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Napoli, il sud e la crisi.
Di Davide Coscione · creato il 24/01/2013 16:39 · ultima modifica 24/01/2013 21:04 · vista 1121 volte · LAVORO · CAMPANIA


Napoli, il sud e la crisi.


Se un abitante di Torino, Roma, Milano o Udine viene a Napoli, a Bari o a Palermo, il nostro pensiero li identifica subito come un turista in cerca di sole.

Invece, se un meridionale va in una di queste città del nord è sicuramente un emigrante.

Questo dilemma se lo poneva il grande Massimo Troisi che con molta ironia rispondeva alla domanda : Emigrante? “ no, perché non posso semplicemente aver voglia di viaggiare per vedere il mondo?”

Quindi il Meridionale emigra da sempre, perché la crisi l’ha sempre avuta, è insita nella sua esistenza, è il suo pane quotidiano, la sua compagna di vita ed ora che l’Italia è in crisi, che l’Europa è in crisi, l’unica cosa che cambia è che egli ha difficoltà pure ad emigrare.

Dunque si emigra per sfuggire alla crisi eterna e poter vivere nella legalità, costruirsi un futuro decente per se e la propria famiglia.

Come si campa a Napoli?

Si campa cercando la “fatica” non il lavoro, si ha la “semmana” non il salario, si fa per un impegno preso a voce ed il sabato pomeriggio si ricevono 100 euro per 6 giorni( talvolta anche la domenica) da 10/12 ore di lavoro, senza contratto, ne un minimo diritto e nessuna tutela.

La cosa bella poi è che se non ci stai a questa logica , ti diranno che sei sfaticato e non hai voglia di fare niente, che la “fatica” c’è.

La crisi la si supera comprando prodotti taroccati, cd falsi, roba “arrubata”, pagando tutto in nero, senza fattura, senza scontrino , senza legalità, dunque si abbassano i costi della vita.

La crisi a Napoli si risolve cercando il “posto”, quello del politico di turno, del sotto-politico, della mazzetta, del caporale.

Il “posto” è al comune, alla provincia alla regione e simili o al limite facendo la carriera militare o nella polizia.

Ed ecco che tutti i soldati in missioni di “pace” sono prevalentemente meridionali.

Dunque i politici hanno sistemato tanta gente a fare niente in questi posti e che altrimenti avrebbe dovuto accontentarsi di qualche “semmana”, “abbuscata” a nero.

Ci sono alcune piccole realtà legali, ma direi una esigua minoranza; il 25 %. (Famosi fast food, grossi supermercati, multinazionali, banche etc etc) che comunque rasentano l’onestà, sempre in bilico, sempre precari, sempre ricattati dal fatto che almeno qui sei messo pure a “posto” ( come se fosse un regalo e non un diritto) e dunque se ti lamenti e non fai qualche ora in più o non ti sottometti almeno un poco, rischi poi di lasciare il rarissimo vero lavoro in cui sei messo pure “ a posto”!

Il resto sono piccoli commercianti semiabusivi, piccole ditte senza fatturazioni e partitine iva senza guadagno reale.

Comunque si resta a Napoli perché ci si arrangia, magari col sogno sempre vivo di scappare via e di emigrare, e poi senza avere la forza di farlo realmente.

Però la disoccupazione nel napoletano è al 32 % alla quale si devono aggiungere, part time che sono full time, contratti non rispettati davvero e tutte le finte assunzioni.

Il Napoletano è da sempre in crisi, e la si affronta in taluni casi come una vecchia e affezionata amica, ci si arrangia: frodi assicurative, furto, spaccio, rapine, cavalli di ritorno… e imbrogli vari.

Ci sono interi quartieri che girano attorno a questa economia e devono ringraziare il “santo” che li protegge e gli permette questa vita, altrimenti sarebbe la fame, la miseria nera in un contesto d’ignoranza totale e completa incomprensione dello stato che per loro è un nemico da combattere, perché la loro legge è quella della strada, quella del Boss.

Senza quell’economia illegale non avrebbero l’unica cosa che importa nella vita, la possibilità di vivere.

Dunque poi c’è la brava gente che si arrangia con la “semmana” e poi c’è la gente che l’eterna crisi la ha affrontata viaggiando forzatamente, vivendo in altre città, subendo lo sradicamento sociale, facendo famiglie che parlano altri dialetti e tifano un altra squadra di calcio.

Lo sguardo è sempre rivolto a quel sole riflesso nel mare, il cuore ricorda con affetto amici e parenti, le rumorose vie delle città meridionali, il clima buono, la gente sempre in strada… ma la ragione consiglia di restare nelle loro nuove residenze, magari sommersi da nebbie che facciamo dimenticare tutte le “semmane” perse a chiedere invano il diritto di poter campare senza la crisi.

Ettore Davide Coscione


Considerazioni storiche e politiche

Perché il sud è in una condizione di sottosviluppo e crisi eterna?

Ci sono due correnti di pensiero:

La prima da la colpa all’unità d’Italia e alla colonizzazione Sabauda;la secondala da alla criminalità organizzata ed alla mancanza di volontà dei meridionali.

Io credo che storicamente sia indubbia la reale conseguenza della colonizzazione del regno del Piemonte che è venuto a defraudare, derubare e rendere schiavo il meridione per mera ambizione della casata, che come tutte le colonizzazioni, servono ad arricchire il colonizzante e depredare il colonizzato.

Però anche la Lombardia, il Veneto, la Toscana etc etc sono stati colonizzati da questi Piemontesi e sono le regioni più ricche d’Italia.

Certo qualcuno dirà, o comunque a scuola ce l’hanno insegnato, che la Lombardia era più vicino all’Europa e per facilità commerciali si è sviluppato più facilmente, mentre il sud senza infrastrutture era troppo lontano dalla civiltà e dal motore dell’economia.

Qualcun altro dirà che la Mafia e la camorra sono il vero freno per l’economia e che si siano esse sviluppate proprio grazie al sentimento anti-Italia del popolo che spesso è più camorrista o Mafioso che Italiano.

Io direi che possono essere tutte vere queste problematiche derivate all’unità d’Italia, ma le si usano spesso come Alibi.

Il Meridionale ed il Napoletano in primis, sono spesso considerati sfaticati amanti del sole e del non lavoro; ma questo contrasta con i 100.000 meridionali che ogni anno vanno a fare i lavori più umili e faticosi per il mondo, abbandonando” o sole e o mare”.

Io credo che il Sud Italia sia stato impoverito e poi lasciato al suo destino di illegalità per attingere a consensi politici e per trarne profitti proprio dall’emigrazione, dal sotto sviluppo e dalla non consapevolezza dei propri diritti e doveri.

Un popolo lasciato nell’incoscienza del proprio stato è molto più malleabile e duttile per le varie occorrenze della classe di potere.

Comunque è un dato di fatto che il meraviglioso mare del sud con le sue località non abbia avuto uno sviluppo significativo e il pantano Riminese, si.

Comunque è un dato di fatto che i rifiuti industriali e pericolosi del nord siano andati a finire nelle nostre terre, avvelenandole.

È un dato di fatto che lo sviluppo economico sia stato determinato dalla manodopera meridionale, che è resistita vivendo in condizioni pessime, in lavori mal digeriti dai “ricchi” nordici.

Dunque le istanze di rivalsa dei meridionali come occupati, sfruttati e lasciati al proprio destino sono tutte inconfutabili e condivisibili.

Però, e ci agganciamo con quelli che colpevolizzano il popolo meridionale, c’è davvero un lassismo troppo elevato, una tendenza al delegare la soluzione dei problemi ad una classe politica ed imprenditoriale marcia. Un accettazione, quasi concussione, colla malavita organizzata, una mancanza di volontà comune di superare anche le piccole illegalità per confluire in un idea di civiltà più vasta.

Siamo davvero arretrati in molti aspetti anche culturali, proprio noi che siamo stati la culla della civiltà Greca, poi Romana, un melting point di culture diverse, passando per gloriosi regni e dove Federico II di Svevia creò la prima scuola pubblica, Ferdinando di Borbone creò la prima ferrovia Italiana nel tratto da Napoli a Portici.

Quindi troppo spesso, anche se con mille giustificazioni, lasciamo che le cose restino così ed appoggiamo la stessa gente e lo stesso sistema che ci ha portato a questo disastro e tutto sommato ci adeguiamo e cerchiamo di trarne benefici da esso.

Poi è ovvio che ci sono mille difficoltà di emergere se ogni passo fatto nella nostra città è caratterizzato da mille impedimenti pratici, dal parcheggiatore, al poliziotto, al rapinatore, alle buche, all’assicurazione, al caporione, al capo del caporione, alla mancanza di lavoro che ti fa tornare dal caporione; il quale poi in fondo evita che ci siano le rapine nel nostro quartiere, ed io poi conosco il nipote del figlio do’ Ciore che mi farà avere quel piacere e così via, in un vortice che diventa uno stabile equilibrio sociale.

Vivere al sud è camminare su una lama di conflitti storici e attuali ingiustizie sovrane.

Ettore Davide Coscione




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