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L'articolo 18 non si tocca, anzi va esteso!
Di http://prcmeilogu.blogspot.com · creato il 14/01/2012 16:20 · ultima modifica 15/01/2012 11:58 · vista 1177 volte · LAVORO · ITALIA


Il presidente di Confindustria alla vigilia dell'incontro dell'ultrà liberista ministro del welfare fornero ha definito l'art.18 un'anomalia a cui porre rimedio. Anomalia perché? Perché pur essendoci flessibilità in entrata (ah!) manca quella in uscita. Non è infatti possibile licenziare, per le aziende sopra i 15 dipendenti, se non per giusta causa o giustificato motivo. Con queste parole sembrerebbe che le aziende italiane (e quelle straniere che operano in Italia), una volta assunta una persona a tempo indeterminato siano condannate a tenersi "sul groppone" tale dipendente finché pensione (o morte) non sopraggiunga. L'ideologismo padronale è veramente distorsivo della realtà: in quel "se non per giusta causa o per giustificato motivo" al contrario, ci sono tutte le garanzie per l'azienda di poter depennare dal proprio libro paga la manodopera in eccesso; e questo può avvenire con la garanzia per il singolo lavoratore che la decisione non avvenga per futili motivi o peggio per discriminazione (sindacalizzazione, orientamento politico e religioso, nazionalità). La giusta causa, declinata nei vari contratti collettivi nazionali, consente il licenziamento del lavoratore in caso di perdita irrimediabile del rapporto di fiducia tra questo ed il datore di lavoro (ad esempio furto, danneggiamento volontario delle attrezzature, violenza nei confronti del datore). Il giustificato motivo si articola in due fattispecie: soggettivo, che riguarda sempre il vincolo di fiducia (seppur in forma attenuata rispetto alla giusta causa) e oggettivo ovvero quando per l'azienda, espedite tutte le forme di salvaguardia dei posti di lavoro come cassa integrazione, contratto di solidarietà, etc, non resta altro che ridurre le maestranze per salvare se stessa. Dove sarebbe quindi l'anomalia? L'ideologia liberista insiste con i suoi mantra pur essendo andata incontro a numerosi fallimenti (Cile, Argentina, Irlanda...) e neanche di fronte a statistiche che dimostrano l'inesistenza di una qualsiasi relazione positiva tra abbassamento del livello dei diritti e aumento dei posti di lavoro (al contrario vi è stata una contrazione dei salari) indietreggia di un passo ma, anzi, avanza e rilancia. E anche noi dobbiamo rilanciare, per l'estensione di questo diritto a tutti e tutte!



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