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Salari e produttività: l’Istat smentisce Boeri e Ichino
Di Lavoro e Salute · creato il 22/07/2019 16:32 · ultima modifica 23/07/2019 17:20 · vista 366 volte · LAVORO · ITALIA


Il grande padronato e le forze politiche governative non hanno mai digerito questa conquista operaia e, in vari modi, la rimettono in discussione. Sono con tutta evidenza i lavoratori del Sud le principali vittime di questo sistema salariale discriminatorio e ingiusto. Nel mondo sindacale è evidente una totale sottovalutazione dei processi di restaurazione in atto: annullare il conflitto, attaccare i lavoratori, indebolirli e ridurli alla impotenza. Nonostante sia palpabile la lettura di dati e statistiche estive che denunciano la secca perdita del potere di acquisto, il crollo dei consumi, aumenti contrattuali di pochi euro al mese (non fa differenza che siano salari pubblici o privati), erosione dei redditi percepiti attraverso lo stato sociale (ormai servizi essenziali come istruzione, sanità e assistenza sono per lo più a carico delle famiglie ). E’ un’emergenza la ricostruzione di una cultura del lavoro che escluda il sistema delle deroghe ai contratti nazionali e il trasferimento della contrattazione di innumerevoli materie al secondo livello di contrattazione dove gli accordi si fanno spesso e volentieri al ribasso. Una emergenza che si affronta a partire dalla lotta contro l’autonomia differenziata sul lavoro, come su tutte le altre materie sulle quali Regioni e governo vogliono mano libera per ampliare le disuguaglianze.

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Così come scriveva Stig Dagerman[1] – nel guardare ai provvedimenti legislativi fino ad oggi prodotti e a ciò che ancora si appresta a fare il governo fascio/pentastellato – dovremmo abbandonarci allo sconforto “Perché il giorno è racchiuso tra due notti” e, contemporaneamente, alla falsa consolazione, perché “la notte è racchiusa tra due giorni”!

Quando, poi, si è costretti ad assistere a veri e propri “teatrini”, non resta che abbozzare un compassionevole sorriso.

In questo senso, l’ultima “chicca” è rappresentata dalle divergenze sorte nel corso del vertice – tra il giovane dilettante e lo zotico titolare degli Interni – con all’Odg il tema delle c.d. “Autonomie regionali”. In quella sede, il M5S ha accusato la Lega di voler riproporre salari differenziati su base regionale; cioè, retribuzioni parametrate al costo della vita tra le regioni, se non, addirittura, le province. Le c.d. “gabbie salariali” – o, piuttosto, “zone salariali”, come in origine denominate – furono introdotte nel nostro paese (dal 1° gennaio 1946) a seguito di un accordo, del dicembre 1945, tra la Confindustria e la Cgil unitaria (all’epoca, ancora non esistevano né Cisl né Uil). Inizialmente, entrarono in vigore solo al Nord; distinte in quattro zone e con una differenza, tra la prima e la quarta, pari a circa il 14 per cento. Nel 1954 l’accordo fu esteso a tutto il paese e, dalle precedenti quattro zone, si arrivò a stabilirne quattordici; con differenze salariali che sfioravano il 30 per cento. Nel 1961, grazie alle lotte dei lavoratori, il numero delle zone fu dimezzato e, contemporaneamente, ridotto anche il gap salariale tra la prima e l’ultima; con una differenza delle retribuzioni che, al massimo, sfiorava il 20 per cento. Negli anni delle grandi lotte operaie – con la grande crescita economica del paese e il vertiginoso aumento dei profitti padronali – diventò intollerabile la condizione di salari bassi e diversificati sul territorio nazionale. Nel dicembre 1968, quindi, fu l’Intersind (l’Associazione sindacale delle aziende a partecipazione statale) ad accettare – sia pure in modo graduale, entro il 1971 – l’eliminazione delle differenze retributive tra lavoratori di uguale livello, cui si applicavano gli stessi Ccnl, ma discriminati economicamente solo perché residenti in una regione (zona) piuttosto che in un’altra! Solo nel marzo del 1969, fu firmato lo storico Accordo Interconfederale che ratificò la totale abolizione delle gabbie salariali; seppure in un arco di tempo di poco più di tre anni.

L'ARTICOLO INTERO con le tabelle SU www.blog-lavoroesalute.org

Renato Fioretti

Esperto Diritti del lavoro

Collaboratore redazione del periodico cartaceo Lavoro e Salute www.lavoroesalute.org

22/7/2019




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