo stato è un attitudine diffusa e dobbiamo necessariamente ricercarne le cause nel sistema Italia attraverso le istituzioni che non sanno far fronte alle disposizioni personali negative dei singoli e dei singoli organizzati per famiglia, gruppo o scandalosamente per partito . Non possiamo invece rassegnarci alla consuetudine ed accettare passivamente di educare le nuove generazioni allo stato brutale di cose che viviamo La propaganda positivista dei cavalierati del bene è indirizzata alla fiducia nelle istituzioni e nell’operato delle forze dell’ordine mentre dovrebbe far trasparire invece l’inettitudine del sistema stato a contrastare i fenomeni di malgoverno e corruzione che nascondono interessi criminali organizzati altrimenti finirà con l’alimentare il sentimento comune di impossibilità di evoluzione politica che rende ancora capaci i partiti trainanti di nascondere l’assoluta assenza della volontà di agire con le facili critiche e i raggiri della retorica televisiva. I sommovimenti dei popoli professanti legalità e democrazia si sono quietati alla transizione imposta dell’ennesimo governo tecnico che di nuovo non lascerà spazio altro che ad una situazione di immobilità che perdura dalla guerra istituzionale di tangentopoli La definisco una guerra istituzionale perchè è stata combattuta allo stremo delle forze da una fortificazione arroccata della magistratura attraverso incriminazioni e detenzioni persino di coloro i quali erano chiamati alle armi dal loro ruolo istituzionale. Questa guerra straordinariamente non ha prodotto nessuna evoluzione ed ha riportato in pochi anni al potere personaggi ed uomini politici già conosciuti che avevano la semplice necessità di indossare una nuova maschera o cambiare vessillo: Forza Italia! cantavano per esortare non già al cambiamento ma alla restaurazione del sistema marcio che si era tentato di abbattere e che aveva ridotto la nona nazione europea per ricchezza ad elemosinare credibilità. Ancora risulta incongruente la classificazione delle risorse nazionali con le statistiche economiche del debito nazionale e del prodotto interno lordo in continue e leggere flessioni valutate attraverso dati ufficiali e metodologicamente discordanti. Una discordanza che non si può spiegare altrimenti che con la forte anomalia creata dalla criminalità organizzata e dalla cattiva gestione dei fondi pubblici molto più gravosa della semplicemente riconoscibile e rinnegata corruzione. La chiamavano “ economia creativa” e troveranno ancora un altro nome per tentare di giustificare il declino umano e materiale di una nazione dai fasti antichi di fronte ai partner economici e militari che probabilmente patiscono la difficoltà di conciliare lo spirito costruttivo del democristiano De Gasperi con l’attuale classe politica italiana. Uomini d’altri tempi e non semplicemente storie di altri tempi. Questa è la classe politica che rappresenta la nazione ma bisogna ricercarne intimamente le cause per stabilire se questa rappresentazione è figlia della rassegnazione oppure figura degnamente il resto della nazione. Fantastichiamo di realtà che è difficile ammettere allo specchio dei tempi ma indagando sulla vita circostante senza curvarsi alle verità di comodo che pur attraversando la forte critica non scaturiscono mai nella libertà di scelta o nell’azione propositiva che troppo sarebbe contraria agli uomini del potere possiamo facilmente stabilire un metro per misurare la continua decadenza di una nazione attraverso la sua classe politica Questa è la peggiore delle truffe: la casta accetta bene è volentieri le manifestazioni di contrarietà facilmente inclini alla propaganda elettorale ma non consente e trova i modi di limitare le azioni di iniziativa profondamente popolare o la stessa inclinazione a diventare finalmente padroni del proprio destino scegliendo coscientemente le sorti della repubblica senza passare per il filtro della politica che in questo paese svolge un ruolo contrario alla sua natura impedendo la propositività invece di organizzarla . Per questo aspetto la famosa discesa in campo di Silvio Berlusconi è stata veramente rivoluzionaria:nella totale stasi politica ci si è trovati di fronte ad un partito che aveva un completo progetto di riforma e lo ha attuato. Purtroppo questo è avvenuto a discapito della nazione. Purtroppo questo partito non esprimeva la volontà popolare mentre il popolo si lasciava abbagliare dall’immagine dell’imprenditorialità vincente che Silvio Berlusconi ha saputo disegnarsi attorno ancora incredibilmente cercando e trovando la critica delle organizzazioni di rappresentanza imprenditoriale o dell’economia. Inspiegabilmente al termine di una fase politica che abbiamo voluto segnare come “prima repubblica” il paese si è trovato di fronte al deserto ed una sola oasi di innovazione che contava di una forte base elettorale senza aver mai conseguito nessun risultato in crescita del paese e contrariamente all’opinione della totalità di rappresentanze di categoria, persino dell’imprenditoria che il leader e creatore riconosciuto coscientemente voleva figurare attraverso i mezzi pubblicitari che promuovevano la sua capacità di leadership come la necessità incombente della nazione intera. Bisogna sottolineare che dopo l’esperienza nell’edilizia che è valsa il titolo di “Cavaliere del lavoro” gli introiti sono pervenuti totalmente dall’industria dell’intrattenimento e della pubblicità. Non c’è bisogno di ricordare invece che Fininvest trasmette in tutta la nazione grazie alla tangente consistente intascata da Bettino Craxi ne che durante l’ultimo governo Berlusconi questa industria ha contato il beneficio della introduzione del digitale terrestre e dei finanziamenti di stato. Solo questo un episodio per pesare moralmente il leader che ha voluto rappresentare la nazione vincente attraverso la carenza di misure antitrust o della loro applicazione sullo schermo delle televisioni private. Per spiegare le innumerevoli contraddizioni di questo stato di cose che perdurano possiamo affidarci alle dichiarazioni di Lucio Gelli che dopo una prigionia di tutto riposo nella sua villa miliardaria si affaccia dagli schermi di Odeon per proclamare il suo successore . Una continuità di episodi riprovevoli come la falsa testimonianza sulla Loggia Massonica Segreta P2 che corrispondono incredibilmente alla popolarità di chi li ha compiuti. Dopo anni di comparsate nei tribunali di Milano e di Roma Berlusconi si vanta della persecuzione tentata dalla magistratura nei suoi confronti e può farlo anche in virtù di una sentenza a suo carico per un anno e mezzo di reclusione conclusasi in un amnistia precedente. La loggia massonica segreta “Propaganda Due” è costata allo stato ingenti risorse in termini di giustizia e di inchieste parlamentari. Nonostante questo Silvio Berlusconi è finito con il senso di vergogna che può provare un uomo in grado di rispondere con una battuta scherzosa alla notizia di uno stupro ma senza conseguenze materiali. Il giudice poteva decretare diversamente o non poteva farlo in assenza di prove notevoli questo possiamo discuterlo. Non possiamo invece discutere sulla continua rigenerazione di una classe politica che consta dei medesimi elementi o dei loro vicendevoli accompagnatori e per questa sola ragione potrebbe essere enunciata come casta chiusa mentre le cause in tribunale a loro carico finiscono per la maggior parte di volte in un nulla di fatto e comunque sia la vergogna di una incriminazione non corrisponde mai ad un calo di popolarità . Forse accade bene il contrario. Da venti anni a questa parte i fautori della delle cause più complesse della nostra repubblica finiscono con il rinunciare al loro stesso incarico e con l’intentare la via politica nella proposta di cambiamento ma al margine comunque dei giganti tra i partiti. Può darsi che lo smarrimento induca al misticismo di credere questo incubo che ci ostiniamo a chiamare stato sia solo una fase che ci avvicina ulteriormente al mondo dei giusti e quindi dobbiamo per necessità di cose ricordare l’insegnamento di perdonare o quello di non giudicare ma assieme a questi di insegnamenti molti altri devono trovare la strada dell’anima per non lasciare che gli abomini accadano e discapito dei più deboli. Sia che questi abomini si chiamino sfruttamento e sottomissione sia che più vigliaccamente si compiano nell’ambito della violenza privata impunita dai tribunali complici del potere e stampata sulle prime pagine per reprimere la curiosità di occuparsi delle cose pubbliche o per pubblicizzare un imperio di perversione e criminalità. Forse è nella naturale evoluzione delle cose che il male di un sistema marcio si evolva fino ad infettare tutto quanto era stato eretto per supplire all’altrettanto umana esigenza di compensare quanto di meschino la sopravvivenza impone nel mezzo degli sciacalli con l’opera di carità. Quello che accade nella Calabria di oggi però ha poco da potere essere umanamente compreso . Puoi vivere calabrese nel ricordo di tanta brava gente che suda la propria onestà ma senza la possibilità di sfuggire al terrore che trasuda da una situazione generale di bruttura e di bruttezze indicibili ed insopportabili per il quale spesso l’unico rifugio è la negazione incosciente della realtà che impone pure la complicità. Il silenzio opprimente del paesino dell’entroterra siciliano diventato ormai a spesa ingente di sangue un immagine chiara della realtà mafiosa è la condizione odierna del capoluogo modernizzato nelle sue comodità . L’omertà è una condizione mentale delle vittime del terrore .Oggi le armi del terrore sono sempre più raramente la lupara e la pistola. Oggi grazie alla lupara ed alla pistola il demonio ha conquistato il potere economico ed istituzionale . Perfino la sentenza del giudice è diventata un mezzo per compiere ritorsioni o per imporre la legge vigliacca della discriminazione che passa dalle pagine dei giornali in mano a questo oppure a quell’ altro partito politico ma mai in grado di esprimere un opinione autonoma e realmente indipendente come avviene persino al vertice del modello occidentale preso ad esempio quando si propaganda il modello economico vincente che non è stato saputo applicare nella penisola mentre ormai esala gli ultimi respiri. Le belle voci indipendenti figlie del primo dopoguerra si sono zittite per lasciare spazio ai figliocci del partito. Per alcuni è uno scandalo la tastiera di Feltri ma difficilmente viene questo modello criticato al di fuori dei suoi eccessi anche se impone l’andazzo in ogni editoriale, nessuno escluso. Il silenzio della rassegnazione viene indotto per fasi successive ad iniziare proprio dalla cordiale accondiscendenza dei figliocci di casta che ti incitano alla partecipazione ed al libero esercizio della libertà di espressione. Là nella Sicilia isolana distante un mare e vicina un traghetto u zu Turi ti saluta per strada amichevolmente e si occupa dell’avvenire di ognuno nel suo territorio ereditato oppure conferito. Quando u ziuzzu comanda però è fatto obbligo di obbedire dal vicino di casa e dallo sconosciuto come dal papà e dalla mamma. U zu Turi è padrone delle genti e delle cose e sa sottometterle al giogo dell’educazione mafiosa . Per la gente semplice questa è facile da imparare come la sottomissione, per i figli degli amici si impone a suono di maltrattamenti e contentini fino ad una soggezione ancora peggiore al denaro ed al vizio che zittisce i naturali obblighi morali del vivere in comunità. Se vai in una sede sindacale oppure in una sede di un partito qualsiasi nella Calabria la questione è irrimediabilmente la stessa . Esistono le voci calde e confortevoli di alcuni che presto sono comunque inquadrate nella disciplina per imporre un inesorabile nulla di fatto. Qui o in un qualsiasi ufficio comunale i dirigenti oppure i faccendieri portano cognomi noti ed amicizie note ancora prima .Si tratta di un inquadramento invalicabile che si fonda sull’impossibilità dell’azione di gruppi autonomi e dell’applicazione dei fondamentali e sacrosanti diritti della persona. Hanno il loro bel ruolo ed hanno il loro bello spazio le buone intenzioni e le simpatie popolari ma servono esclusivamente per mantenere una candida apparenza strumentale ai più alti vertici per cariche ereditarie o conferite ma comunque lontane dalle necessità reali delle persone escluse da una vita democratica di cui l’apparenza è mantenuta solo per convenienza . Quanto è più facile indagare il sentimento dei papabili sovversivi teso a mutare questo stato opprimente di cose tanto fanno il loro bell’apparire scene di carità e misericordia nel tubo catodico oppure nell’intervista stampata al politico di turno. Gli scriventi sono i peggiori quando riempiono le pagine di giornali inneggianti alla libertà di espressione per sottintendere il libero approvvigionamento di fondi per servire il potere di turno all’editoriale. Mentre il partito si muove di nuovi arruolamenti e di capovolgimenti interni quanto inavvertibili, il plotone dei giornalisti fondato su regolamenti che tanto ricordano la corporazione medioevale si muove ancora più lentamente. Ecco la fortificazione più imponente a difesa dell’oligarchia : val bene un trafiletto se autorizzato dal vertice senza mai nessuna possibilità per il lettore di indagare quello che realmente accade dietro la quarta di copertina a meno che non lo si abbia clamorosamente davanti. In questo caso e solo in questo caso allora ti seduce la rassegnazione di vedere il bianco travestito da nero senza poter farci niente altro che obbedire o elemosinare. Una marea di leggi e regolamenti astrusi e confusionari per mettere ordine nel tuo isolato invece governato dall’illegalità diffusa e da quella stessa legge che tanto pittoresca appare nel serial televisivo che ritrae il paese siciliano e tanto distante dal soggiorno di casa tua dove invece il silenzio e la rassegnazione si mascherano facilmente da infervorati luoghi comuni alla vigilia delle elezioni amministrative che un amico oppure l’amico di un amico sicuramente vincerà per lasciarti la gioia di aver partecipato ora finalmente al suo arricchimento a spese della tua terra. Si potrà obiettare che nel paesino siciliano al seggio elettorale erano presenti due scrutatori e due mafiosi per giungere alla totalità dei consensi a meno di qualche errore empirico E’ il caso allora di valutare se il bipartitismo attuale possa corrispondere ad un modello qualsiasi di democrazia e se questi mafiosi siano altrettanto facilmente riconoscibili fuori dal seggio Potremmo iniziare discutendo della legge elettorale che ad esempio palese di quanto finora trattato tutti vogliono modificare e nonostante diverse iniziative da parte di autonomi cittadini o di partiti politici marginali in tale senso non è stato ancora fatto. Coloro che invece si fanno carico della guida del governo o dell’opposizione fanno cordialmente scena di buone intenzioni. Il porcellum di Calderoli non ha trovato ancora un rivale abbastanza potente da poter essere abbattuto. Si tratta infatti di potere e non di volere a giudicare dai commentatori televisivi o radiotelevisivi o dai commentari sulla rete web. Si tratta anche del finanziamento pubblico ai partiti che un referendum antico voleva abolito ed invece di fatto esiste ancora, a ricordare perchè non mi si dica di vagheggiare, nonostante il volere popolare, nonostante quindi lo stato democratico che nell’apparenza viviamo. Se il bipartitismo fosse sinonimo di stabilità sarebbe impossibile spiegare l’ennesimo governo tecnico alle dimissioni di Silvio Berlusconi del 2011, sarebbe in ogni modo impossibile spiegare un governo tecnico ad oltranza a mente della Carta Costituzionale. Eppure all’unisono nella fase deprimente della storia nazionale che ha visto un uomo autorizzato da un presidente di storia comunista e partigiana ad imporre scelte non solo discutibili ma perfino di molto eccedenti gli obblighi di un mandato comunque incerto si ergono gli schieramenti a favore della continuità di un'unica casta a volte con l’obbligo di dover presumere obiezioni. Il gigante malfermo rappresentato dal Partito Democratico sin dalla sua origine per azione di continuità con la storia sinistroide della seconda repubblica non riesce a formulare un programma concreto e neppure delle proposte di prossima attuazione o semplicemente un azione politica di reale opposizione. Da qui la reale e contingente necessità di piazze multicolore che non riescono comunque a raggiungere uno sbocco propositivo perché gli spazi della politica nazionale sono illegittimamente occupati Anche in questo caso è questo il limite grave del nostro paese che impone di parlare di una forte emergenza democratica che deve necessariamente partire dal richiamo alla legalità almeno per generare il ricordo di una nazione unita, indivisibile e fondata sul lavoro. Questo abbiamo perso. Abbiamo perso il ricordo di noi stessi quando nelle scuole l’educazione civica viene tralasciata per la difficoltà di comprensione da parte di insegnanti votati ormai ad altre esigenze dettate dalla carenza di garanzie e motivazioni smarrite nell’inferno del mobbing. Mentre la legge diventa un lontano bagliore, come nel paesino siciliano ogni cosa dipendeva da taluni, oggi tutto dipende direttamente dai giganti politici della casta che in un gioco di assensi e silenzi impongono il volere di pochi sfruttando favoritismi e caporalati. Proprio come nel paesino siciliano taluni educavano e selezionavano i malvagi per il loro servizio scegliendo tra le frotte di bisognosi che un meccanismo perfetto e distruttivo in tal senso aveva creato, adesso tra i più bisognosi si ricatta fedeltà e obbedienza. A seconda delle simpatie politiche e più miseramente se queste sono progressiste o sedicenti tali si scelgono gli sgherri tra i malandati vittime del sistema e delle circostanza che trovano una via di fuga dalla loro condizione contravvenendo alle basilari regole morali che ostacolerebbero lo stato di cose miserrime che viviamo e che ha fatto della casta un inamovibile giogo anche strumentalizzando la pena e la carità a difesa degli interessi personali dei più abietti ai quali importa ben poco del colore del loro vessillo quando ai familiari oppure agli amici necessità un discreto posto al sole. Candide esigenze di legalità e giustizia scaturite dal dolore subito o tuttora opprimente si inseriscono inevitabilmente in questo schema di imbrogli e sceneggiate compromettenti che portano l’aguzzino più spietato all’obiettivo della poltrona. Il limite di questa truffa rimane la garanzia disattesa dei diritti personali e la spinta naturale alla solidarietà similmente disillusa o deviata dall’odio che traspare giornalmente dal tubo catodico. C’è una realtà fittizia che appare dalla scatola luminosa per illudere o inquadrare televideo dipendenti nel loro ruolo di perbenismo ostinato che nasconde le peggiori menzogne dalla luce del giorno. La censura inizia proprio dai regolamenti corporativi che difendono le logiche clientelari ed il nepotismo scandaloso che regna nelle frequenze di stato retto ed organizzato dalla politica di casta . Sul gradone successivo nella scala di deviazione che ci ha portato a disinteressarci del destino comune si colloca facilmente l’impero Fininvest sfuggito alle regole dell’antitrust per esaltazione della stessa famiglia con il solo compito di esprimere la distorsione rappresentata ed indotta dall’oligarchia criminale con delle partecipazioni cernite tra la plebe accondiscendente volte a mantenere quel barlume di credibilità necessario a superare il primo grado di difesa costituito dalla critica personale a quanto di insensato ci sia nel riassunto ben lucidato della realtà circostante o nello sterminio premeditato dell’arte cinematografica da parte dei figliocci della casta imperitura. Altra vittima miserabile di questo crimine è il linguaggio. Un sistema sicuro per evitare che si possa esprimere la realtà in maniera accurata e mai fraintendibile senza supplire alla regolare apatia commisurata alla dipendenza per l’insulsaggine catodica o circostante. L’impero della casta è talmente distante dal palpabile che sfugge facilmente il nesso con il disservizio perenne e la metodica distruzione del territorio e delle strutture civili. Eppure muti e silenziosi malcelati dalle pagine dei giornali questi imperatori si muovono sul territorio per parassitarlo. All’ombra dei volti da copertina si muovono le famiglie di sempre che arricchendosi illecitamente sono arrivate a conquistare i titoli e le onorificenze imponendo tesi, lauree e dottorati per figli e parenti devoti mai allo studio pur piuttosto all’indecenza di una vita contraria all’esistenza . Quando a Roma e a Milano si induce il rispetto per i soldi e il disprezzo per la giustizia, il messaggio a Rizziconi come a Simeri Crichi é rivolto alle vittime consapevoli o non consapevoli del demonio che si nasconde nelle campagne per insinuarsi negli uffici amministrativi prima che nei consigli comunali. L’immagine e la convenienza dettano legge quando si tratta di scegliere tra una comoda poltrona soggetta però alle ventate esterne oppure un appalto redditizio che si conquista facilmente mantenendo oscure le posizioni del potere nella città e scegliendo in tale maniera non solo i candidati al consiglio ma perfino le candidature all’appalto o al finanziamento quasi matematicamente finalizzato a contrariare i principi che lo avevano indotto. Sono padroni del destino degli uomini e della loro educazione. Sono padroni delle cose e di chi le amministra perché sono padroni prima di tutto della informazione dettagliata e precisa che loro si deve fornire che si tratti delle foglia che si muove per la strada o della propensione personale dei singoli alla sottomissione imposta non già dalle inimmaginabili scene di violenza che affiorano alla mente quando si parla di criminalità organizzata ma a partire dalle piccola conseguenza materiale che comporta la perdita di un privilegio o dalla ritorsione che comporta la perdita di una sacrosanta necessità quale quella di un lavoro. L’educazione di mafia si acquisisce inconsapevolmente nelle terre di mafia come si acquisisce inconsapevolmente la cadenza nella pronuncia a seconda della regione di appartenenza. Parlare con rispetto dell’altrui dimensione è quasi naturale mentre l’imparare a stare zitti o peggio ancora l’imparare a sapere cosa dire si acquisisce mano a mano che affiorano le nefandezze del capo famiglia come dello sgherro di quartiere che ti incita alla prima soddisfazione delle tue voglie mantecate dall’ emulazione. La moralità e lo spirito cristiano rimangono completamente assenti nell’ambiente circostante soppiantate dal rispetto invece per la persona a prescindere dalle sue nefandezze anzi a peso delle sue lordure. Di queste lordure si diventa vittima per imparare il rispetto diventato per abitudine sinonimo di rassegnazione come la definizione del coraggio in queste terre sempre più sfortunate si confonde facilmente con la spregiudicatezza della vigliaccheria compiuta di notte e di nascosto con la complicità delle persone di intelligenza, cioè coloro che sanno come comportarsi con il padrone e quale ruolo loro è ascritto in questo girone. La famiglia potente per la sua ingordigia accresciuta attraverso le armi di fabbricazione incerta o quelle della amicizia politica deve avere tra i propri membri i dottori e gli avvocati , i giornalisti o i periti magari secondo le loro inclinazioni personali. più spesso secondo le esigenze pianificate all’interno della famiglia ma mai sicuramente secondo la graduazione del merito che in ogni modo è contraria al regno dell’ignoranza e dell’insofferenza che abbruttisce gli animi ed i panorami. Semplicemente non è plausibile che all’esterno delle decisioni della famiglia esista un individuo accreditato per merito Allora è necessario fare in modo che non ci siano intoppi nella soddisfazione delle mire personali facendo in modo che le università diventino un ulteriore mezzo di intossicazione morale ed un ulteriore miserabile contrariazione di quanto fino adesso è stato definito civiltà . Non si tratta di nulla di complesso o machiavellicamente premeditato ma è sufficiente innescare i meccanismi di corruzione e mercificazione che tutt’attorno a quello spazio che dovrebbe essere finalizzato alla cura delle nuove generazioni già dilagano. Ecco come l’ Università Magna Grecia confeziona le lauree da quanto tempo necessario perchè gli interventi successivi provanti la grave anomalia dei titoli rubati trovino dinanzi lo smarrimento di una nazione distratta da altro. Allo scandalo giudiziario non è seguito nessuno scandalizzato nella politica e nessun intervento per recuperare un ambiente provato malsano ed infettante. Forse non si insegnavano le dovute discipline a quelle cattedre ma si insegnava tanto di altro . Cosicché il titolo corrispondeva piuttosto ad un educazione adeguata ai tempi tristi che viviamo. Piccoli e miserabili sono i grand’uomini di mafia , meschine e riprovevoli le loro sante donne. Solo attraverso la forza poteva questa negazione dei comuni strumenti di linguaggio prendere forma : una forza mirata non solo alla conquista delle cose ma alla conquista degli animi per imporre sopra loro un giogo satanico che le lega prima nelle catene del vizio e poi a quelle fisiche della costrizione. In questo modo facilmente per abitudine le piccolezze e le meschinità diventano le priorità della giornata a partire dalla giovinezza scolastica che insegna ad eludere il principio per premiare le bassezze e che insegna soprattutto a rispettare il potere perchè a prescindere dalla politica e dalle variazione climatiche i figli dei potenti di oggi saranno a imporre il loro volere domani sulla città ed attraverso circoli privati di vizio e perversione sulla nazione intera. Questo scempio si ripete senza sosta dai secoli monarchici allo scopo di precipitare oggi nell’imperio della mediocrità e dell’inettitudine intollerante verso chi diversamente crede nel valore del talento . La scuola è il piccolo universo in cui una società malata educa le nuove generazioni alla continuazione di se stessa iniziando dal pesare diversamente i crimini della casta agevolata dalla apparenza della virtù e dalla complicità dei sottomessi che a buon prezzo si addossano colpa e punizione. Per la tranquillità delle vecchie generazioni si trasmettono i principi figli della storia ma si insegna prioritariamente come sminuirli per fare in modo che non entrino in contrasto con la realtà circostante creando così quell’atmosfera schizofrenica in cui si dicono le virtù del principio per intendere le loro negazioni negli individui e si enunciano i meriti delle vittime rinomandone l’oligarchia loro carnefice. Tra i diciotto e i trenta anni i geni sono in fuga ma i meritevoli accettano la sconfitta nell’armistizio che li vedrà talvolta sottomessi costretti a maltrattare nella pratica quotidiana la loro arte , altre volte derubati per arricchire di nuova gloria un padrone egocentrico. Potremmo enumerare sporadici casi di incriminazione per sospette deviazioni nelle strutture e nelle forniture della scuola da parte di associazioni massoniche deviate ma questo non servirebbe certamente a descrivere uno stato di cose generale di abbandono e miserabilità che invece rappresenta la realtà calabrese in cui i reggenti selezionano gli obbedienti e i riservati sin dalla candida età per coprire ruoli e mansioni delicate all’interno dello stato stipendiati dalla comunità. I reggenti della Calabria comandano le cose e le persone e in ogni modo eletti alle urne oppure non candidati sono sempre questi stessi ad imporre il loro volere sulle cose di stato e sulle assunzioni nello stato: quando sufficiente raggirando la segreteria nazionale del partito o la segreteria del ministero, altrimenti usando i mezzi adatti allo scopo. In ogni modo alla piccolezza ed alla meschinità tutto deve soggiacere mentre queste soffocano l’arte, l’intelletto ed il mestiere che loro non riesce a sfuggire. CAPITOLO II : LEI Pronome nominale della terza persona singolare femminile oppure forma di cortesia della terza persona singolare nella analisi grammaticale della lingua italiana. ...



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