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Uscire dalla crisi attraverso un'industria pubblica rafforzata
Di Marco Paparella · creato il 27/06/2012 16:10 · vista 981 volte · LAVORO · ITALIA


Hanno ragione molti quando dicono "la classe operaia non esiste" ma non come intendono i più cioè perchè non c'è più un certo ideale tra quella classe dei lavoratori alla base dell'ideologia marxista,ma proprio perchè non esistono in questo Paese quasi più industrie e quindi operai.Fin dall'inizio della dismissione dell'apparato produttivo industriale dalla fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta,l'industria nazionale di Stato e privata è stata completamente smembrata e distrutta senza venire rimpiazzata da altro con i lavoratori che il più delle volte si sono ritrovati senza lavoro e senza assistenza.La completa sparizioni di aree produttive e di forti soggetti industriali ha determinato il collasso d'intere aree del Paese che si sono convertite ad attività di basso effettivo economico-la piccolissima impresa secondo il motto "piccolo è bello"-o di pura speculazione,come la cementificazione selvaggio e l'edilizia espansiva(in Italia dal 2001 al 2011 si sono costruiti oltre un milione di vani pur essendo la popolazione rimasta sostanzialmente stabile e le città sono piene di palazzi completamente vuoti).L'industria pubblica è stata quasi completamente ceduta ai privati che le hanno ridotti a minuscole dimensioni e quelle aziende che sono rimaste per la maggior parte in mano allo Stato(come Fincantieri e Finmeccanica)rischiano quanto mai la chiusura o un nuovo ridimensionamento a causa di scelte strategiche sbagliate e per mancanza d'investimento e di prodotti adeguati ad un mercato sempre in continua innovazione.L'economia italiana ormai si regge su uno sfrenato autoconsumo-infatti ogni città si sta riempiendo a dismisura di centri commerciali e altro-che sta crollando a causa della crisi economica e quindi della mancanza di denaro da parte delle persone e su uno sfruttamento indiscriminato del territorio,utile solo per fare speculazione edilizia. Ci si è resi ormai ampiamente conto che tramite sacrifici e nuove tasse da questa grave situazione economica non si uscirà senza alcuno aiuto da parte dello Stato ma il Governo attuale(e temo anche quello futuro)è dominato dall'idea liberista che meno lo Stato interviene meglio è,come diceva il Presidente degli Stati Uniti Reagan negli anni Ottanta quando lo riteneva "non la soluzione,ma il problema".Che i privati continuino a tenere aziende di livello nazionali importanti come la Fiat o l'Ilva e si apprestino a mettere le mani su quelle che il Governo ha intenzione di mettere in vendita non può portare da nessuna parte,poichè come insegnava Marx il capitalista tende non ad aumentare il livello della merce per guadagnare ma il suo obbiettivo è solo quello di fare profitto nel modo più veloce possibile e quindi non sarebbe nel loro interesse utilizzare queste aziende al servizio del Paese. Sarebbe quanto mai necessario che lo Stato utilizzasse le aziende che ha e che nazionalizzasse secondo gli Articoli 42 e 43 della Costituzione quelle aziende che hanno un ruolo e un'utilità nazionale.Per esempio si potrebbe lanciare un piano nazionale per il rinnovamento del trasporto pubblico su strada e su rotaia e così aziende come Fiat,Iveco,Irisbus,AsaldoBreda e molte altre avrebbero lavoro a sufficienza e potrebbero anche assumere nuovi lavoratori ed i guadagni entrerebbero tutti nelle casse dello Stato;allargare il ventaglio di navi da costruire e non limitarsi a quelle da crociera e militari,così Fincantieri sarebbe a posto sviluppando anche le autostrade del mare;lanciare un piano per il riassetto idrogeologico del territorio e per la riqualificazione degli edifici;salvare tutte le aziende in difficoltà che rischiano di chiudere e creare un reddito sociale per i disoccupati.Tutto ciò dovrebbe anche essere aiutato da una serie di banche pubbliche che possano offrire prestiti agevolati e a basso interesse a cittadini ed imprese per svilupparsi.Questo sono alcune misure che molto semplicemente si potrebbero prendere per garantire un'industria al Paese,aumentare salario e numero dei lavoratori per rilanciare il consumo interno in modo alternativo rispetto alla sovrapproduzione di stampo capitalistico che ha determinato la crisi che rischia di farci affogare.



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