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Corteo 15 ottobre “INDIGNADOS” - ERRORE DI STRATEGIA o IMPOTENZA?
Di Filippo Corazza · creato il 17/10/2011 19:53 · vista 1079 volte · POLITICA · INTERNAZIONALE


Mi sento di intromettermi nella discussione sull'organizzazione della protesta del 15 ottobre poichè ero anch'io presente, come moltissimi liberi cittadini, a Roma sabato a questa manifestazione che poveva essere epocale. Epocale per i contenuti che si dovevano trattare (finanza, lavoro, nuovi programmi, governo, etica), epocale per l’occasione che ci veniva come un assist dal mondo e dai media, quella di dire la nostra versione dei fatti e affermare finalmente la verità dal basso. Con la fermezza di chi vive sulla propria pelle gli effetti di quel mostro chiamato profitto e della politica sua asservita, un occasione per denunciarne i meccanismi ingiusti e contorti del denaro l’arma del capitalismo e della privatizzazione selvaggia. Erano tutti lì gli obbiettivi e le telecamere del mondo, pronte ad osservare ad immortalare lì pronte ad ascoltare, come tutti noi 500 mila presenze. Ma abbiamo perso l’occasione di parlare, perchè? Già da subito, appena ho avvicinato il corteo verso le 13:30 una cosa mi è sembrata inquetante, constatare come in una manifestazione di questa portata fosse latente il rischio di focolai di sommossa. Infatti girandomi attorno ho potuto vedere che tante persone, giovani e meno giovani, decine di disperati e violenti, erano già lì abbardati e pronti per andare in "prima linea" contro quell'ordine costituito tanto odiato ed enfatizzato, impersonificato dalle figure dei poliziotti armati. Non entrerò nel merito della scelta operativa delle "forze dell’ordine" (dello Stato italiano), assolutamente discutibile, poco professionale e assai pericoloso per l'incolumità di tutti, loro compresi; potevano ad esempio prevedere e contenere i dissensi sul nascere ed evitare quelle aggregazioni che Noi tutti abbiamo visto e vissuto durante il corteo (vedi al Colosseo). Ma la cosa che mi ha spiazzato e amaramente deluso è stato proprio la scelta di organizzare prima di tutto “IL CORTEO”, Facendo così il gioco loro, mostrando il fianco scoperto a quanti volessero sabotare l’intero progetto, oscurare ed offuscare l'intenzione della gente, le motivazioni della protesta. Protesta pacifica che era frutto di posizioni comuni, maturate a seguito di amare prese di coscienza collettive, dopo anni di scandali politici, di notizie gossip, di rivelazioni dei pentiti un occasione di parlare invece di controinformazione, di leggi bavaglio, di altra politica, di mobilitazione, sulla base di un sano confronto di opinione e di discussione a tutto campo. Ma niente di tutto questo è accaduto. Una domanda dunque mi sorge spontanea: è stata una scelta voluta o una condizione obbligata quella di fare “IL CORTEO” prima degli interventi di piazza, prima di enunciarne ai media e ai presenti le motivazioni del NO DEBITO? Qualunque sia la risposta, mi delude il fatto che questa scelta operativa si sia rivelata un ingenuità colossale, un madornale errore di strategia che ha avuto delle fatali conseguenze per l’organo popolare, per l'immagine d'insieme. Ma come è stato possibile tutto questo, nonostante le innumerevoli esperienze precedenti? Abbiamo avuto per anni lezioni sul campo (partendo dai fatti di Genova di 10 anni fa) per capire che una manifestazione di questa portata, che marcia per le strade, che è incontrollata e incontrollabile è facilmente oggetto di infiltrazione da parte di gruppi di facinorosi e pericoli pubblici. Come è stato possibile permettere che la violenze interferissero l’ennesima volta sul processo di informazione delle coscienze? Ce lo chiediamo come doveva essere piazza San Giovanni sabato scorso? Questa è la cosa più triste che sia successa in tutto questo grande polverone sollevato sulla mobilitazione e la manifestazione del 15 ottobre a Roma, perché ci hanno privato della parola e peggio, abbiamo dato a chi voleva zittirci l'accesso alla regia ed alla scena. Troppo ovvio per esser considerata una minaccia? Io credo che saremmo in molti a volere una risposta seria a un errore così grossolano, a un fatto così prevedibile. Un'immagine, triste ed emblematica, rimarrà stampata negli occhi di quanti come me erano li a San Giovanni quel giorno, vedere in quella piazza, in quello che doveva essere il luogo della parola, una scritta "il fine non giustifica i mezzi" fare da sfondo muto, ad un teatro di violenza assurda e senza fine ne scopo. Invece dell'indignazione umana abbiamo visto le camionette della polizia impazzire correre tra la folla pacifica, rischiando di investire chi come me era li ad attendere una parola di solidarietà, un gesto fatto di contenuti e rivolto alle coscienze. Abbiamo visto persone tra la folla con le tasche piene di biglie e dadi pronti a lanciare. Avremmo voluto vedere e sentire altro sinceramente, anche dai media. Invece questo è stato l’ennesimo errore, l'ennesimo abuso di potere, l’ennesima occupazione della scena, del diritto pubblico, della parola, l'ennesima censura a un espressione che merita di essere libera dalle lobbi e dagli interessi politici dell' establishment. Non a caso dei tanti contenuti della protesta si continua a non parlare, dell'idea di stato, di proprietà pubblica di dovere civile verso il prossimo e il futuro dell'Europa e del Mondo. Resta il fatto che la guerriglia urbana è la forma più brutale e deprimente del collasso moderno, vedere sotto il palco allestito quella moltitudine di corpi, sommossa contro antisommossa, in uno schema volutamente pianificato per evitare che chiunque prendesse la parola mi fa pensare che la regola operativa e aggregativa per il futuro di un qualsiasi movimento rivoluzionario popolare debba essere un altra: "Meno cortei e Più contenuti, Meno cortei e Più microfoni accesi" dove dire alla gente guardandola in faccia, quello che vogliamo fare dell’Italia, che è il Nostro paese e la Nostra terra. MENO CORTEI E PIU' CONTENUTI, MENO CORTEI E PIU' MICROFONI ACCESI Filippo Corazza libero pensatore "alla strenua ricerca di una politica vera"

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