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Battaglia Generali, sale Greco
Alle Generali di Trieste finisce l'era Giovanni Perissinotto, al timone dal 2011, e comincia quella di Mario Greco. Sarebbe un avvicendamento normale, se non fosse che accade nella società considerata cassaforte del troppo intrecciato sistema capitalistico italiano, a scapito di un ceo che solo un anno fa gli stessi consiglieri avevano difeso per abbattere Cesare Geronzi.
Che cosa è successo in casa del Leone di Trieste perché gli equilibri di potere sono stati cambiati così bruscamente e velocemente? Ufficialmente, Perissinotto paga la caduta del titolo in borsa, con una perdita di oltre il 40% nell'ultimo anno, una debolezza che tuttavia non è una novità dell'ultima ora, a fronte di un blitz che lo ha fatto fuori nel giro di qualche giorno. Ieri mattina, il consiglio di amministrazione di Generali, convocato in via straordinaria con il voto di sfiducia quale unico argomento all'ordine del giorno, lo ha sfiduciato con dieci voti a favore e cinque contro. Al voto erano presenti 16 dei 17 consiglieri del gruppo, assente il manager interno, Reinfried Pohl. La maggioranza ha votato la mozione di sfiducia caldeggiata dai soci privati Leonardo Del Vecchio e il gruppo De Agostini, mentre l'amministratore delegato Sergio Balbinot si è astenuto. La decisione, si legge nel comunicato finale del cda, è stata giustificata con «l'esigenza di operare un'iniziativa di discontinuità gestionale». I poteri al vertice delle Generali e la carica di group ceo revocati dal cda Perissinotto (che resterebbe in consiglio) vengono temporaneamente esercitati dal presidente della società Gabriele Galateri, in attesa della nomina di Mario Greco come nuovo capoazienda, oggi ancora vincolato ai vertici di Zurich, altro colosso assicurativo. La vicenda dà un'altra scossa al gotha del capitalismo italiano, dove Mediobanca, primo azionista di Generali, è impegnata nella complessa partita di salvataggio di Fondiaria-Sai tramite Unipol e mentre ai vertici di Rcs i sussulti non sono finiti, in attesa della scadenza del patto di sindacato. L'azionista di Generali Diego Della Valle ha annunciato che lascerà Trieste domani, dopo la defenestrazione di Perissinotto: «Non ero d'accordo su quello che si voleva fare, nella forma e nella sostanza. Trovo che si poteva fare tutto meglio preservando al meglio l'immagine della nostra società e, soprattutto, del nostro Paese che in questi momenti ha bisogno di attrarre gli investitori e non di preoccuparli. Prendo atto di chi ha deciso diversamente», ha poi aggiunto, «questa è la democrazia». Ovviamente di tutto altro avviso è il consigliere dei vincenti, l'amministratore delegato del gruppo De Agostini Lorenzo Pelliccioli: in Generali, ha detto al termine del cda, c'è stato «un ottimo consiglio dove non si è parlato del passato, ma si è dibattuto del futuro della società. I consiglieri hanno preso una decisione difficile, ma che apre grandi prospettive per Generali in linea con le sfide dei mercati. Nessun complotto, dunque, ma un consiglio, che ancora una volta ha dimostrato la sua indipendenza, al lavoro per il bene della società».
di R. EC.