Immagine di profilo di Manifesto
Altre Notizie dell'utente


Per la dignità universale. In piedi, esseri umani, la povertà è un furto
La povertà non è un fatto di natura ma il prodotto di società ingiuste perché inegualitarie e predatrici . In piedi, umanità contro il furto della vita. L’IMPOVERIMENTO La povertà è il risultato...



Cina. One Belt One Road, la nuova via alla globalizzazione
Dopo il Tpp. La «nuova via della seta» che unisce i vecchi percorsi carovanieri insieme alla «via della seta marittima» è un progetto e non un trattato: toccherà almeno 60 paesi che producono un...



Don Tonino il pacifista
RICORDO DI UN VESCOVO DISOBBEDIENTE. Il 20 aprile del '93 moriva don Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi. Antimilitarista e dalla parte degli oppressi, si scontrò con il mondo ...



Emergenza alluvioni, appello di Pyongyang
La Corea del nord ha lanciato un appello e chiede aiuti internazionali, dopo che una serie di inondazioni e un tifone nelle ultime settimane hanno devastato ampie zone del paese. Ieri l'agenzia...



«Linee guida» per gli artigiani, un accordo senza le categorie
Nessuna discussione interna; orario di lavoro fuori dal contratto nazionale e «flessibile» senza contropartiteL'autonomia è una bella cosa. Basta non trasformarla in «decisionismo», che in una...



Governo Tsipras. Misure sociale per Natale
Alexis Tsipras ha deciso di rafforzare la politica sociale del governo. Il leader di Syriza ha annunciato, infatti, che 617 milioni di euro verranno redistribuiti a 1 milione e 600 mila pensionati...



Quella poetica rurale sui miti della nascita
Nuova edizione per Giovan Battista Bronzini «A Craco, la sera, la ragazza recita in silenzio una breve preghiera e attende la mezzanotte: se subito dopo ode un canto o un fischio, l'avvenire si...



OBAMA È UN'ALTRA MUSICA
ARTISTI E ATTIVISTI GIUDICANO BARACK. Don Palmer, Greg Tate, JT Lewis, Angela Davis, Butch Morris. Tra delusione e realismo, ecco come l'intellighenzia radicale afroamericana a New York giudica...



Una telecamera? Solo tre minuti
Due blogger in sciopero della fame contro la nuova censura post-rivoluzionariaDurante le rivolte in Tunisia, Ramzi Bettaieb (alias Winston Smith, nella foto) ha rilanciato il tweet sul rifiuto del...



No ad Ayraultport, che brutto ambiente
FRANCIA LA FRATTURA TRA PS E VERDI SULL'AEROPORTO DA COSTRUIRE A NOTRE-DAME DES LANDES, VICINO NANTES, POTREBBE ADDIRITTURA AVERE CONSEGUENZE A PARIGI SUGLI EQUILIBRI POLITICI DEL GOVERNO...



Negli Usa una guerra a bassa intensità
Di Manifesto · creato il 27/11/2014 11:45 · vista 991 volte · POLITICA · ITALIA


Di nuovo l’eruzione della pro­te­sta a Fer­gu­son, ma sta­volta i suoi lapilli incan­de­scenti rica­dono su tutto il resto degli Stati Uniti: mani­fe­sta­zioni di varie entità e carat­te­riz­zate da com­por­ta­menti diversi – e non com­po­ste da soli afroa­me­ri­cani – hanno luogo da lunedì scorso in tutte le mag­giori città, da una costa all’altra. Per­ché le parole con cui il pro­cu­ra­tore della con­tea di St. Louis ha annun­ciato la deci­sione del gran giurì sono state tanto offen­sive, quanto la deci­sione di non rin­viare a giu­di­zio l’agente Dar­ren Wilson. Ma anche per­ché, nei tre mesi pas­sati tra l’omicidio di Michael Brown e ora, altri fatti come quello sono suc­cessi in altre parti del paese. Sol­tanto i più assurdi – come quelli del dodi­cenne Tamir Rice ucciso in un parco di Cle­ve­land per­ché aveva in mano una pistola gio­cat­tolo o del ven­tot­tenne Akai Gur­ley ammaz­zato sulle scale scure di casa sua a New York – fanno noti­zia fuori degli Stati Uniti. Di tanti altri, al loro interno, spesso sono solo i media locali a dare noti­zia, con mag­giore o minore rilievo. Invece la comu­nità nera tiene i conti. La gior­na­li­sta Melissa Harris-Perry ha denun­ciato che almeno due cit­ta­dini afroa­me­ri­cani sono stati uccisi ogni set­ti­mana da poli­ziotti bian­chi tra il 2006 e il 2012. Il Mal­colm X Gras­sroots Move­ment ha pub­bli­cato l’anno scorso un rap­porto –  Ope­ra­tion Ghetto Storm  – da cui risulta che nel 2012 una per­sona afroa­me­ri­cana è stata uccisa ogni 28 ore da un agente, un poli­ziotto pri­vato o un vigi­lante. E nei giorni scorsi lo sto­rico Robin Kel­ley ha elen­cato su  Coun­ter­punch  tutti gli ultimi casi di ingiu­sti­fi­ca­bile e mor­tale vio­lenza poli­zie­sca acca­duti in Ohio, Illi­nois, Michi­gan, Utah, Cali­for­nia, New York. PER­CHÉ LA PRO­TE­STA SI ALLARGA Ed è pro­prio la dif­fu­sione di tale vio­lenza su tutto il ter­ri­to­rio nazio­nale che dopo avere pro­dotto infi­nite ini­zia­tive di denun­cia e orga­niz­za­zione ha por­tato ora all’allargamento della pro­te­sta. Fer­gu­son ha fatto da cata­liz­za­tore. La stessa len­tezza del gran giurì e i dubbi intorno ai suoi lavori hanno favo­rito la cre­scita del movi­mento a St. Louis, che dopo avere orga­niz­zato mani­fe­sta­zioni paci­fi­che nei mesi scorsi, è stato al cen­tro della rispo­sta di piazza, non più paci­fica, il 24 novem­bre. Dopo il 9 ago­sto, tutti ave­vano scritto che a Fer­gu­son il corpo di poli­zia era quasi total­mente bianco in un con­te­sto sociale pre­va­len­te­mente nero e tutti ave­vano scritto dell’impoverimento della sua popo­la­zione afroamericana. L’ESPROPRIAZIONE DEI POVERI Ma solo ora, gra­zie al lungo, impres­sio­nante saggio-inchiesta di Rad­ley Balko, un gior­na­li­sta del  Washing­ton Post , le più gene­rali ana­lisi socio­lo­gi­che e poli­ti­che sulla oppres­sione di casta e classe hanno con­ferma nei «numeri» e nella casi­stica minuta delle «per­se­cu­zioni e umi­lia­zioni gior­na­liere» inflitte ai neri poveri in quella parte del Mis­souri. Anzi­tutto, sol­tanto in una delle 31 muni­ci­pa­lità della con­tea di St. Louis, cui appar­tiene anche Fer­gu­son, la pro­por­zione di neri nei sin­goli corpi di poli­zia è supe­riore a quelle dei locali resi­denti neri. E pres­so­ché ovun­que i com­por­ta­menti di poli­ziotti e magi­strati sono così sta­bil­mente, e spesso pre­te­stuo­sa­mente, mirati a col­pire i resi­denti afroa­me­ri­cani con incri­mi­na­zioni, pene e san­zioni da giu­sti­fi­care che, da una parte, Robin Kel­ley possa par­lare di una «guerra di bassa inten­sità» con­tro le com­po­nenti povere della popo­la­zione e che, dall’altra, si possa dire che attra­verso essa viene  anche  messo in atto un let­te­rale espro­prio ai loro danni. A Fer­gu­son il numero degli arre­sti è paz­ze­sco: su 21.000 abi­tanti, 32.000 man­dati d’arresto nel 2012. Per alcune delle muni­ci­pa­lità cir­co­stanti i pro­venti dalle multe e san­zioni costi­tui­scono fino al 40 per cento delle entrate. Non è dap­per­tutto così, natu­ral­mente. E le forme per­se­cu­to­rie cam­biano a seconda delle aree e di quale è la mino­ranza più nume­rosa. Qui i poveri sono soprat­tutto afroa­me­ri­cani, altrove sono anche lati­noa­me­ri­cani. A New York o a Los Ange­les neri e  lati­nos  insieme costi­tui­scono l’ottanta per cento delle per­sone fer­mate e per­qui­site dalla polizia. Il pro­cu­ra­tore McCul­loch e i «suoi» giu­rati hanno rite­nuto insuf­fi­cienti le prove neces­sa­rie per sot­to­porre l’agente Dar­ren Wil­son a un rego­lare pro­cesso in una corte di giu­sti­zia. Tut­ta­via il caso di Fer­gu­son non è chiuso. Rimane in piedi l’indagine fede­rale sul suo corpo di poli­zia voluta da Obama e affi­data al mini­stro della Giu­sti­zia Hol­der. La spe­ranza è che l’impunità della poli­zia venga infine scar­di­nata, gra­zie alla tena­glia della pro­te­sta dal basso e dell’intervento dall’alto; ma le aspet­ta­tive, rea­li­sti­ca­mente, non sono altret­tanto ottimistiche. IL DEBITO DEL DEBOLE OBAMA Il pes­si­mi­smo è giu­sti­fi­cato dalla situa­zione in cui si tro­vano il Pre­si­dente e il suo gabi­netto. Il dato di par­tenza è che gli afroa­me­ri­cani e i  lati­nos  hanno votato in per­cen­tuali molto alte per Obama e per i demo­cra­tici. A loro la Pre­si­denza attuale deve molto. Per que­sto Obama ha inau­gu­rato i suoi ultimi due anni di man­dato con un ordine ese­cu­tivo che apre la strada verso la rego­la­riz­za­zione a 4–5 milioni di immi­grati ille­gali i cui figli sono nati negli Stati Uniti (e che per il vigente  ius soli  sono cit­ta­dini sta­tu­ni­tensi). L’ordine ese­cu­tivo è stato moti­vato con il fatto che la mag­gio­ranza repub­bli­cana ha sem­pre impe­dito che venisse discusso alla Camera il pro­getto di riforma appro­vato dal Senato. Esso rivela, però, anche l’isolamento dell’esecutivo. Ora che i repub­bli­cani sono in mag­gio­ranza in entrambe le camere, cer­che­ranno di sgon­fiare l’operatività della deci­sione di Obama. Lo faranno senza fan­fara, per non per­dere il voto  latino  nelle pros­sime ele­zioni; ma lo faranno, impu­gnando l’ordine ese­cu­tivo sul piano pro­ce­du­rale e magari pro­po­nendo un altro pro­getto di legge desti­nato a essere discusso e attuato dopo le vota­zioni del 2016. NULLA PER LE MINORANZE Per quanto riguarda gli afroa­me­ri­cani, quali che siano le con­clu­sioni cui arri­verà l’indagine Hol­der – che è ine­vi­ta­bile che cen­suri i com­por­ta­menti della poli­zia – è assai dif­fi­cile che essa possa por­tare a cam­bia­menti sostan­ziali. Que­sti sareb­bero pos­si­bili sol­tanto attra­verso un muta­mento politico-culturale gene­ra­liz­zato, che l’amministrazione Obama non è in grado di favo­rire e tanto meno di imporre. Le mag­gio­ranze repub­bli­cane in Con­gresso e magari un futuro pre­si­dente repub­bli­cano non faranno nulla a favore della mino­ranza afroa­me­ri­cana, né di altre mino­ranze, né dei poveri. L’elezione dell’afroamericano Obama alla pre­si­denza ha avuto un straor­di­na­rio valore sim­bo­lico, posi­tivo per molti, ma nega­tivo per molti altri. Lo hanno testi­mo­niato le deni­gra­zioni, gli insulti e gli attac­chi pro­pria­mente poli­tici di cui è stato oggetto in Con­gresso e fuori. E ora che Obama è «solo» nes­suno avrà ragioni per cam­biare atteg­gia­mento nei con­fronti di una mino­ranza che lo ha votato al 90 per cento. Soprat­tutto, per di più, se il farlo impli­casse – come implica, di fatto – cam­biare gli orien­ta­menti economico-politici a favore delle fasce povere della popo­la­zione. Riman­gono i movi­menti. Sono nume­rosi e resi più com­bat­tivi dalle vicende di que­sti ultimi anni e mesi. Gli avve­ni­menti hanno anche costretto l’opinione pub­blica e i media a foca­liz­zare l’attenzione sulla realtà oggetto delle loro denunce. Ma per ora, anche loro, sono troppo soli.



Chi siamo | Contatti | Come Funziona | Condizioni | Privacy | RSS | Webmaster Luciano Ferraro
MioGiornale.com © 2011