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Venezuela: Uno sguardo settimanale
Di Lavoro e Salute · creato il 28/10/2020 19:17 · ultima modifica 02/11/2020 23:59 · vista 77 volte · POLITICA · INTERNAZIONALE


Cronaca del Venezuela per Lavoro e Salute. È possibile tornare alla “normalità”? e altre recensioni sulle elezioni parlamentari XVII (18-24/10)


Questa è stata la settimana più simile a quanto accadeva prima del 16 marzo di quest’anno, grazie al fatto che i dati sulla pandemia del Covid-19 continuano a calare; tuttavia, questo non si può considerare un ritorno alla normalità, poiché la vita di noi che abitiamo in Venezuela è colpita dall’implementazione delle misure coercitive unilaterali del governo statunitense e dei suoi alleati, pertanto, fino a quando queste resteranno in vigore, la vita nazionale sarà atipica. Oltre a quanto sopra, in questa nota si parlerà degli eventi relativi al percorso elettorale che porterà al rinnovamento dell’Assemblea Nazionale il prossimo 6 dicembre.

È possibile tornare alla “normalità”?.

In Venezuela la tendenza del contagio del Covid-19 continua a calare, contrariamente a quanto si osserva nel mondo, in particolare in occidente. Questa settimana il governo bolivariano ha comunicato che si sono contati 89.142 casi al 24 ottobre, dei quali 770 con esito mortale; del totale dei casi politivi, il 94% è attivo, ol che indica un appiattimento sostenuto della curva dei contagi da almeno quattro settimane e un calo dei casi identificati nella regione della capitale, ma non dei decessi.

In questo quadro, il governo bolivariano ha continuato ad affinare la strategia denominata 7 x 7 plus, che consiste nell’autorizzare ogni sette giorni la ripresa di attività diverse da quelle essenziali. Questa settimana, il presidente Nicolás Maduro ha autorizzato la ripresa di nuove attività, tra le quali quelle legate al settore del turismo (parchi, spiagge, drive-in tra le altre) e la riapertura al pubblico di uffici statali come quelli del fisco, della distribuzione di energia, delle comunicazioni e quelli anagrafici; ogni attività ha specifici orari di apertura. Infine, è da segnalare che il governo bolivariano ha iniziato un dialogo con i diversi rappresentanti delle chiese per concordare una strategia che consenta lo svolgimento di cerimonie religiose garantendo il rispetto delle misure di biosicurezza.

Ebbene, come si è vissuta questa settimana di flessibilizzazione plus? Diciamo con un po’ di incertezza iniziale, poiché le autorizzazioni per le nuove attività sono state annunciate solo domenica scorsa, il che ha comportato che la la programmazione delle riaperture sia stata avviata solo all’inizio della settimana; già a metà settimana la dinamica è stata più fluida e questo ha inciso sull’incremento della mobilità urbana, pur limitata dal fatto che la disponibilità di carburante non è quella ottimale, in quanto persistono le lunghe code ai distributori.

Insomma, questa settima è stata quanto di più simile al tempo precedente la pandemia, ma questa situazione non può essere definita normale, perché dal 2014 in nostro Paese è oggetto di molteplici misure coercitive unilaterali che hanno stravolto tutti gli aspetti della nostra vita. Le misure coercitive unilaterali sono promosse e sostenute dall’opposizione venezuelana, secondo la quale dovrebbero essere “una misura di pressione della comunità internazionale” per forzare un cambiamento nei rapporti di forza che si esprimerebbe con l’abbandono della presidenza da parte di Maduro; in altre parole, di fronte all’impossibilità per gli oppositori del chavismo di modificare i rapporti di forza con i loro mezzi, essi ricorrono ad altri Stati e a imprese affinché colpiscano la sovranità nazionale in molteplici maniere. Secondo una recente dichiarazione del ministro degli esteri venezuelano Jorge Arreaza, il costo di queste aggressioni per la Repubblica Bolivariana del Venezuela è stimato in 1,4 miliardi di dollari statunitensi.

Queste misure, come già riferito in altre occasioni, non solo contemplano la confisca illegale di beni pubblici venezuelani, ma anche la criminalizzazione delle relazioni commerciali con il nostro Paese, oltre al sistematico attacco alla moneta allo scopo di indurre una crescente inflazione e ciò ha un impatto diretto sulla governabilità, limitando la capacità dello Stato di garantire il godimento di diritti fondamentali, oltre ad altri problemi di carattere interno.

Pertanto, nel caso del Venezuela, il controllo della pandemia non significa tornare alla normalità, come nella maggioranza dei Paesi; questo sarà possibile solo con la cessazione di tutte le misure coercitive unilaterali, poiché solo così avremo migliori condizioni per promuovere un progetto alternativo al capitalismo.

Altre note elettorali

Quanto alle elezioni, questi sono giorni di intensa attività e passeremo in rassegna i fatti più significativi, tra i quali l’annuncio del Consiglio Nazionale Elettorale dell’ampliamento del periodo di campagna elettorale, facendola iniziare il 3 novembre per una durata di trenta giorni.

Per domenica 25 ottobre è prevista la simulazione delle votazioni in 381 seggi di tutto il Paese; questa operazione si svolge affinché “gli elettori acquisiscano familiarità con la macchina e la dinamica di voto, che sarà segnata da uno stretto protocollo di biosicurezza a causa della pandemia del Covid-19”.

Nel nostro Paese, l’unico requisito affinché una persona iscritta nel Registro Elettorale Permanente possa esercitare il diritto di voto è la presentazione del suo documento d’identità originale, rilasciato dal Servizio Amministrativo di Identificazione, Emigrazione e per gli Stranieri (SAIME); questa settimana il SAIME ha avviato un servizio continuato dedicato a coloro che abbiano smarrito il documento o ne abbiano uno deteriorato e, fino a venerdì scorso, erano stati rilasciati più di 47.000 documenti; ricordiamo che per il prossimo 6 dicembre sono registrati più di 20 milioni di elettrici ed elettori.

Quanto alle organizzazioni politiche che partecipano alla campagna elettorale, spicca la comunicazione che il Partito Comunista del Venezuela (PCV) ha fatto giungere alla presidente del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), nella quale chiede un’udienza per discutere le garanzie e i criteri nella campagna elettorale; il PCV che guida la Alternativa Popular Revolucionaria chiede che si assumano misure effettive affinché tutte le organizzazioni politiche abbiano parità di condizioni e che si eviti qualsiasi favoritismo.

Il Partido Socialista Unido de Venezuela, che fa parte del Gran Polo Patriótico, ha comunicato di avere ricevuto on line oltre trentamila proposte che potrebbero essere discusse dopo l’insediamento dlla nuova Assemblea Nazionale nel 2021; tra le proposte c’è quella del matrimonio tra persone dello stesso sesso, avanzata dal presidente Nicolás Maduro.

Quanto al contesto internazionale, abbiamo che il ministro degli esteri francese ha dichiarato quanto segue: “La maniera con la quale si preparano le elezioni del 6 dicembre è totalmente discutibile. Non riconosciamo il processo in corso, questa è una posizione chiara ed è una posizione europea”. Intanto, nell’emisfero americano, l’Organizzazione degli Stati Americani, dalla quale il Venezuela si è ritirato, ha approvato una risoluzione nella quale si condiziona il riconoscimento delle prossime elezioni a criteri secondo la stessa inesistenti. L’iniziativa statunitense è stata assecondata dal Gruppo di Lima e da vari governi caraibici, ottenendo la maggioranza con 21 dei 34 voti, mentre 4 (Dominica, Nicaragua, San Vicente y las Granadinas e Antigua y Barbuda) hanno votato contro e altri 9 Paesi si sono astenuti. L’Unione Europea e l’Organizzazione degli Stati Americani continuano a essere al servizio della politica estera statunitense, promuovendo l’ingerenza nelle questioni di esclusiva competenza dei Venezuelani e delle Venezuelane.

Infine, una nota curiosa: i deputati e le deputate che fanno parte del cosiddetto G4, capeggiato da Juan Guaido e che hanno deciso di non partecipare alle elezioni hanno formato un “Osservatorio sulle elezioni parlamentari organizzate dal governo di Nicolás Maduro”; è paradossale “osservare” un evento che non si riconosce come legittimo, ma tant’è, a questa e altre cose strane ci ha abituati l’opposizione al chavismo in Venezuela.

Brevi:

A settimana quasi conclusa si è saputo dell’arrivo in Colombia, diretto in Spagna, del dirigente dell’ultradestra Leopoldo López, responsabile di istigare continuamente a commettere azioni politiche violente e mentore di Juan Guaido; il Ministero degli Esteri spagnolo ha dichiarato che López ha abbandonato volontariamente la sua condizione di ospite nella sua ambasciata di Caracas. Dal governo bolivariano non è giunta alcuna dichiarazione ufficiale. Entro pochi giorni avremo maggiori dettagli.
Frontiere calde II. Mentre il Venezuela continua ad accogliere Venezuelani e Venezuelane che rientrano nel Paese via terra o in aereo, governi come quello colombiano continuano a dimostrare la loro ipocrisia sulla questione, in particolare quando annunciano che implementeranno un’operazione denominata “Muraglia”, per contenere eventuali uscite dal Venezuela, uscita che non si verifica nelle dimensioni da loro previste. Da quando sono state aperte le frontiere, in Venezuela sono entrate in maniera regolare quasi 150.000 persone, delle quali circa il 7% è risultato positivo ai controlli per il Covid-19.

Jesús A. Rondón

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