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LAVORO E SALUTE. Lettera aperta di Medicina Democratica e Associazione esposti Amianto al segretario generale della Fiom
Di Franco Cilenti · creato il 13/03/2012 09:52 · vista 1238 volte · LAVORO · PIEMONTE


CARO MAURIZIO LANDINI Anche noi, come Medicina Democratica e Associazione Italiana Esposti Amianto (AIEA) abbiamo partecipato alla grande Manifestazione del 9 marzo. Vi ringraziamo per questo perché le nostre associazioni come tante altre organizzazioni presenti sono state invitate pur non essendo FIOM, pur essendo MD composta da compagne e compagne accomunati dalla lotta per la salute, ma proveniente dagli ambiti più diversi. Ci siamo ritrovati, abbiamo rivissuto un po’ della nostra storia (di MD) che è quella di un movimento nato agli inizi degli anni ’70 su richiesta di una cinquantina di consigli di fabbrica e di numerosi singoli “esperti” nel campo della medicina, della ricerca, soprattutto della prevenzione. Tanto che il principale e più autorevole fra i fondatori di MD ebbe a scrivere: “la classe e la salute di cui vogliamo discutere sono, naturalmente, la salute della classe operaia: come problema politico e come problema medico”, e ancora: “non è più concessa alla medicina nessuna neutralità, né illusione di averne. Perdersi con il capitale o salvarsi con il lavoro: è l’unica scelta che rimane alla medicina, non come scelta morale, ma come scelta di scienza e di pratica” (Giulio A. Maccacaro: Classe e Salute (1973) in Per una medicina da rinnovare – Feltrinelli). Da diversi anni ad oggi, da quando la pratica quotidiana e la legislazione hanno instaurato un regime di precarietà nei luoghi di lavoro e con la crisi, con migliaia di licenziamenti e con l’uso massiccio della cassa integrazione, il contrasto fra salute e lavoro si è enormemente acuito. Ed è su questo, compagni della FIOM, che vogliamo richiamare la vostra attenzione. Siamo presenti, come parte civile, in svariati processi per morti sul lavoro: quello contro la ThyssenKrupp (ora in Appello) a Torino dove si sono contati 7 morti, quello contro la Anselmi di Campo San Piero (PD) dove i morti bruciati sono stati “solo” 2, e quello che si sta preparando contro la Eureko di Paderno Dugnano, altri 4 morti bruciati. E ancora di più siamo impegnati in altri processi dove i morti sono dovuti a malattie di origine professionale, in genere sottovalutate perché si sono verificate dopo alcuni o molti anni. Ricordiamo solo la ETERNIT, perché la sentenza di primo grado, - di condanna – è recente, perché è il più grande processo che sia mai stato celebrato a livello europeo e perché si sono contate anche molte vittime fra i cittadini prossimi agli stabilimenti in cui l’amianto veniva impiegato. I processi, quando vengono celebrati, che non sempre terminano con una condanna dei responsabili, - (ad esempio alla ALSTOM di Savigliano (ex Fiat Ferroviaria) sempre per morti da amianto, gli imputati sono stati assolti dal Tribunale di Saluzzo; idem alla TRICOM di Tezze sul Brenta, dove il Tribunale di Bassano del Grappa ha ritenuto dover assolvere gli imputati perché i lavoratori esposti al cromo esavalente erano fumatori) –costituiscono per noi, ma riteniamo anche per il sindacato e per il movimento operaio, una sconfitta, anche quando si vince. Si contano infatti lavoratrici e lavoratori malati e/o morti a causa delle “superiori necessità del profitto” e per non avere rispettato le leggi, comunque negando l’uguale diritto alla salute per tutti (si veda il capitolo “gli anziani nel mercato del lavoro” del libro di Enrico Pugliese: La Terza Età, ed. Il Mulino). La FIOM sta facendo una grande battaglia per il diritto al lavoro. Vuole salvaguardare, anzi giustamente estendere a tutti i lavoratori, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. In questo ha capito che si tratta di una lotta di civiltà che si accumuna ad altre lotte, dove la democrazia e la partecipazione sono messe da parte, una per tutte quella della popolazione della Val Susa contro la TAV. Non è poco, ma forse, ci permettiamo di dire, non basta. E pensiamo ancora allo Statuto dei lavoratori nel quale vi è pure l’articolo 9 che formalmente esiste, ma in pratica è stato, nel tempo, sostanzialmente reso inoperante: “I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica”. Un articolo, tanto breve quanto fondamentale, che andrebbe scritto su tutte le bacheche sindacali delle fabbriche a partire dalla FIAT (vegliando che non venga tolto), per ricordare una necessità che il diritto al lavoro non va separato dal diritto alla salute, che, in tempi più o meno brevi o più o meno lunghi, se il secondo viene meno si finisce per perdere anche il primo. Del resto, anche nel recente decreto sulla semplificazione, tutt’ora in discussione, vi è l’articolo 14, modificato recentemente su forti pressioni sindacali e dal basso, che però afferma in non comma (f) quello che viene negato in un altro (6). Pensiamo, inoltre, che i sindacati, quanto meno la FIOM, siano ben coscienti che l’allungamento della speranza non sia avvenuta e non avvenga in modo uguale per tutti. C’è sempre da considerare la condizione “di classe”. Nella speranza di vita fra un manovale ed un medico ci sono 7 anni(si vedano ad esempio sull’argomento gli studi dell’epidemiologo torinese Giuseppe Costa). Le decisioni governative di allontanare per tutti il tempo della pensione significa rendere disoccupati migliaia di cinquantenni, troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro, ma troppo giovani per cessare l’attività. Nel suo complesso l’azione dell’attuale governo, non è quella di portare un po’ di giustizia sociale, agendo sulla redistribuzione del reddito (dice l’ISTAT che il 10% della popolazione possiede il 46% della ricchezza), quanto astrattamente di eliminare il deficit di bilancio, addirittura, scandalosamente, modificando la Costituzione. Non solo, ma vi sono tanti modi per tagliare i redditi dei lavoratori insieme a quello dei licenziamenti e della flessibilità, quale quello di tagliare i finanziamenti per i servizi sociali e sanitari. Occorre invece affermare che questi sono “Beni Comuni”, come lo è il lavoro, come lo è la salubrità ambientale, e come tali non possono essere ridotti a mera merce. Infine, vi vogliamo assicurare che siamo con voi, e lo saremo ancora quando, come probabile, nulla di quanto richiesto, verrà preso in considerazione e modificato da parte dei poteri forti. Non solo, ma ci rendiamo anche disponibili anche a mettere a vostra disposizione la nostra storia e le nostre conoscenze per la difesa e la tutela dei lavoratori nei luoghi di lavoro, sempre per affermare che lavoro e salute non sono in contraddizione, ma sono parti di un unico diritto. Fulvio Aurora Medicina Democratica Movimento di lotta per la salute Armando Vanotto Associazione AIEA 11 marzo 2012 Pubblicata oggi, 13 marzo 2012, su http://blog.libero.it/lavoroesalute



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