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Contro il governo la Cgil imbocca la «via giudiziaria»
Di Manifesto · creato il 27/11/2014 09:45 · vista 1089 volte · POLITICA · ITALIA


A chi la vor­rebbe par­tito poli­tico con­cla­mato dalla regia dell’astensione in Emilia-Romagna, risponde con il ritorno alla “via giu­di­zia­ria”. Con­tro il governo e il suo Jobs act, la Cgil imbocca la strada che porta nei tri­bu­nali, nello spe­ci­fico alla Corte di giu­sti­zia euro­pea in Lussemburgo. I conti del voto di mar­tedì – 33 dis­sen­zienti sui 308 depu­tati Pd – hanno dimo­strato come nes­suna sponda poli­tica sia in grado di fer­mare la corsa della riforma del lavoro. E allora – con­fer­mando viep­più la ritro­vata sin­to­nia con la Fiom di Mau­ri­zio Lan­dini, pre­cur­sore della via giu­di­zia­ria fino alla vit­to­ria in Corte Costi­tu­zio­nale sull’articolo 19 dello Sta­tuto con­tro la Fiat di Mar­chionne e che già aveva anti­ci­pato l’idea dei ricorsi con­tro il Jobs act – ecco l’annuncio di Susanna Camusso. Cor­ro­bo­rata dalla sen­tenza di ieri a favore dei pre­cari della scuola, il segre­ta­rio della Cgil lo dice chiaro e tondo: «Con­tro il Jobs act valu­te­remo tutte le strade, anche il ricorso all’Europa. La let­tura degli arti­coli 30 e 31 della carta di Nizza dice che è pos­si­bile, ci pen­se­remo, ci pro­ve­remo. Que­sti sono i casi in cui diciamo: meno male che l’Europa c’è». Leg­gia­moli allora assieme que­sti arti­coli della Carta dei diritti fon­da­men­tali dell’Unione euro­pea, sot­to­scritta il 7 dicem­bre 2000 nella città fran­cese. «Arti­colo 30 (Tutela in caso di licen­zia­mento ingiustificato):Ogni lavo­ra­tore ha il diritto alla tutela con­tro ogni licen­zia­mento ingiu­sti­fi­cato, con­for­me­mente al diritto comu­ni­ta­rio e alle legi­sla­zioni e prassi nazio­nali. Arti­colo 31(Condizioni di lavoro giu­ste ed eque) 1. Ogni lavo­ra­tore ha diritto a con­di­zioni di lavoro sane, sicure e dignitose». Arti­coli che stri­dono con ciò che è pre­vi­sto nel decreto delega al governo in fatto di con­tratto a tutele cre­scenti sostan­zial­mente senza arti­colo 18, deman­sio­na­mento e con­trollo a distanza, spe­cie nel rife­ri­mento alle «prassi nazionali». Natu­ral­mente per pre­sen­tare una denun­cia la Cgil dovrà atten­dere la cosid­detta «attua­lità del danno» e dun­que il testo della delega – in bianco – al governo e il depo­sito dei decreti dele­gati. «Vedremo come li scri­ve­ranno. Vedremo se deci­dono nel chiuso delle stanze o se aprono un con­fronto», sot­to­li­nea Camusso. «Non è l’approvazione al Par­la­mento che ci ferma per cam­biare le norme che rite­niamo sba­gliate, con­ti­nue­remo la nostra ini­zia­tiva e anche alla luce della sen­tenza di oggi (ieri, ndr) che ha con­fer­mato che, quando dice­vamo che l’uso dei con­tratti a ter­mine in quel modo con­tra­stava con le diret­tive euro­pee, ave­vamo ragione», sot­to­li­nea il segre­ta­rio della Cgil. A pro­po­sito di un’eventuale con­sul­ta­zione Susanna Camusso avverte: «C’è tanta strada prima di porsi il tema del refe­ren­dum», invece già appog­giato nel caso in cui il que­sito della Lega in fatto di abo­li­zione della riforma For­nero delle pen­sioni pas­sasse il giu­di­zio di legit­ti­mità della Corte costituzionale. La denun­cia con­tro il decreto Poletti – la legge 78 che pre­vede l’assenza di casua­lità e la rei­te­ra­zione fino a 3 anni del con­tratto a tempo deter­mi­nato, andando con­tro la «pre­va­lenza» del tempo inde­ter­mi­nato fis­sata nella carta euro­pea — la Cgil l’ha pre­sen­tata il 15 luglio alla Com­mis­sione euro­pea. «L’auspicio è che la com­mis­sione ne discuta entro l’anno», si augura Ivano Cor­ra­dini, respon­sa­bile dell’Ufficio giu­di­zia­rio della Cgil, la vec­chia “consulta”. A spie­gare meglio i ter­mini della que­stione è uno dei com­po­nenti, il pro­fes­sor Amos Andreoni dell’università Sapienza di Roma: «La Com­mis­sione euro­pea deve valu­tare l’attendibilità del ricorso e poi tra­sfe­rire la denu­cia alla Corte di Giu­sti­zia. Una pro­ce­dura molto più veloce ci sarebbe se un giu­dice ita­liano, in caso di ricorso con­tro il decreto Poletti, rile­vasse che quella norma col­lida con quella euro­pea e deci­desse per un rin­vio pre­giu­di­ziale diret­ta­mente alla Corte di giu­sti­zia europea». Più in gene­rale Andreoni cri­tica l’atteggiamento del governo e della Con­fin­du­stria. «Se fossi un con­su­lente del lavoro per conto di un’impresa sarei molto pre­oc­cu­pato. La legi­sla­zione del 2001 in poi in fatto di lavoro è stata sem­pre sba­gliata, ha sem­pre lasciato spa­zio a con­ten­ziosi e ricorsi. Da anni va avanti una guer­ri­glia giu­di­zia­ria che ha avuto come con­se­guenza una delo­ca­liz­za­zione mas­sic­cia. Anche il Jobs act va in que­sta dire­zione, altro che cer­tezza del diritto», conclude.



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