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DICASI MERCATO
Di Giovanni Dursi · creato il 26/12/2011 11:53 · vista 1366 volte · POLITICA · ITALIA


Leggiamo quotidianamente di essere subordinati ai “mercati” (“Comandano i mercati”, il titolo – tra altri - di un efficace editoriale di Roberto Weber su “il Centro” di pochi mesi fa), di subirne le “logiche”. Nell'immaginario collettivo, il “mercato” sembra figlio illegittimo d'una imperscrutabile genitorialità. Il luogo deputato all'effettuazione degli scambi economici del sistema sociale di riferimento, l'arena dell'incontro tra “domanda” ed “offerta”, diversamente da un'apparenza fenomenica informativamente spacciata come realtà che sovradetermina le volontà umano-statuali, è viceversa ben ancorato a “logiche” atrocemente umane, “logiche” concepite da chi, dell'intraprendenza mercantile, ne benficia già da tempo ed ha trovato nell'inscindibile interdipemdenza delle economia nazionali (l'ipostasi della globalizzazione) terreno di ulteriore affermazione. Il “mercato” è decodificabile se non lo si lascia “narrare” a chi ne officia i riti o agli apprendisti stregoni. Tale sistema economico (economia di mercato) è strutturalmente caratterizzato dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, dal cui impiego i “capitalisti” ricavano un profitto, e dall'offerta di forza-lavoro da parte dei lavoratori salariati; ha un'antica origine (tipicamente, nella transizione dal “modo di produzione feudale a quello capitalista”, secondo quanto analizzato dallo storico inglese Maurice Dobb; ci si riferisce alle tre lezioni bolognesi, tenute il 24-27 marzo 1962 presso l’Istituto di Statistica dell’Università di Bologna) ed una evoluzione sistemica che conduce ai mutamenti indotti dalla disastrosa lunga depressione degli anni '30 del Novecento ed all'attuale riacutizzarzi d'una crisi, altrettanto devastante sul piano sociale. Il “gioco” mercantile della “domanda” ed “offerta” è l'epifenomeno della struttura economico-sociale che autorizza le transazioni mutando necessariamente il “valore d'uso” delle merci in profittevole “valore di scambio”. Senza questa mutazione e privo di direzione stabilita ed obiettivi individuati, il “mercato” diverrebbe una surreale rappresentazione scenica. Come qualcuno tenta di farla passare. Quando, nella relazione offerta alle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha affrontato due macrotemi principali (la proposta di pareggio di bilancio in Costituzione nell'articolo 81 e la scelta di anticipare i tempi di realizzazione del pareggio di bilancio) ha alluso inopinatamente ad un senso di responsabilità collettiva, ad un maggior rigore da parte di tutti come se – appunto, qui inizia la rappresentazione teatrale – i cittadini fossero tutti sullo stesso piano ed i costi della “crisi” e la responsabilità del terzo debito pubblico al mondo fossero dei cittadini a reddito fisso, dei lavoratori dipendenti, degli onesti contribuenti. È sempre più evidente che la ricetta ereditata da Monti (liberalizzazioni, privatizzazione, smantellamento del Welfare e del correalto sistema di protezione sociale, tagli lineari della spesa sociale fino agli stipendi dei dipendenti pubblici, riduzione della contrattazione a livello aziendale), pur in presenza dei vincoli di bilancio posti dall'UE, garantisce ancora solo quegli attori del mercato che agiscono sul lato dell'offerta profittevole. Di fatto, chi può incrementare la “domanda” veicolata da stipendi e salari evanescenti se le quote di profitto industriale o finanziario sono intoccabili, comunque salvaguardate ? Oggi, chi può “acquistare” un bene o un servizio se in tasca non c'è la quantità di moneta necessaria ? Esemplificando: le decisioni circa i tagli progressivi in atto al settore sanitario, sia farmaceutico (rivisitazione del prontuario), sia diagnostico (esclusione di esami e terapie prima considerate utili alla prevenzione), sia nei posti letto (riduzione soprattutto dei posti per acuti e delle realtà territoriali) e il progressivo entrare anche nella sanità di una logica di “mercato”, con terminologie e procedure strutturali economicistiche (aziendalizzazione, informatizzazione “spinta”) ha come esito il non poter fornire cure sanitarie che possano essere universali. La “mano invisibile del mercato” (Adam Smith) crea carnefici e vittime. Politici, banchieri, avvocati, manager e commercialisti, azionisti di spa e proprietari di compartecipazioni, fornitori e commercianti di aziende major for-profit, sono da un lato dalle “crisi”, dall'altro ci sono i pubblici contribuenti, i lavoratori, le comunità locali e territoriali. La “disciplina del mercato capitalista” è già lanciata negli obiettivi di performance e negli schemi guidati dal mercato per l'erogazione di servizi efficaci solo per pochi: quelli che pagano cash Gli obiettivi di performance cosiddetta di “risanamento economico” sono protocolli corporativi, in cui sono i bisogni degli azionisti multinazionali – non dei cittadini italiani – a dare forma alla nuova dimensione sociale che esalterà maggiormente le “esclusioni”, le “diseguaglinze” le povertà non solo materialistiche. Gli obiettivi di performance sono focalizzati su eventi finanziari, plusvalore, profitti e risparmi. Questo è il “mercato”, mentre i “beni comuni” sono quanto di più distante dalle “logiche di mercato''. La “logica di mercato” come quella del “necessario e giusto profitto” è la regola generale che condiziona e determina la vita di milioni di esseri umani, che provoca guerre, disastri “innaturali” e sociali, e licenziamenti; è la stessa logica che fà dire a Marchionne per lo stabilimento di Termini Imerese: “è da pazzi riabilitarlo” come in futuro potrà dirlo anche per altri stabilimenti SEVEL compreso. Già l’anno scorso Marchionne aveva detto: “…il problema per la Fiat è quello di una capacità produttiva troppo elevata. A livello mondiale la produzione è di 94 milioni di vetture l’anno, di cui un terzo in Europa. Almeno 30 milioni in più di quanto il mercato sia in grado di assorbire in condizioni normali”. In quest’ottica secondo Marchionne dobbiamo aspettarci almeno 1/3 di lavoratori in esubero, cioè qualche decina di migliaia nell’automotive. Per chi vive di lavoro, “la logica di mercato” rivendicata dai Marchionne come dalla Mercegaglia, e da quanti ne fanno la condizione di esistenza di questo sistema sociale, non può essere una condizione di sopravvivenza, questa logica implica di per sé migliaia di licenziamenti e milioni di persone senza lavoro. Cominciamo a discutere non dando per scontato la sopravvivenza del “mercato” per fuoriuscire dalla “crisi”; prima si riderà della proposta, poi si scoprirà una effettiva rete di collegamenti e solidarietà dei lavoratori in estrema difficoltà, poi si penserà ad una economia ed una condizione di vita sociale libera delle ossessioni derivate dal PIL.

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