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LA TRUFFA DEL VOTO UTILE: RICATTO E USURA SULLA SPERANZA DI CAMBIAMENTO
Di Lavoro e Salute · creato il 20/02/2013 18:07 · ultima modifica 21/02/2013 22:06 · vista 1305 volte · POLITICA · PIEMONTE


Ci stiamo avvicinando al dunque. Mancano pochi giorni di riflessione per milioni di persone ancora indecise se e chi votare. E’ un dubbio che, in particolare, riguarda alcuni milioni di persone collocate culturalmente a sinistra e divisi tra chi da anni non vota per protesta o mancanza affinità con chi si presenta alle elezioni e chi vota preferendo, volente o nolente, aggrapparsi all’amo del “voto utile” lanciato con scientifica programmazione.

Questa riflessione è fatta, in particolare nei nolenti, non considerando, causa disinformazione o sottovalutazione, elementi discriminanti per arrivare a una risposta obiettiva quali il vigente sistema elettorale e il ricatto del presunto favore che si farebbe alla destra.

Per alcune centinaia di migliaia, invece, la causa è dettata dall’opportunismo, dalla paura di perdere, o di non guadagnare, posizioni di comodo, per sé o per qualche parente stretto, se non proprio il posto di lavoro acquisito per meriti, spesso presunti, di attività sindacale o di fedeltà alla linea politica, e/o al leader locale.

C’è un altro aspetto che una mente libera, stato cognitivo indispensabile per esercitare a testa alta il proprio voto, riguarda la lettura, senza induzioni esterne quali la comunicazione in un Paese che si colloca agli ultimi posti nel mondo per obiettività dell'informazione, degli eventi politici e sociali receni. E' questo, più che l’iniquo sistema elettorale e il presunto voto utile, l’aspetto dirimente per discernere tra chi in una cabina elettorale si presenta da soggetto pensante e chi volontariamente si presta a essere indirizzato nell’apporre un segno sul simbolo come un infante ai primi giorni di asilo.

Allora parliamo terra terra (per i milioni di adulti e giovani prima ancora che per le centinaia di migliaia che presumano di essere a un maggior livello di maturità politica e sociale) del vigente sistema elettorale chiamato non a caso “porcellum”; del ricatto del presunto favore che si farebbe alla destra senza considerare che i duellanti hanno governato senza contraddizioni insieme per un anno; delle nozioni inconfutabili derivanti dalle ricadute pesanti, in termini di stato sociale e spazi democratici, del governo Monti.

Il sistema elettorale “porcellum” in base al quale verrà determinata la vittoria di uno schieramento e la composizione dei due rami del Parlamento, non si basa sul principio di civiltà “una testa un voto” ma sul sostanzioso, e determinante per la vittoria, premio a chi forma un polo di più partiti. Questo premio, già preconfezionato e che si sostituisce alla volontà del 20% delle cittadine e dei cittadini italiani, lo vogliamo definire truffaldino o virus della democrazia? E come vogliamo definire la differente valenza tra 1 voto dato ai partiti premiati dal virus che varrà 3 mentre 3 voti alle liste che risulteranno perdenti varranno 1?

Il “voto utile” è una proposta del sistema politico italiano, diventato da dieci anni un vero e proprio assunto ideologico, che fa leva sul ricatto della paura del peggio. In Italia la maggioranza delle elettrici e degli elettori l’ha considerato, dai primi anni 90 con il primo referendum sul sistema maggioritario approvato con oltre l’80% dei consensi, degno di considerazione accettando anche l’esplicita la truffa consistente nell’invenzione di “liste civetta” create ad hoc attirare voti ai grossi, una vera e propria anteprima della sfacciata richiesta attuale di “voto utile”. E’ elementare considerare antidemocratico questo modo di ricevere assenso elettorale che butta un fumogeno sulle proposte e sugli obiettivi di chi lo mette in campo?

Le ricadute di un anno di governo PD-PdL e UdC (ora nella lista Monti con Fini) sono state: tanto rigore per i redditi medi e bassi e più evasione fiscale dei ricchi; più tasse e meno salari per i lavoratori; annullamento dell’Art. 18 e dei contratti nazionali di lavoro; più precariato e più disoccupazione; tagli ai servizi sociali di Regioni e Comuni; tagli permanenti al Servizio Sanitario Pubblico e finanziamento alla sanità privata e stesso trattamento è stato riservato alla scuola; miliardi di euro alle banche private, anche straniere, e conferma delle spese militari all’estero per decine di miliardi al mese.

Quale persona dotata di medio QI compie dei passi senza aver valutato i pro e i contro in base a ciò che è stato e che ha determinato le condizioni nelle quali si muove? La risposta è ovvia in qualunque atto della vita quotidiana o di programmazione degli eventi che ognuno valuta di vivere in prima persona, mentre, a quanta pare, non è affatto ovvia nella valutazione della scelta di chi votare.

Si potrebbe anche pensare che è diversa la valutazione tra un atto materiale nel quale si è per forza di cose protagonisti, dal lavoro alla spesa per cibarsi e vestirsi, e uno considerato virtuale come il voto verso il quale ci si sente strumento lontano dalla decisione sugli effetti, però pare una questione di lana caprina, quasi da intellettualoidi della domenica tra quattro amici al bar sport. Nessuno, tra i lavoratori, i disoccupati, i giovani e i pensionati, si è potuto permettere questa considerazione da bar durante il violento, e per tanta gente mortale, investimento subito dal Tir, con targa PD-PdL-UdC, guidato da Monti con accanto la Fornero.

Milioni di persone in coma, in termini di perdita del lavoro e di drastica diminuzione diritti nei servizi sociali come la sanità, possono solo pensare che tutto quanto è successo in quest’ultimo anno, preparato dal governo precedente, sia colpa del destino infame che rincorre sempre quelli fuori dalla cerchia dei poteri economici e politici? Probabile ma non ovvio.

Com’è probabile ma non ovvio che il sentimento di reazione al massacro subito si tramuti in rifiuto al voto o in una protesta di pancia con il voto all’ultima invenzione come Grillo, a discapito della ribellione cosciente con il voto in massa a Rivoluzione Civile. Nonostante che sui giornali e nelle televisioni, della sinistra e di Ingroia non se ne sia parlato con etica giornalistica ma solo, in quel poco che se ne è parlato, con bugie e derisione, strumenti propri di un sistema malato di faziosità e malaffare.

franco cilenti

20/2/2013
http://blog.libero.it/lavoroesalute




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